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Prof Schettini: "A 8 anni sui social, ma stiamo impazzendo?"

“Ma stiamo impazzendo? A 8 anni sui social”: prof Schettini mette in guardia sui pericoli legati all'uso dello smartphone da parte dei bambini

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

A 8 anni sui social, ma stiamo impazzendo?“. A parlare è il prof Vincenzo Schettini, noto divulgatore scientifico e insegnante, nel suo nuovo video pubblicato su YouTube. Il tema è quello dell’accesso precoce dei bambini ai social network e allo smartphone, un fenomeno sempre più diffuso e, secondo Schettini, profondamente allarmante.

Prof Schettini e i bimbi sui social: “Ma stiamo impazzendo?”

Ma stiamo impazzendo?! A 8 anni già sui social…”. Si intitola così il nuovo contenuto che Vincenzo Schettini ha pubblicato sul suo canale YouTube ‘La fisica che ci piace’. Nel video, il prof affronta il tema del rapporto tra i bambini e i dispositivi digitali.

“Vedo sempre più spesso nei ristoranti, nelle pizzerie, nei luoghi dove ci sono famiglie e bambini, questi benedetti cellulari e tablet davanti agli occhi dei piccoli”, ha esordito l’insegnante. “Ho la sensazione che tutto parta dal bisogno di un padre o di una madre di farli stare calmi. Ma noi, quando eravamo piccoli e facevamo casino al ristorante, ci davano il cellulare in mano?“, ha domandato. Visto che gli smartphone non esistevano, i genitori trovavano altri modi per gestire il comportamento dei figli.

“Mia madre mi dava due o tre schiaffetti e diceva: ‘Oh, vedi se ti stai calmo?’”, ha raccontato Schettini, chiarendo di non aver mai percepito quell’atteggiamento della madre come “violenza”, ma come un metodo educativo: “Mi stava mettendo una regola“.

Schettini avverte: “Lo smartphone è pericolosissimo”

Schettini è poi entrato nel merito delle conseguenze dell’uso precoce dello smartphone. “Quell’attrezzo là dà dipendenza”, ha affermato, citando studi scientifici che paragonano l’effetto del cellulare a quello delle droghe.

Il meccanismo è quello del rilascio di dopamina, la sostanza chimica che genera piacere. “Quando un bambino di 8 anni gioca ai videogame, il cervello rilascia dopamina, che provoca una sensazione di appagamento, felicità, contentezza. Ma quella cosa che fa rilasciare dopamina deve aumentare nel tempo. Come il tossicodipendente che deve aumentare la dose, anche col cellulare succede la stessa cosa”, ha spiegato il prof.

“Gli studi scientifici stanno chiarendo che il cellulare crea dipendenza. Un bambino abituato al cellulare lo chiederà continuamente. Uno non abituato, no”, ha osservato Schettini. E ha aggiunto: “Credo che si debba prendere coscienza che il cellulare, per un bambino, è mentalmente deleterio. È la putrefazione mentale“.

Per questo, ha sottolineato Schettini, il cellulare “funziona” per far stare calmo un bambino, “ma è pericolosissimo“, ha ribadito.

Cosa dovrebbero fare i genitori per prof Schettini

Infine, Schettini si è rivolto direttamente ai genitori: “Vi prego, date ai bambini fogli da disegnare e colorare”. L’insegnante invita le mamme e i papà a riscoprire le pratiche educative del passato, a chiedere consiglio ai nonni, a ricordare come si gestivano i figli prima dell’era digitale. E ancora: “Non gli date il cellulare, per favore, dategli libri. Esistono libri bellissimi, da leggere, da colorare”.

Schettini ha anche parlato del divieto di smartphone a scuola, che a suo avviso sta mostrando degli effetti positivi: “Li vedo già leggermente cambiati”, ha detto riferendosi ai suoi studenti.

L’auspicio del prof è che presto venga introdotto un divieto esplicito per l’uso dello smartphone sotto i 18 o i 16 anni. “Sono convinto che prima o poi lo vieteranno”, ha detto. Ma fino ad allora, l’appello è chiaro: serve responsabilità, consapevolezza e un ritorno all’essenziale. “Ricordatevi: siamo animali abitudinari. Se abituiamo un figlio a leggere, leggerà. Se lo abituiamo al cellulare, continuerà sempre ad averlo in mano. Fine”, ha concluso Schettini.

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