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Prof Roberto Vecchioni ANSA

Prof Roberto Vecchioni svela la sua regola fondamentale in classe

Il celebre docente cantautore Roberto Vecchioni ha svelato una regola che seguiva quando insegnava alle superiori e com'era con i suoi studenti

Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

Inarrestabile anche a 82 anni, Roberto Vecchioni continua a nutrire il pubblico di cultura, tra concerti, libri pubblicati e incontri. Il celebre professore cantautore, che ha insegnato greco e latino al liceo Beccaria di Milano, tra gli altri, ed è docente all’Università IULM, ha svelato nuovi aneddoti sulla sua lunga carriera dietro alla scrivania.

A scuola, in particolare, ha raccontato di avere una regola che ha sempre seguito e con gli alunni faceva un’attività particolare il sabato. Ma non solo, ha anche espresso il suo pensiero in merito ai voti, spiegando perché li “odiava”.

La regola di prof Roberto Vecchioni

Il vincitore del Festival di Sanremo 2011 con “Chiamami ancora amore” (che era stato accompagnato dal celebre direttore d’orchestra Peppe Vessicchio, che non ha mancato di ricordare dopo la sua improvvisa scomparsa), ha svelato in un’intervista al Corriere della Sera come era da professore. In particolare, ha ammesso di avere una regola precisa: “La mia regola è che non è vero che tutti sono uguali: chi ha difficoltà non va penalizzato rispetto a chi è più dotato”.

A proposito della votazione, inoltre, ha sottolineato di non aver mai apprezzato l’idea di valutare gli studenti attraverso dei numeri: “Odiavo i voti, non li davo mai bassi”, ha raccontato, spiegando che preferiva “capire la situazione emotiva“. Ecco quindi ciò che contava veramente per prof Vecchioni: “Vincere le disattenzioni, catturare l’attenzione, risucchiarla con qualsiasi argomento. Mi interessava la comunità, il mettere insieme”.

Per farlo, amava proseguire il dialogo con gli studenti anche al di fuori dell’ambiente scolastico: “A volte, andavamo ai giardinetti o in osteria, per continuare a parlare”, ha raccontato ricordando gli anni da professore alle superiori.

Cosa faceva il sabato con gli studenti

C’è anche un’attività, particolare e insolita, che Roberto Vecchioni amava fare con gli alunni e che aveva uno scopo ben preciso: il sabato facevano le schedine di calcio insieme.

“Facevamo anche le quote della Formula Uno. Senza soldi – ha sottolineato -, era un modo per saggiare l’imprevedibilità. Poi però se l’Inter vinceva, il lunedì non interrogavo gli interisti…”, ha concluso ironicamente l’artista.

Come si è da giovani secondo Prof Vecchioni

Infine, ricordando il suo primo amore, quello per Adriana che ha ispirato la sua celebre e immortale canzone “Luci a San Siro”, ha raccontato come si è, secondo lui, durante la giovinezza.

“Luci a San Siro è la conferma che se dipingi o scrivi qualcosa che hai vissuto lo eternizzi: lei è restata per sempre quella ragazza di vent’anni. Un amore simbolo di un’età”, ha dichiarato. Un’età, quella appartenente alla giovinezza, in cui i sentimenti vengono vissuti più intensamente, anche quando si viene lasciati: “All’epoca mi sembrava la fine di tutto, perché da giovani siamo animali, viviamo solo il presente. In realtà tu dai qualcosa al destino, il destino qualcosa ti dà”, ha concluso il docente e cantautore di tante canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana, come “Samarcanda”, “Sogna, ragazzo sogna” e “Chiamami ancora amore” (per la quale ha confessato di aver “rubato” l’idea a Shakespeare per il titolo).

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