Prof Galiano: "Portiamo in classe le canzoni di Sanremo"
"Portiamo in classe le canzoni di Sanremo": il prof e scrittore Enrico Galiano lancia l'appello e fa l'analisi del testo di alcuni brani del Festival
"Portiamo le canzoni di Sanremo a scuola". È questo l’appello lanciato sui social dal prof e scrittore Enrico Galiano che, da insegnante di italiano, ha deciso di analizzare i testi di alcuni brani in gara al Festival di Sanremo 2026.
Prof Galiano fa l’analisi delle canzoni del Festival di Sanremo 2026
Anche per l’edizione 2026, Enrico Galiano ha scelto di concentrarsi sui testi di alcune canzoni presentate sul palco dell’Ariston. Il noto prof, che insegna italiano in una scuola media in provincia di Pordenone, è partito con l’analisi del testo di Stella stellina, il brano di Ermal Meta.
Galiano ha spiegato che la struttura della canzone richiama una "ninna nanna spezzata", costruita con rime semplici e caratterizzata da un ritmo nenia. "La reduplicazione ‘stella stellina’ appartiene al linguaggio infantile – ha osservato -. Il suffisso vezzeggiativo, quella ‘-ina’ finale, è una carezza grammaticale. È la lingua che usiamo quando vogliamo rendere il mondo meno spigoloso. E invece qui quella lingua introduce la cosa più spigolosa di tutte: una bambina che non c’è più". Il resto del brano, "nella sua struggente dolcezza, è dolore puro", ha aggiunto.
Il professore ha anche analizzato En e Xanax di Samuele Bersani, interpretata da Enrico Nigiotti e Alfa nella serata delle cover. Il testo è "uno di quelli che proprio andrebbero studiati a scuola", ha commentato Galiano soffermandosi sulla figura retorica della personificazione presente fin dal titolo. Quest’ultimo, inoltre, contiene anche un’allitterazione, che "provoca nel tuo cervello un collegamento di suono che te la fa ricordare meglio". La parola chiave per comprendere l’opera di Bersani, ha spiegato, è isotopia, ovvero "quando ritorni insistentemente su un tipo di campo semantico".
Infine, Enrico Galiano ha esaminato Che fastidio di Ditonellapiaga, scritta dalla stessa Margherita Carducci, Alessandro Casagni, Edoardo Ruzzi e Edoardo Castorni.
La lezione di Galiano su Che fastidio di Ditonellapiaga
Che fastidio di Ditonellapiaga, ha spiegato Galiano, "si fonda interamente sulla figura retorica della accumulazione", che "è una delle più semplici e più efficaci". Consiste nel "mettere in fila tante parole o immagini simili, una dopo l’altra, per dare più forza a quello che stai dicendo".
La peculiarità "più preziosa dell’accumulazione", ha specificato il docente, è che "è fatta apposta per essere continuata", e dunque per creare una specie di elenco.
L’insegnante ha citato anche altri esempi celebri di canzoni basate sull’accumulazione: Nuntereggae più di Rino Gaetano e Dedicato di Loredana Bertè. In poesia, ha ricordato, l’accumulazione si ritrova ne I giusti, poema del 1981 di Jorge Luis Borges, e in Se, componimento di Rudyard Kipling scritto alla fine dell’Ottocento e pubblicato nel 1910.
Galiano ha poi illustrato il significato del brano di Ditonellapiaga: "Ma cos’è che dà fastidio agli autori della canzone? Riusciamo insomma a riconoscere di pattern, dei denominatori comuni?". Da qui il suo elenco: "Uno, tutto ciò che è posa sociale. Due, l’omologazione. Tre, il capitalismo che entra nelle vite. In sintesi: le maschere, le copie, le finzioni sociali, le liturgie dell’apparire, la mercificazione del quotidiano. Non il mondo in sé – ha precisato il prof – ma il mondo quando diventa plastica".