Prof Galiano e l'epica, perché l'Iliade "ci parla ancora oggi"
Il professore Enrico Galiano, in un video sui social, ha spiegato perché è importante studiare l'epica e quanto i racconti del passato siano attuali
L’epica è un genere letterario in versi, ampio e articolato, che racconta le imprese eccezionali di eroi. Le storie epiche sono strutturate secondo lo schema metrico-ritmico dell’esametro e, solitamente, narrano le gesta di guerrieri dotati di forza straordinaria e di coraggio che basavano il loro comportamento sull’onore. Due delle opere più note del genere epico sono i capolavori di Omero, l’Iliade e l’Odissea. Prof Galiano, in un video sui social, ha spiegato perché è importante studiarli e quanto siano attuali ancora oggi.
Perché studiare l’epica secondo Galiano
Nel video pubblicato sui suoi profili social, Enrico Galiano ha premesso, nella didascalia, che "quando ci chiediamo a cosa serve studiare l’epica, dovremmo ricordarci che in quei testi scritti più di due millenni fa sono nascoste moltissime mappe per capire il nostro presente e, in fondo, noi stessi".
I personaggi narrati dagli aedi nella Grecia Antica non sono infatti così distanti da noi e rappresentano tutte le caratteristiche degli esseri umani. Sono persone, prima che eroi, che si lasciano condizionare dalle emozioni e dalle proprie passioni come l’amore, la rabbia e soprattutto l’orgoglio.
"In questo video vediamo un piccolo dettaglio nascosto nel proemio dell’Iliade che ci parla ancora oggi. Soprattutto oggi", ha scritto prof Galiano nella didascalia del post.
Il dettaglio nascosto dell’Iliade
Nel video Galiano ha iniziato affermando che "cose scritte secoli fa che sembrano scritte stamattina". Poi ha fatto il verso di alcuni studenti che potrebbero commentare: "ma a cosa serve studiare l’epica e i miti greci? Mica parlano di noi?".
Per rispondere a chi si chiede perché studiare l’epica, il docente e scrittore è partito ricordando l’incipit dell’Iliade.
"Cantami, o diva, del Pelide Achille, l’ira funesta, che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco generose travolse alme d’eroi, e di cani e d’augelli orrido pasto lor salme abbandonò".
In questa frase, Galiano ha sottolineato che è nascosto un dettaglio, "che se lo noti, poi non puoi più fare a meno di notarlo".
Il particolare in questione è che il soggetto di tutto l’inizio dell’Iliade non è Achille. "Non è lui che infiniti addusse lutti agli Achei, ma è la sua ira", ha detto l’insegnante.
"Il soggetto che compie l’azione è la sua ira", ha continuato. Achille viene sempre presentato come il più forte, il più veloce, il più temuto, ma il docente ha evidenziato che è solo la superficie.
"Achille è uno che sente tutto troppo. L’orgoglio, l’amicizia, il dolore. In lui non esistono mezze misure. Agamennone gli ha portato via la sua schiava preferita e lui da fuori di testa perché non gli sta portando via solo la sua schiava, gli sta portando via la sua identità", sono le parole di Galiano per descrivere l’eroe dell’Iliade.
Il professore ha riportato l’attenzione sulla società narrata nel poema epico "in cui l’onore è un fondamento sociale". Proprio per questo motivo, la fragilità di Achille non è il famoso tallone ma il suo orgoglio ferito che, quando Patroclo muore, fa perdere ad Achille ogni freno.
"Allora la rabbia diventa totalizzante" e l’eroe invincibile diventa anche disumano. "Trascina il corpo di Ettore, umilia il nemico" e Galiano ha spiegato che Achille non riesce a fermarsi perché al comando c’è la sua ira.
Perché l’Iliade ci parla ancora oggi
Il docente ha quindi concluso che le pagine dell’Iliade sembrano scritte oggi "perché stiamo di nuovo scivolando lì".
"Stiamo mettendo l’emotività al comando, stiamo facendo diventare di nuovo l’ira il soggetto della frase", è l’opinione di Galiano che conferma che le emozioni sono importanti "ma sentire tantissimo non rende automaticamente mogliori".
Da qui, l’insegnamento che se non si impara a "governare le emozioni, le emozioni governano te".