Prof accoltellata, stoccata di Crepet a ministero dell'Istruzione
Dopo il caso della prof accoltellata, arriva la stoccata di Crepet al ministero dell'Istruzione: le soluzioni dello psichiatra alla violenza giovanile
Paolo Crepet torna sul caso della prof accoltellata da uno studente di 13 anni nel bergamasco, un episodio che riaccende il dibattito sulla violenza giovanile e sulle responsabilità delle istituzioni. Nel suo intervento, lo psichiatra non risparmia una stoccata al ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), indicando quali siano, a suo avviso, le misure più efficaci per contrastare il fenomeno.
L’attacco di Paolo Crepet al ministero dell’Istruzione
Pur apprezzando il gesto del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha fatto visita in ospedale a Chiara Mocchi, l’insegnante accoltellata da un suo alunno alla scuola media di Trescore Balneario (Bergamo), Paolo Crepet ha criticato l’operato del MIM. E lo ha fatto in un’intervista al Corriere del Veneto, proponendo una riflessione sulle misure adottate dal Governo per contrastare la violenza giovanile, a partire dalla stretta sui coltelli prevista dal Decreto Sicurezza.
"Siamo seri. Ci sono tante cose da osservare in giro: penso all’esempio straordinario della Norvegia, questa è la via", ha detto Crepet, riferendosi al divieto di smartphone e smartwatch a scuola. "Cominciamo dai bambini, dandogli libri illustrati da leggere. Non ha senso agire all’ultimo secondo per prevenire i reati se non si fa nulla prima", ha aggiunto.
Da qui la sua stoccata al MIM: "Al ministero dell’Istruzione sono pagati per trasformare tutte queste tragedie in riforme, piuttosto che mandare i carabinieri a cercare tirapugni negli zainetti".
Oltre alla stretta sui coltelli, prevista dal decreto-legge 23/2026 attualmente in vigore ma ancora da convertire in legge, il ministro Valditara ha proposto l’installazione di metal detector all’ingresso delle scuole. Un’idea che è stata criticata anche dallo stesso Crepet.
Cosa si dovrebbe fare a scuola per contrastare la violenza per Crepet
Secondo lo psichiatra, bisognerebbe partire da una regolamentazione dell’uso degli smartphone (e dei social) da parte dei giovani. "Mi chiedo come mai non si possa aprire un ragionamento su uno strumento che in certe situazioni diventa estremamente pericoloso".
Crepet ha così citato la sentenza del New Mexico contro Meta, ritenuta responsabile dei danni alla salute mentale e al benessere dei minorenni e condannata a pagare 375 milioni di dollari di multa. E ha osservato che "nessun politico" ha commentato il verdetto: "Qui si mette la testa sotto la sabbia". Al contrario, secondo lui, questa sentenza rappresenta "una grande occasione per affrontare il tema" del divieto dei social.
"Ma se si toglie una cosa, in questo caso l’uso dei social, bisogna metterne un’altra – ha continuato lo psichiatra -. Innanzitutto bisogna intervenire nella scuola, valorizzando la professione degli insegnanti e garantendo l’autonomia scolastica".
Poi, per colmare quello che ha definito "un vuoto artistico da riempire", denunciando una mancanza di creatività nelle nuove generazioni, ha suggerito: "Via i social per i tredicenni e facciamo convenzioni con artisti", che vadano nelle scuole per "aprire il cervello di chi guarda e ascolta".
Accanto a questo, "prevediamo un’ora a settimana nella scuole medie in cui si parta dalla dama e si arrivi agli scacchi. Sarebbe un ottimo modo per aprire le teste e liberare il pensiero".
Infine, Crepet invita a riconoscere maggiori responsabilità ai giovani, richiamando il tema del diritto di voto a 16 anni: "Non possiamo pretendere che i giovani abbiano la capacità di elaborare il loro futuro se non gli diamo responsabilità".