Prof Vecchioni svela su Shakespeare: "Gli ho rubato un titolo"
Roberto Vecchioni ha svelato in tv di aver "rubato" un titolo a William Shakespeare: la lezione sul drammaturgo, che per il prof "era italiano"
Roberto Vecchioni torna a stupire il pubblico con una rivelazione che intreccia ironia, cultura e passione per la letteratura. Il prof cantautore ha ammesso di aver “rubato” un titolo a William Shakespeare per una delle sue canzoni più famose. La ‘confessione’ si è trasformata in un omaggio affettuoso al grande drammaturgo, che secondo Vecchioni non sarebbe inglese ma italiano.
La rivelazione di Vecchioni: “Ho rubato un titolo a Shakespeare”
Durante la puntata del 15 novembre di In altre parole, il programma di La7 e condotto da Massimo Gramellini, Roberto Vecchioni ha fatto una rivelazione citando una frase pronunciata da Romeo a Giulietta nella celebre opera di William Shakespeare. La frase in questione è: “Chiamami soltanto amore“.
“Che è anche una canzone”, ha affermato Vecchioni riferendosi al titolo di uno dei suoi più grandi successi, ‘Chiamami ancora amore‘, con cui ha vinto il Festival di Sanremo 2011.
A quel punto, Gramellini ha colto l’occasione per scherzare: “Adesso ho capito dove l’hai presa. Eccola lì. Ma i geni, ci ha spiegato Vecchioni, non copiano, rubano”.
E Vecchioni, sorridendo, ha confermato: “I geni rubano perché è giusto rubare”.
Il prof, con la sua consueta autoironia, ha trasformato un riferimento colto in un momento di leggerezza per ribadire che l’arte, come spesso accade, si nutre di citazioni, rimandi e piccoli “furti creativi”.
Perché per Vecchioni Shakespeare “era italiano”
Non è la prima volta che Roberto Vecchioni cita William Shakespeare in tv. In una puntata dell’ottobre 2021 della trasmissione Le parole, che Gramellini conduceva su Rai 3, il cantautore ha raccontato che lo drammaturgo inglese, in realtà, sarebbe italiano.
“Il grande Shakespeare, il bardo immortale emblema dell’Inghilterra, in realtà era italiano“, ha esordito Vecchioni.
Il prof ha proseguito: “Partiamo da capo. Shakespeare nasce a Stratford-upon-Avon nel 1564 in una famiglia normale, tranquilla. Il papà fa il guantaio. Quando ha 12-13 anni, il padre va in galera e quindi non può studiare più”. Poco dopo si sposa e ha due gemelli, “fa mesteriucoli e poi per otto anni non si sa più niente di lui”. Dopo otto anni, “appare improvvisamente Londra”, ha spiegato Vecchioni, dove inizia a fare “il guardiano dei cavalli degli spettatori che vanno al Globe Theatre”.
La domanda di Vecchioni è questa: “Quest’uomo, che non è mai stato fuori dall’Inghilterra, come può aver scritto quattordici opere che sono ambientate in Italia” e in cui ben “288 personaggi sono italiani?”. Non solo: “Prima di Shakespeare, i poeti inglesi avevano un bagaglio di 600 parole, dopo Shakespeare le parole diventano migliaia. Com’è possibile che in 20 anni il vocabolario inglese si infittisca in questa maniera?”, ha chiesto Vecchioni.
La teoria riportata dal cantautore, sostenuta da alcuni studiosi, è che in realtà William Shakespeare sia uno pseudonimo. E ha iniziato a raccontare la storia di Michelangelo Florio, un frate probabilmente siciliano che, dopo essere passato al protestantesimo, fu scomunicato e messo in prigione. Riuscito a fuggire, iniziò a viaggiare per l’Italia e l’Europa, visitando città e incontrando persone che, curiosamente, sembrano riecheggiare nei testi teatrali shakespeariani. Dopo di che si stabilizzò in Inghilterra.
Michelangelo aveva un figlio, Giovanni Florio (in Inghilterra conosciuto come John), che tra le altre cose scrisse il libro ‘A world of words’ (Un mondo di parole), “un dizionario inglese quintuplicato”, ha evidenziato Vecchioni.
Secondo il cantautore e diversi altri studiosi, Shakespeare non sarebbe stato una sola persona, ma il frutto dell’intreccio tra due menti: quelle di Michelangelo e di Giovanni Florio.
E sul nome William Shakespeare, Vecchioni ha concluso: “Come si chiamava la mamma di Giovanni? Guglielma Scrollalanza“, la cui traduzione in inglese sarebbe appunto ‘shake/spear’.