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Prof Galiano e le lettere: perché "Cicerone si sbagliava” ANSA

Prof Galiano e le lettere: perché "Cicerone si sbagliava”

Prof Galiano ha parlato della bellezza dello scrivere lettere, pratica che dovrebbe tornare a essere diffusa per riuscire a "farci sentire davvero"

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Prima che si diffondesse la tecnologia, le lettere erano un importantissimo mezzo di comunicazione. La missiva poteva essere di natura economica, professionale, ma molto spesso anche romantica o amicale. Le relazioni affettive erano raccontate dalle parole scritte che le persone si scambiavano. Oggi, con i servizi di messaggistica e le email, ciò che prima veniva comunicato con le lettere si è trasformato in chat e messaggi, anche vocali. Secondo il docente e scrittore Enrico Galiano, però, c’è un motivo per cui dovremmo tornare a scrivere delle lettere.

L’errore di Cicerone sulle lettere

In un video pubblicato sui social, prof Galiano ricorda come Cicerone diceva “che una lettera non arrossisce”. Il docente si è quindi chiesto: “forse è per questo che oggi, ci scriviamo così tanto, ma paliamo così poco”.

“Evitiamo gli sguardi, ci affidiamo agli schermi, un messaggio infatti si cancella, però una parola detta male no”, ha evidenziato il docente.

Secondo Galiano forse per paura o per fretta, oggi si evita di parlare. Riguardo però alle lettere, per il prof Cicerone si sbagliava su una cosa: “Le lettere possono arrossire. Uno scrittore di nome Benson diceva che una lettera fatta bene, ti fa sentire la voce di chi l’ha scritta”.

“Oggi, anche con i vocali – è la riflessione di Galiano – abbiamo un po’ smesso di farci sentire davvero, abbiamo smesso di arrossire. E allora perché non ricominciare con la carta, con la penna, ma soprattutto con la lentezza”.

Secondo il prof, “in un mondo che corre, scrivere una lettera è diventato quasi rivoluzionario. La carta dà carne alle parole e una lettera non è mai solo inchiostro, è una mano tesa, è una voce che non ha paura di restare e che senza fretta ti sussurerà: io ho tempo per te”.

Perché Galiano fa scrivere un tema al giorno alla figlia

Galiano ha spesso parlato del potere delle parole scritte. Qualche tempo fa aveva espresso la decisione di voler far scrivere quasi un tema al giorno alla figlia.

La scelta era stata criticata da molti, portando il docente a dover spiegare le motivazioni della sua posizione.

“Scrivere, esprimere i propri pensieri e dar loro una forma, è accorgersi che un’idea diventa più chiara quando la vedi lì, davanti a te”, aveva scritto Galiano in un post.

“Scrivere può essere una cosa che ti salva la vita. Pensateci bene: è questo che fa Winston in 1984 di Orwell, quando compie il primo atto rivoluzionario. Compra un quaderno, un pennino, e si mette a scrivere. Scrivere è un atto di libertà”, è l’opinione del prof.

La poesia suggerita da Galiano

Enrico Galiano è anche un grande amante della poesia e ai suoi follower ne ha proposta una che, secondo lui, tutti gli studenti dovrebbero conoscere.

Si tratta di una poesia di Mohja Kahf, scrittrice arabo-americana, nata in Siria da una famiglia di dissidenti politici. Il componimento spiega l’importanza di questo genere letterario.

La poesia, come le lettere, evoca emozioni e rappresenta la realtà. Può essere una chiave per “aprire porte. Per uscire da una stanza troppo chiusa, ed entrare dentro di te”.