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Schettini e l'allunaggio Ansa

Prof Schettini torna con la prova che l'uomo è andato sulla Luna

Il professor Vincenzo Schettini ha spiegato tramite la fisica le tre frasi dei negazionisti dell'allunaggio, presentando anche una prova schiacciante

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

L’uomo è davvero andato sulla Luna: il professor Schettini ha smontato le varie teorie del complotto e le frasi spesso dette dai negazionisti, presentando anche la prova schiacciante e definitiva che svela che l’allunaggio è davvero avvenuto nel 1969. Per farlo ha fatto dei semplici esperimenti scientifici e ha, ovviamente, tirato in ballo i principi della fisica.

Schettini e i dubbi sull’allunaggio del 1969

Il professor Vincenzo Schettini nel suo video ha spiegato che ancora oggi, a più di 50 anni da quell’evento epocale, c’è chi pensa che l’allunaggio non sia mai avvenuto, che l’uomo non sia mai stato sulla Luna. Si crede ancora che immagini e video proposti siano un falso. Il docente di fisica alle scuole superiori si è chiesto per quale motivo ci sono ancora dubbi in merito.

Vincenzo Schettini ha provato a darsi qualche risposta. Questi dubbi forse "nascono dal fatto che l’allunaggio è un’esperienza lontana dalla vita quotidiana" o forse "perché l’evento è straordinario: ambienti esterni, tecnologie nuove, immagini mai viste". Tutto questo, secondo il divulgatore, "può sembrare strana a chi non conosce la fotografia, la fisica dell’ambiente lunare o le procedure stesse di missione". L’insegnante ha spiegato che "quando qualcosa è difficile da immaginare è più facile che qualcuno la percepisca come impossibile".

Per fugare ogni dubbio, il docente, che è stato anche ospite del Festival di Sanremo 2026, ha analizzato dal punto di vista scientifico e fisico le tre frasi tipiche di chi nega l’allunaggio, presentando alla fine una prova schiacciante.

Perché nelle foto non si vedono le stelle

Schettini è partito da questa frase, "perché nelle foto non si vedono le stelle", facendo un esempio semplice. "Se fotografi una persona in controluce, con il sole o il cielo luminoso alle sue spalle o regoli l’esposizione sul volto e il cielo diventa completamente bianco o regoli l’esposizione sul cielo e il volto diventa completamente nero". Entrambe le cose non si possono vedere bene contemporaneamente. "È un limite fisico della macchina fotografica".

La fisica della fotografia suggerisce che le fotocamere possono "registrare correttamente solo un intervallo limitato di luminosità, chiamato gamma dinamica. Se la scena contiene zone molto luminose e zone molto deboli di luce la fotocamera è costretta a scegliere cosa esporre correttamente". Le parti poco illuminate non "impressionano il sensore o la pellicola, non perché non esistano, ma perché la loro luce è sotto la soglia di sensibilità dello scatto. Al contrario, se cerchiamo di esporre correttamente le zone scure, quelle illuminate vengono fuori troppo chiare". Per questo di giorno non vediamo le stelle e di notte sì.

Durante la missione Apollo le foto sono state realizzate in pieno giorno lunare, con astronauti e superficie completamente illuminati: tutto è molto luminoso rispetto allo sfondo. "Le stelle che sono lì presenti sono milioni di volte meno luminose del suolo lunare, illuminato dal Sole e semplicemente non si vedono" con l’esposizione utilizzata per realizzare gli scatti.

Perché nei video la bandiera sventola sulla Luna

Sulla Luna non c’è vento e i negazionisti spingono sul fatto che nei video la bandiera a stella e strisce piantata dagli astronauti si muova. Prof Schettini è partito da un esperimento semplice per spiegare questo fatto. Basta prendere uno strofinaccio e tenerlo appeso con due dita. Dandogli una piccola botta, il pezzo di stoffa "inizia a oscillare e poi si ferma, perché intorno c’è aria, che esercita una forza dovuta all’attrito tra strofinaccio e aria stessa, chiamata attrito viscoso, che frena il movimento fino ad annullarlo". Dando la stessa botta senza aria intorno "lo strofinaccio continuerebbe a muoversi molto più a lungo, perché non ci sarebbe nulla a rallentarlo".

Per spiegare cosa è successo sulla Luna, bisogna conoscere la prima legge della Fisica di Newton, la legge d’inerzia: "Un corpo che si muove a una certa velocità continua a muoversi a quella velocità finché non interviene una forza esterna a cambiare questa velocità". Sulla Terra questa è rappresentata dalla forza di attrito dell’aria, che può movimentare un oggetto e lo può anche frenare. "La bandiera americana sembra sventolare", ma non è proprio così: gli astronauti hanno impresso delle forze per piantarla e non essendoci aria sulla Luna non c’è nulla che possa frenare l’oscillazione. Per evitare, inoltre, che il vessillo si accartocciasse su ste stesso, "la Nasa ha progettato una bandiera con un’asta verticale e un’asta orizzontale superiore": rimane dunque su non per il vento, ma per le aste inserite.

La foto della roccia con la C impressa sopra

Prof Schettini ha poi preso un foglio bianco immaginando di metterlo in uno scanner a fare una copia: la copia sarà bianca. Se prima di mettere il foglio cade un capello sul pezzo di carta, il risultato è una forma scura che sembra disegnata. "Lo scanner non sa se quell’oggetto è sul foglio o se è disegnato sul foglio, registra tutto, luci e ombre". La fisica dell’immagine ci dice con strumenti come gli scanner "per ogni nuova copia di un’immagine, ogni passaggio rischia di introdurre nelle foto polvere, capelli, micrograffi, imperfezioni".

Cosa fa il nostro cervello, però? Lo riconosce come facente parte del foglio originale. La spiegazione più semplice e coerente dal punto di vista fisico in merito alla famosa foto della roccia con la C impressa sopra è che quel segno possa essere "un capello, un filo, una particella di polvere finita sul negativo o sulla carta fotografica o sul vetro di uno scanner durante una delle tanti fasi di copia di quella fotografia". Infatti, non compare in tutte le repliche della stessa immagine, ma solo in alcune.

Quella, dunque, non è la prova che la foto è stata realizzata in un set cinematografico e non sul nostro satellite, ma "un artefatto di copia, un effetto fisico reale male interpretato dalla nostra tendenza a vedere patterns famigliari ovunque".

Schettini e la prova schiacciante che l’uomo è andato sulla Luna

La prova definitiva è rappresentata dai retroriflettori laser. Prof Schettini ha chiamato in aiuto i catadiottri che si posizionano su bici e cartelli stradali: illuminandoli di notte, la luce torna indietro. "La legge della riflessione ci dice che un raggio di luce colpisce uno specchio con un certo angolo e viene riflesso con lo stesso angolo. Se vuoi che il raggio torni esattamente indietro devi colpire lo specchio perpendicolarmente". I retroriflettori sono formati da piccoli prismi (i corner cubes) , superfici riflettenti disposte ad angolo retto. Da dovunque arrivi la luce, questi la rimandano alla sorgente.

"Durante Apollo 11 Neil Armstrong e Baz Aldrin installarono sulla superficie lunare un pannello a retroriflettori laser" e altri ne furono installati in seguito. "Noi dalla Terra possiamo sparare un fascio laser per fare un esperimento. Il raggio ne colpisce uno e viene rimandato indietro nella stessa direzione", quindi alla sorgente. Facendo questa cosa capiamo che qualcuno è stato lì a posizionare quei pannelli e secondo Schettini è una prova schiacciante: "La luce che torna indietro non può essere spiegata come fenomeno naturale".

Proprio quei pannelli sono stati installati per studiare la Fisica, per misurare la distanza Terra-Luna con maggiore precisione.