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Prof Maggi e divieto smartphone: "C'è una grande contraddizione"

Secondo il prof Andrea Maggi, nell'introduzione del divieto dell'uso degli smartphone a scuola "c'è una grande contraddizione": di cosa si tratta

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Il nuovo anno scolastico si è aperto con numerose novità, tra cui il divieto degli smartphone a scuola che è stato esteso anche alle superiori. Secondo Andrea Maggi, prof volto noto della tv, proibire l’uso dei cellulari durante l’orario scolastico è una “grande contraddizione“.

La “grande contraddizione” del divieto degli smartphone a scuola per Maggi

“La grande contraddizione a cui assistiamo quest’anno scolastico è la gigantesca dicotomia tecnologica tra il divieto pressoché assoluto per gli studenti di utilizzare lo smartphone a scuola, per contro a un’imponente invasione pacifica di strumenti tecnologici che stanno riempiendo sempre più le nostre aule”. Lo ha scritto, in una riflessione pubblicata su Il Gazzettino.it, il prof Andrea Maggi.

Lavagne interattive, tablet, computer, visori 3D: nel suo intervento, l’insegnante ha evidenziato che la scuola si sta riempiendo di dispositivi all’avanguardia. Condizione che a suo avviso ha a che fare con la “nostra affannosa rincorsa del progresso“, che “trasforma le scuole in edifici kitsch e grotteschi, come carrozze trainate dai cavalli e dotate di navigatori satellitari”.

Da qui la sua osservazione: “In qualche modo, fatto salvo lo smartphone, che abbiamo capito essere lo strumento del demonio, il mezzo, o meglio, il medium, sta diventando più importante del fine stesso”.

Citando Victor Hugo, Maggi ha ricordato che “quel che guida a trascinare il mondo non sono le locomotive, ma le idee”. E proprio le idee, secondo lui, sembrano oggi messe in secondo piano rispetto agli strumenti.

Prima di entusiasmarci troppo per l’intelligenza artificiale, insegniamo ai nostri studenti a usare la loro, di intelligenza – ha commentato -. Il progresso in sé non è in grado di fare alcuna differenza. Non importa se le aule non hanno più la lavagna di ardesia ma hanno quella elettronica, se poi ai nostri studenti non insegniamo più la forza delle idee”.

Cos’ha detto prof Maggi sul latino alle medie

Un altro tema affrontato da Maggi nel suo articolo riguarda l’introduzione del latino come materia “curriculare, seppure opzionale” alle scuole medie, prevista dalle nuove Indicazioni nazionali promosse dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.

“‘Curricolare’ – ha spiegato il prof – significa che la disciplina ‘latino’ rientrerà tra quelle che prevederanno una valutazione in pagella, ma ‘opzionale’ significa che le famiglie potranno scegliere se farla studiare o meno ai loro figli”.

Secondo il docente, conciliare questi due termini “è un po’ come pretendere di diluire l’olio nell’acqua”. Le soluzioni ipotizzate dal prof per l’insegnamento del latino sono due. La prima prevede di trattare il latino come l’ora di religione, con studenti divisi tra chi la frequenta e chi no. “Ma chi non fa latino, essendo materia curricolare, cos’altro fa di curricolare? E con chi? – ha chiesto Maggi – Il personale della scuola è quello che è, e non può sdoppiarsi”. La seconda ipotesi è quella di creare classi con latino e classi senza latino, “ma così facendo si creeranno automaticamente classi di élite e classi ghetto“, ha commentato.

A questo Maggi ha aggiunto anche una questione pratica: “Chi insegnerà latino alle medie? Ricordo che non tutti i docenti di lettere della scuola dell’obbligo sono per forza abilitati all’insegnamento del latino; molti di loro non l’hanno mai neppure studiato da studenti. Comunque, queste sono questioni per il prossimo anno”, ha concluso.

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