Prof Galiano ai colleghi: "A scuola parlate di Crans-Montana"
Il professor Galiano in un articolo ha invitato tutti i suoi colleghi a parlare con gli studenti e le studentesse di quanto accaduto a Crans-Montana
Il professor Enrico Galiano ha inviato un messaggio a tutti i suoi colleghi, con una preghiera ben precisa: il docente ha, infatti, chiesto a tutti gli insegnanti di fermarsi un attimo e parlare con studenti e studentesse di quanto successo a Crans-Montana, cittadina svizzera dove in un locale molti ragazzi e ragazze hanno perso la vita mentre festeggiavano Capodanno, per un incendio che non ha dato scampo a molti dei presenti. Ecco le parole accorate di prof Galiano a tutti i suoi colleghi.
Galiano invita i colleghi a parlare della tragedia Crans-Montana
Il professor Enrico Galiano ha scritto un articolo su Il Libraio nel quale ha invitato tutti i suoi colleghi a parlare in classe di quanto accaduto a Crans-Montana. Il 7 gennaio 2026 il ministero dell’Istruzione e del Merito ha invitato tutte le scuole ad osservare un minuto di silenzio per commemorare le vittime: potrebbe anche essere l’occasione per un dialogo con studenti e studentesse, coetanei in molti casi di chi ha perso la vita in quel locale.
“Per la ripresa della scuola, non fate scuola. Parlate di Crans-Montana“, così inizia il suo intervento, che continua con queste parole: “Mettete da parte la lezione su Cartagine, il programma che corre, l’ansia di ‘restare indietro’. Per un giorno, restare indietro è esattamente il posto giusto. Perché quello che è successo a Crans-Montana non è una notizia da archiviare, è una domanda aperta che entra in classe insieme ai ragazzi“.
“Parlatene perché le vittime avevano la loro età. La stessa voglia di stare insieme, la stessa sensazione di invincibilità che a quell’età sembra una legge di natura”, ha spiegato il professor Enrico Galiano nel suo intervento sui social. “Parlatene perché la scuola non è solo il luogo dove si imparano contenuti, ma dove si impara a leggere il mondo“, ha poi aggiunto il docente che insegna alle scuole medie, spiegando che “leggere al mondo significa anche fare i conti con la fragilità, con il caso, con il fatto che certe cose non succedono ‘solo agli altri’”.
Galiano ha invitato i colleghi a usare “questo tempo per parlare di razionalità e di rischio. Di limiti, personali e delle situazioni. Del valore delle regole, non come imposizioni arbitrarie, ma come strumenti che servono a proteggerci quando l’entusiasmo, il gruppo, l’adrenalina spingono a non fermarsi”. Ma anche per parlare del “bisogno di riprendere tutto. Di trasformare ogni momento in un contenuto. Di anteporre l’idea di raccontare qualcosa alla sicurezza propria e altrui. Non per demonizzare la tecnologia, ma per chiedersi insieme quando il gesto di filmare smette di essere neutro e diventa un rischio. Quando vale la pena abbassare il telefono e alzare la testa”.
Per il docente che insegna alle scuole medie, però, è fondamentale farlo non “per colpevolizzare i ragazzi. Fatelo esattamente per il motivo opposto. Perché anche noi, alla loro età, abbiamo corso rischi simili. Perché molti di noi ne sono usciti vivi per una combinazione di fortuna e incoscienza. E proprio per questo abbiamo il dovere di dirlo: non dall’alto, non con la morale pronta, ma con l’onestà di chi sa che certe tragedie potevano toccare anche a noi”.
L’insegnante friulano ha poi concluso così il suo intervento: “Fermate tutto e parlate di Crans-Montana. Potrebbe essere l’occasione per fare scuola nel senso più alto. E magari, un giorno, salvare qualche vita”.
Lo sfogo di prof Galiano sulla strage di Capodanno
In seguito all’incendio nella discoteca Le Constellation a Crans-Montana (Svizzera), nel quale hanno perso la vita tantissimi ragazzi e ragazzi, tra i quali anche sei italiani, prof Enrico Galiano sui social ha condiviso uno sfogo durissimo contro chi ha puntato il dito verso i giovani coinvolti nella vicenda.
“Ma io dico, come fate?”: questa è la domanda che più volte il docente ha ripetuto nel suo post. “Come fate a ergervi sempre a giudici di questo e di quello, a sapere sempre cosa è giusto e cosa è sbagliato”, ad esempio, ma anche “Come fate ad avere rimosso tutta quell’incoscienza, quella totale assenza di senso del pericolo, quella fame di vita che ti fa ignorare qualsiasi possibilità di morte Come fate? Come ci può stare, dentro di voi, tutto quel fiume di livore contro i più giovani, che cosa vi hanno fatto, che colpa possono mai avere”.
Poi, l’amara conclusione: “Come fate a non fare silenzio, ora che silenzio è l’unica cosa che si può fare? Come fate a non declinarlo almeno in parola di conforto, ora che lo sconforto ha tolto tutte le parole? Me lo dite, come fate?”.
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