Prof Coluzzi e i bambini: "Salviamoli dai telefoni". La proposta
Prof Coluzzi ha ricordato le estati passate a leggere libri per ragazzi quando era piccolo e ciò lo ha spinto a una riflessione sui giovani e la noia
Alle volte ritrovare oggetti del passato può dare origine a una riflessione come quella che il prof Coluzzi ha condiviso sui social spiegando perché i bambini devono essere "salvati dai telefoni". Il docente e influencer ha recuperato dei libri che leggeva da bambino e si è così ricordato alla "noia positiva" che lo portava a leggerli e che oggi, invece, porta a scrollare contenuti sul telefono.
Prof Coluzzi sulla "stanchezza dello scrollare"
"Ho aperto uno scatolone che era lì dal trasloco – ha raccontato prof Coluzzi in un video su Instagram – e ci ho trovato dentro dei libri bellissimi".
"È nata una riflessione che voglio condividervi, i libri in questione sono i "Piccoli brividi", ne avrò un centinaio. Sono narrativa di consumo, libri per ragazzini", ha spiegato e che infatti lui leggeva tantissimo da piccolo.
"Questi libri mi hanno fatto tornare in mente tutte quelle estati lunghissime, interminabili, in cui la lettura era sostanzialmente l’unico passatempo", ha aggiunto.
Coluzzi si è poi soffermato sul fatto che quei libri gli "hanno fatto venire in mente tutti quei pomeriggi di noia che però era una noia buona" che non ha nulla a che fare con "la stanchezza dello scrollare che probabilmente è qualcosa che invece conoscono bene le generazioni di oggi".
La "noia buona" dei libri
Il docente ha ripetuto che i libri per ragazzi che leggeva "sanno di quella noia che però fa nascere dentro di noi delle immagini, crea degli scenari" che fa seguire delle storie strutturate e che quindi è "buona" perché stimola l’immaginazione, il sogno.
Queste storie "non ci sono sui social", ha affermato Coluzzi, "c’è uno storytelling lungo, incessante, infinito di informazioni, una slegata dall’altra che non portano da nessuna parte e che stancano". Quella dei social è "una noia esistenziale", secondo il prof, che non ha nulla a che vedere con quella positiva dei libri.
La proposta di prof Coluzzi
La riflessione su come si superava la noia prima dei social ha portato prof Coluzzi ad affermare che bisogna salvare i giovani dai telefoni.
"Io sono stato uno dei primi a credere nei social anche come estensione della didattica, tentativo di avviare una riflessione sulla scuola e ci credo ancora in parte – ha chiarito il docente – però fondamentalmente nello strumento io non credo più".
Per prof Coluzzi i telefoni sono uno "strumento orribile che tira fuori il peggio di noi" e che sono finalizzati a "tenerci solamente incollati qui, davanti a uno schermo, come sto facendo anche io adesso con questo video". Dei contenuti di questo video, però, l’insegnante ipotizza che probabilmente non resterà nulla nei suoi follower perché tutte le narrazioni che avvengono sui social non restano impresse nella mente di chi le riceve.
Cosa diversa avviene invece con i libri che fanno sognare. Dai qui la proposta del prof è quella di stimolare i bambini e i ragazzi a leggere letteratura per la loro età perché "io le trame di questi libri (i Piccoli brividi che ritrovato, ndr) me le ricordo tutte, mi ricordo le emozioni".
"Il punto è che stiamo sottraendo la noia, la narrazione, il sogno, l’immaginazione ai ragazzi con questi maledetti telefoni. Cerchiamo di intervenire", ha concluso prof Coluzzi.