Prof Maggi: "Il futuro della scuola passa da queste tre sfide”
Il professor Andrea Maggi ha elencato tre priorità che dovrebbero essere prese in considerazione sul futuro della scuola
Il professore Andrea Maggi è tra i più attenti all’evoluzione del mondo della scuola e al rinnovamento necessario per adeguarsi a una società in costante cambiamento, anche a causa delle nuove tecnologie. Secondo l’insegnante, nel futuro del settore della formazione scolastica ci sono tre sfide da affrontare.
Le tre sfide per la scuola secondo il prof Maggi
Prof Maggi, in un articolo, ha spiegato che "ci sono momenti storici in cui il mondo della scuola ha bisogno di un cambiamento" e quello attuale è proprio il periodo giusto per attuare una trasformazione.
Secondo l’insegnante e personaggio televisivo, le sfide del settore scolastico sono sempre più ardue e quasi impossibili, anche visto il contesto storico e geopolitico contemporaneo, ma ciò non significa che non debbano essere affrontate.
In particolare, il docente ha indicato tre prove urgenti da superare, ovvero la sfida della bellezza, quella dell’intelligenza "e la terza, urgentissima, è quella della parità".
La sfida alla bellezza
Maggi ha ricordato che i ricercatori del Science Museum Group, il più importante gruppo di musei della scienza e dell’innovazione al mondo, hanno analizzato più di settemila fotografie di beni di uso quotidiano, giungendo alla conclusione che gli oggetti moderni sono diventati più grigi e più squadrati.
Le leggi del mercato hanno portato alla diffusione di un design neutro, più facile da produrre, da vendere, da rivendere e da portare su larga scala.
L’omologazione dei nostri oggetti, le città sempre più grigie avrebbero portato a una conseguente perdita della curiosità rendendo le persone monotone e più controllabili.
In questo senso andrebbe la sfida alla bellezza, ovvero a recuperare il bello. Secondo Maggi, "lo sviluppo urbanistico di oggi va verso la praticità, non verso la bellezza e l’effetto è che le città, in genere, imbruttiscono. E la bruttezza genera bruttezza. Le nostre scuole sono brutte. Se nascono e vivono nel bruttume, i giovani finiscono per considerare la bruttezza la normalità e si conformano a essa senza nemmeno rendersene conto".
Gli episodi di violenza giovanile, che sembrano ormai far parte della nostra quotidianità, sarebbero una diretta conseguenza dell’assuefazione giovanile al brutto. Da qui la necessità, nelle scuole, di una riprogrammazione dell’estetica e dell’etica del bello.
La sfida all’intelligenza e alla parità di genere
La seconda sfida da affrontare è invece quella dell’intelligenza. "In un’epoca sempre più condizionata dall’intelligenza artificiale, la scuola ha il dovere morale di imporsi come il presidio per eccellenza dell’intelligenza umana", ha scritto il prof.
Maggi ha segnalato che "l’intelligenza artificiale sta trasformando radicalmente i processi organizzativi. Parlare dell’IA soltanto come di una tecnologia integrativa è a dir poco riduttivo. L’impatto dell’IA nelle nostre vite impone una riorganizzazione delle abitudini fin qui consolidate ed è quantomai urgente che in breve la scuola italiana si doti di strumenti utili a rendere i giovani parte integrante di questa innovazione".
Secondo il docente è fondamentale evitare di subire il cambiamento in corso e permettere ai giovani di entrare come protagonisti nel cambiamento. "Solo così il mondo del lavoro in Italia potrà beneficiare delle loro competenze e le menti migliori non emigreranno", si legge nell’articolo del prof.
La terza sfida e probabilmente la più importante è sulla parità di genere. Andrea Maggi ritiene che "una rivoluzione culturale è possibile, ed è imprescindibile, ma ancora il percorso è segnato da una tristissima scia di violenza su donne giovani e meno giovani".
Attualmente sono ancora elevati i numeri delle aggressioni, poche le denunce e troppe le violenze di tipo omotransfobico. In questo momento, quindi, prof Maggi ritiene che la scuola abbia "il dovere di far alzare la testa a tutte le vittime delle discriminazioni di genere, giovani e non che ancora subiscono i soprusi fisici e psicologici dovuti a un retaggio colpevolmente retrogrado e oggi del tutto inaccettabile. La scuola sia sempre più fucina del libero pensiero. Perché dalla scuola può rinascere un mondo di pace e di mutua prosperità".