Prof Galiano lancia la scuola per genitori "quasi obbligatoria"
Il professore Enrico Galiano, di fronte alla multa per le famiglie che non vanno ai colloqui, è d'accordo e ha proposto una scuola per i genitori
Dopo la decisione di introdurre delle sanzioni economiche per quelle famiglie che non si presentano ai colloqui con i professori dei figli e non collaborano con le istituzioni scolastiche, il mondo della scuola si è diviso in due. Da una parte ci sono gli scettici, che non trovano in questa punizione la soluzione al problema. Dall’altra parte, invece, ci sono i favorevoli, come il professor Enrico Galiano che ha lanciato una proposta: una scuola "quasi obbligatoria" per tutti i genitori.
Il caso della multa alle famiglie che non vanno ai colloqui scolastici
La provincia autonoma di Bolzano ha deciso di introdurre una multa, che va da 50 a 150 euro, per sanzionare quelle famiglie che sono solite non presentarsi ai colloqui con i docenti dei loro figli e non collaborano con la scuola. I cosiddetti "genitori fantasma" potrebbero dover pagare un’ammenda la scelta di non comunicare con le istituzioni scolastiche.
La decisione è stata presa in seguito alla constatazione che mamme e papà sono sempre meno presenti nella vita scolastica dei figli. Per questo motivo la Provincia ha deciso di introdurre delle sanzioni economiche per i genitori della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di formazione, se non si collabora con gli istituti dove bambini e ragazzi sono iscritti.
La novità fa parte della legge provinciale n. 6 del 23 giugno 2026: l’articolo 7 è andato a modificare una norma del 2008, per rafforzare gli obblighi dei genitori, perché la loro responsabilità educativa non si limita ad iscrivere i figli a scuola e garantire che vadano in classe.
Perché per Galiano la multa è "una sveglia per i distratti"
La Repubblica ha riportato le parole di chi è favorevole alla strada intrapresa dalla Provincia di Bolzano, come ad esempio prof Enrico Galiano. Il docente di italiano, storia e geografia ha sottolineato che si tratta di "un esempio di civiltà superiore, perché effettivamente, nella mia esperienza, gli studenti con più difficoltà sono quelli con i genitori invisibili ai colloqui. Mentre i più preparati sono quelli con famiglie iper-presenti a cui non sai più cosa dire".
Per il professore di Pordenone la multa rappresenta "una sveglia" verso le famiglie che non seguono il percorso scolastico dei figli, lasciando gli insegnanti in difficoltà. In merito a quanti "genitori fantasma" esistono a scuola, Galiano ha spiegato: "Sarebbe bello poter ragionare così, per categorie. In una stessa classe c’è di tutto: lo studente con il genitore sempre presente e quello con il genitore distratto" e, secondo lui, sono "entrambi a modo loro deleteri".
Secondo Galiano a mancare "è proprio un’educazione a esser genitori". Per il professore "servirebbero dei corsi per genitori che vadano oltre le esperienze già intraprese da Alberto Pellai o Daniela Lucangeli. Ci vorrebbero delle scuole quasi obbligatorie. Sbagliare in questo ruolo è facilissimo. E lo dico da padre".
Chi non è d’accordo con la multa per i "genitori fantasma"
C’è anche, però, chi è scettico di fronte alla scelta di multare i genitori assenti. La Consulta provinciale dei genitori delle scuole in lingua italiana ha ritenuto giusto il principio della multa, ma la sanzione "non può essere strumento di collaborazione ma esclusivamente metodo punitivo". In questo modo si rischia di penalizzare quelle famiglie che hanno già difficoltà a inserirsi, soggetti che, invece, "andrebbero accompagnati e coinvolti in un percorso scolastico condiviso". La scuola, infatti, secondo la Consulta "dovrebbe avere il compito di formare, non di punire o reprimere".
Giovanni Cogliandro, dirigente scolastico del liceo Righi di Roma, ha sottolineato: "Apprezzo il tentativo di coinvolgere di più, ma è una misura paternalistica dello Stato verso padri e madri. Un paradosso". Inoltre, la norma dovrebbe "essere applicata con un principio progressivo dal punto di vista economico, a seconda della famiglia che si ha davanti".
Valentina Petri, professoressa di italiano presso l’Istituto professionale Lombardi di Vercelli, ha invece riflettuto sul fatto che "difficilmente chi non partecipa per mero disinteresse a riunioni e colloqui vedrà una multa come un grande deterrente e correrà a pagarla: anche lì sarà una grande rincorsa al bollettino". Chi non lo può fare per altri problemi, invece, "potrebbe sentirsi ancor più infastidito". La scrittrice capisce "che si voglia arrivare a una tipologia specifica di famiglia, ma non riesco a immaginare queste persone pagare con solerzia la multa e poi cambiare atteggiamento diventando attente e sollecite. Gli adulti, esattamente come i ragazzi, andrebbero educati, ma spesso imporre una sanzione è più breve mentre la costruzione di un percorso è cosa molto più lunga che coinvolge la comunità tutta".