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Ultimo giorno di scuola iStock

Prof Coluzzi racconta la "tristezza" dell'ultimo giorno di scuola

Il professor Daniele Coluzzi ha svelato che per lui l'ultimo giorno di scuola è sempre molto triste, soprattutto se deve salutare i ragazzi di quinta

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Daniele Coluzzi è un professore di lettere alle scuole superiori, che è molto attivo sui social con i suoi video di divulgazione culturale nei quali si occupa di storia, letteratura e mitologia. Quando l’ultima campanella dell’anno scolastico 2025/2026 è suonata, il professore ha voluto raccontare in una clip la "tristezza" che si prova nell’ultimo giorno di scuola. Una sensazione che è ancora più forte e dolorosa quando si deve salutare una classe che si appresta a sostenere la Maturità e a "lasciare per sempre" quell’istituto.

Perché prof Coluzzi è triste l’ultimo giorno di scuola

"La scuola è appena finita e voi non potete capire", così il professore di lettere in un liceo di Roma ha iniziato il suo video. Daniele Coluzzi ha sottolineato: "Se non siete docenti, non potete capire che tipo di emozioni porta con sé questa giornata".

Il prof ha svelato che oltre a "tanta gioia, allegria spensieratezza", per quello che lo riguarda c’è anche "parecchia tristezza. Una malinconia profonda, sottile, perché noi docenti veniamo esposti ogni anno alla stessa consapevolezza, cioè che esistono nella nostra vita dei cicli che iniziano e che finiscono".

Gli anni scolastici per i professori sono dei cicli: "Sono gli anni dei nostri studenti, studenti che magari abbiamo preso il primo anno, avevano 14 anni e adesso ne hanno 20, li salutiamo e li vediamo piangere mentre si allontanano". Ogni anno per prof Coluzzi è la stessa storia: "È tosta: io non mi abituo ancora a questa cosa qui".

Coluzzi spiega le relazioni speciali tra prof e studenti

Daniele Coluzzi non riesce ad abituarsi "al fatto che dall’anno prossimo quei ragazzi specifici non li vedrai più. Ne vedrai altri, certo, ci sono tutti gli altri, ma loro hanno finito un percorso". Ovviamente li rivedrà all’esame di Maturità, ma sarà diverso da quest’ultima campanella in poi.

"La mattina quando entrerò a scuola non ci saranno, con tutto il loro bagaglio di idee, domande, vissuto", ha sottolineato il docente di lettere, ricordando che il loro lavoro "checché se ne dica, anche se voi siete convinti che noi entriamo, timbriamo e usciamo, è un lavoro che si basa totalmente sulle relazioni".

Il rapporto che si instaura è particolare: non sono "relazioni di amicizia nemmeno di conoscenza" e "non sono relazioni di clientela, perché sono relazioni pure che non hanno a che fare con il dare e avere, con il commercio delle cose: è una delle poche relazioni rimaste salve da questo".

Coluzzi ha spiegato che si tratta di "una relazione educativa, che è un’altra cosa ancora. È una delle relazioni più potenti che si hanno nella propria vita". Si tratta di rapporti "che ci portiamo avanti per tutta la vita: anche in modo inconscio stanno lì. Il modo con cui abbiamo lavorato con quel docente, con cui ci siamo relazionati a quel docente rimane proprio come imprinting, come forma dentro di noi".

Gli auguri di prof Coluzzi ai maturandi

Il professore di lettere alle scuole superiori, sottolineando che queste relazioni sono uniche, ha anche specificato che sono dolorose per tutti: per i ragazzi e le ragazze, che i prof vedono "piangere mentre cantano Notte prima degli esami", la canzone di Antonello Venditti, che è diventato l’inno della Maturità, ma lo è anche per gli insegnanti.

Concludendo, prof Coluzzi ha voluto fare un augurio speciale e molto sentito a tutti i maturandi: "In bocca al lupo per il futuro, per la Maturità che arriva e buon viaggio a tutti voi".