Prof Maggi sbotta: "Popolo di infelici", la lezione su Svevo
"Il nostro è ufficialmente un popolo di infelici": l'amara riflessione del prof Andrea Maggi e la sua lezione su 'La coscienza di Zeno' di Italo Svevo
“Altro che popolo di santi, poeti e navigatori”. Secondo il prof Andrea Maggi, siamo diventati un vero “popolo di infelici”. In un’analisi che intreccia attualità e letteratura, l’insegnante del ‘Collegio’ richiama la lezione impartita dallo scrittore Italo Svevo attraverso la sua opera ‘La coscienza di Zeno’.
Perché siamo un “popolo di infelici” per prof Maggi
Nella sua riflessione pubblicata su Il Gazzettino.it, Andrea Maggi parte dai dati del Bonus psicologo, i cui fondi sono andati esauriti in poche ore dopo l’apertura del click day lo scorso 15 settembre. Secondo il prof, questo “ci dice che a moltissimi le cose non stanno girando bene”, e dunque che “il nostro è ufficialmente un popolo di infelici“. E ciò, ha aggiunto, accade anche se “le nostre condizioni di vita in molte parti del mondo, dove si soffre veramente per la fame e per le bombe, sono considerate invidiabili”.
Maggi ha proseguito: “In fondo, per molti di noi, che mangiano almeno tre volte al giorno, il problema più grosso è quando internet non prende per il maltempo. Dunque, è per un puro paradosso che, se siamo così turbati, significa che c’è un problema di cui dobbiamo discutere”.
Per il professore, la radice del disagio è di tipo culturale e sociale. A suo avviso, abbiamo sostituito i sogni con le apparenze e le ideologie con l’ossessione per il denaro. “Siamo una generazione triste che pensa solo ai soldi”, ha scritto.
E non è solo una questione economica: Maggi parla di un culto del denaro come unico valore, come unica misura del successo: “La nostra infelicità deriva dal fatto che abbiamo fatto del vil denaro il nostro unico dio, ma viviamo in una società dove i soldi non ci bastano mai, né per fare la spesa né per pagare le bollette”.
Il professore osserva che nel passato l’insoddisfazione trovava sfogo in progetti collettivi, religiosi o politici. Oggi, con la fine delle ideologie, “la rabbia sociale si è tramutata in sfiducia, in diffidenza e in rassegnazione“. E così, “speriamo che lo psicologo ci aiuti a risolvere le nostre turbe, ma senza farci fare troppa fatica. Altrimenti preferiremo rimanere chiusi nella nostra comfort zone di grigia mediocrità”, ha concluso Maggi.
Quale lezione ci ha dato Italo Svevo (per Andrea Maggi)
Per comprendere meglio questa condizione, Maggi invita a rileggere ‘La coscienza di Zeno‘ di Italo Svevo, da lui definito “il grande capolavoro della letteratura italiana”. Il protagonista del romanzo, Zeno Cosini, è un uomo benestante ma profondamente insoddisfatto. Dipendente dal fumo, incapace di cambiare, Zeno si rifugia nella scrittura di un diario su consiglio del suo analista. Da quelle pagine emerge il ritratto di un uomo “con una vita non brillante, che da un lato vive un costante senso di insoddisfazione e di inadeguatezza, mentre dall’altro non fa niente per uscire dalla sua prigione di mediocrità – ha spiegato il professore -. Non ne esce perché, un uomo privo di qualità come è Zeno, non avrebbe alcuna possibilità di successo, se tentasse di cambiare vita”.
Zeno, ha proseguito il docente, “è figlio di un’epoca in cui il progresso tecnologico sta compiendo passi da gigante e si appresta a cambiare il mondo velocemente anche a scapito di questioni etiche e civili”. A riprova di ciò, Maggi ricorda che lo scoppio dell'”orrore indicibile” della Prima guerra mondiale per Zeno diventa “un’occasione per recuperare una grossa somma di denaro perduta dal cognato”.
Secondo Andrea Maggi, Zeno è il nostro specchio: “Il problema di fondo di Zeno è lo stesso che abbiamo noi oggi: anche noi, se avessimo un milione di dollari, ce ne fregheremmo altamente del Bonus psicologo”.