Prof Galiano spiega il mito di Pigmalione e le sue "tre verità"
Spiegando il mito di Pigmalione, prof Galiano svela le "tre verità" sull'educazione nascoste dietro alla storia raccontata da Ovidio nelle Metamorfosi
Enrico Galiano torna a parlare di educazione partendo da un racconto antico: il mito di Pigmalione. Lo scrittore e insegnante utilizza questa storia narrata da Ovidio per spiegare le "tre verità" che, secondo lui, ogni educatore dovrebbe tenere a mente. Il mito diventa così una lente attraverso cui osservare il rapporto tra adulti e ragazzi. E soprattutto diventa un modo per ricordare che "educare è un’arte", come dice prof Galiano.
Di cosa parla il mito di Pigmalione
Enrico Galiano ha condiviso sui suoi profili social un video in cui spiega il mito di Pigmalione, raccontato da Ovidio nelle Metamorfosi. La storia è ambientata a Cipro, l’isola sacra ad Afrodite, dea greca della bellezza.
Pigmalione è uno scultore. Un giorno prende un blocco d’avorio e inizia a lavorarlo. Toglie, scava, leviga: colpo dopo colpo, da quella materia inerte emerge una figura femminile così perfetta da sembrare viva. E proprio per questo Pigmalione finisce per innamorarsene.
"Solo che Pigmalione esagera – dice Galiano – e comincia a trattarla come se fosse viva davvero. Le parla, la accarezza, le porta conchiglie, fiori, vestiti. E più la guarda più se ne innamora", convincendosi che quella scultura sia la donna ideale.
Durante la festa di Afrodite, Pigmalione si reca al tempio della dea e la prega: "Dammi una donna uguale alla statua". In realtà, spiega Galiano, lui vuole proprio quella statua. Vuole che prenda vita. E Afrodite lo accontenta: trasforma la scultura in una donna in carne e ossa, che poi Pigmalione sposerà.
Ovidio, in questo racconto, inserisce una frase che Galiano definisce "meravigliosa": ars adeo latet arte sua. "Vuol dire che l’arte è talmente perfetta da nascondere se stessa", precisa il docente.
Cosa insegna il mito di Pigmalione sull’educazione per Galiano
"Anche educare è un’arte, e questo mito ci dice tre cose fondamentali proprio sull’educazione", svela prof Galiano.
Uno: l’educatore non crea ma rivela. "Pigmalione è uno sculture, non aggiunge quindi vita alla materia, la scopre. Cioè, la statua in qualche modo era già lì, solo che nessuno prima riusciva a vederla". Allo stesso modo, "educare non vuol dire prendere un ragazzo e buttare dentro roba, ma tirare fuori quel qualcosa che c’era già". Significa "vedere la ghianda dentro la quercia, come diceva Platone".
Due: per far emergere un ragazzo bisogna togliere. "Che cosa devi togliere? – chiede Galiano – La paura, le etichette, i ‘tanto non ce la faccio‘". Per l’insegnante, educare non significa "creare qualcuno dal nulla, riempirlo di nozioni e insegnamenti", ma aiutare quel qualcuno a "liberarsi dal marmo che gli è cresciuto addosso".
Tre: una volta liberato il giovane, è l’educatore che deve togliersi. "Una volta che hai liberato quel ragazzo o quella ragazza dal marmo, mai dimenticarsi che la statua nel mito diventa viva. Sei riuscito a togliere? Ora devi riuscire a toglier-ti", ha evidenziato il prof. Dunque "devi accettare che quella vita non ti appartiene, senza cercare narcisisticamente di vederlo come una tua opera. Anzi, se non si vede la tua mano, vuol dire che hai fatto un buon lavoro", ha concluso Enrico Galiano.