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Prof Christian Raimo ANSA

Prof Raimo contro nuova Maturità ed educazione civica: lo sfogo

Prof Christian Raimo si sfoga sui social contro la scelta delle materie all'orale dell'esame di Maturità e sull'introduzione dell'educazione civica

Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

Dal 2026 l’esame di Maturità cambia volto e, come sappiamo, anche l’orale ha nuove regole che non hanno mancato di far sorgere dubbi e discussioni. Tra chi non è convinto della nuova impostazione data alla prova c’è prof Christian Raimo, docente di Storia e Filosofia al Liceo Scientifico Archimede di Roma, che ha affidato ai social uno sfogo che collega l’orale con l’educazione civica, anch’essa oggetto di cambiamento nella "nuova Maturità".

Lo sfogo di prof Christian Raimo sull’orale della Maturità 2026

"Ai miei studenti all’esame di Maturità non sarà chiesto nulla di quello che sto insegnando in questi mesi, Marx, Freud, la filosofia della scienza, Hannah Arendt, e invece gli verrà chiesto di parlare di una materia senza senso come l’educazione civica": è il contenuto del post pubblicato da prof Raimo sulla sua pagina Facebook, che ha ottenuto decine di commenti tra chi è d’accordo e chi invece critica la posizione del docente. Tra questi ultimi c’è chi sostiene che la filosofia stessa insegni i concetti fondamentali dell’educazione civica, che quindi non dovrebbe essere considerata una materia separata.

Raimo ha proseguito il suo sfogo basandosi sul fatto che filosofia, la sua materia, non sarà oggetto d’esame orale secondo quanto stabilito dal ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM): "Da un mese e per altri tre mesi devo cercare di legittimare il valore delle cose che facciamo nelle ore di filosofia, mentre uno studente può giustamente pensare: ‘Preparo un bel racconto del mio interesse per una questione della non-materia educazione civica‘", ha concluso invitando a ragionare su questo "paradosso".

Perché prof Raimo si sfoga contro l’educazione civica

Il prof e scrittore Christian Raimo aveva già espresso sui social una dura critica sull’incertezza generata dalla nuova riforma dell’esame: "Immaginate quanto sia facile spiegare Hegel a una quinta di scienze applicate, quando sono tutti ben consapevoli che filosofia non uscirà mai. È come se di fatto fosse una non materia – aveva scritto su Facebook Raimo.

Ma cosa c’entra l’educazione civica con l’esame orale? Con la riforma dell’esame di Maturità voluta da Giuseppe Valditara, il colloquio orale non verterà più su tutte le materie, ma solo su quattro selezionate annualmente dal ministero dell’Istruzione e del Merito, e viene inoltre specificato che il colloquio deve verificare anche le competenze di educazione civica, che rientrano quindi a pieno titolo nella valutazione finale.

Come si svolge l’esame orale della Maturità 2026

L’esame orale di quest’anno, che darà anche ampia rilevanza all’educazione civica e alla formazione scuola-lavoro (ex PCTO), non prevede più il "capolavoro", ma il sostenimento di un colloquio basato su quattro materie sorteggiate dal MIM.

Il colloquio di Maturità inizierà con il curriculum dello studente, per raccontare il percorso scolastico svolto, le competenze maturate, la strada percorsa fino all’esame finale. Si partirà da qui per iniziare una conversazione con la commissione, prima di spostarsi a domande specifiche sulle quattro materie oggetto d’esame. I commissari potranno interrogare i maturandi solo ed esclusivamente su quelle quattro materie: anche se sono abilitati a insegnarne altre, non possono fare domande che esulino dalle discipline previste.

Resta però la possibilità per gli studenti di fare collegamenti tra le materie oggetto di colloquio: non sarà più obbligatorio farlo, ma sarà facoltativo, per rendere la discussione più approfondita e per dimostrare alla commissione la propria capacità di ragionamento.