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"Proibire I promessi sposi a scuola": la nuova provocazione

Il giornalista e scrittore Alessandro Zaccuri interviene sul caso Promessi sposi lanciando una nuova provocazione: "proibire" il romanzo a scuola

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

"Proibire I promessi sposi a scuola". È la nuova provocazione lanciata dal giornalista e scrittore Alessandro Zaccuri, intervenuto nel dibattito nato attorno al celebre romanzo manzoniano dopo la pubblicazione della bozza delle nuove Indicazioni nazionali per i licei. Nel documento, elaborato dalla Commissione incaricata dal ministro Giuseppe Valditara di aggiornare i programmi scolastici, si suggerisce agli insegnanti di posticipare la lettura in classe dei Promessi sposi dalla seconda alla quarta liceo. La motivazione? Secondo la Commissione, il capolavoro di Manzoni "non è più un classico contemporaneo" e, per questo, durante il biennio si invita a privilegiare la lettura di testi "meno complessi dal punto di vista linguistico". Questa scelta ha scatenato numerose polemiche. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce la proposta di Zaccuri.

Nuova proposta su come affrontare I promessi sposi a scuola

Dopo numerose personalità del mondo della scuola e della letteratura, come il prof Andrea Maggi, anche il giornalista e scrittore Alessandro Zaccuri è intervenuto sul caso Promessi sposi con un articolo pubblicato su Avvenire.

Nella sua riflessione, l’autore è partito da un dato storico: come molti grandi romanzi dell’Ottocento, anche l’opera di Alessandro Manzoni non è nata come un volume unico, ma è stata pubblicata "a puntate" tra il 1840 e il 1842. I promessi sposi, ha osservato, "sono strutturati in unità narrative che possono essere assimilate alle ‘stagioni’ di una serie tv". Da qui la sua proposta per la scuola: "Leggere I promessi sposi sì, ma non tutti d’un fiato".

Lo scrittore suggerisce di "suddividere il romanzo" in questo modo:

  • secondo anno di liceo – i primi otto capitoli, fino al celebre "addio ai monti", che funziona come "un perfetto finale di stagione";
  • lettura estiva tra la seconda e la terza superiore – i capitoli nove e dieci, dedicati alla storia di Gertrude, la monaca di Monza;
  • terzo anno di liceo – dal capitolo 11 al 24, "vale a dire dal primo ingresso di Renzo a Milano nel tumultuoso giorno di San Martino alla conversione dell’Innominato con conseguente liberazione di Lucia";
  • lettura estiva tra la terza e la quarta classe – dal capitolo 25 al 30, quella che Zaccuri definisce "la sezione storica";
  • quarto anno di liceo – "il succo della storia", ovvero la peste, il ritorno di Renzo a Milano e il Lazzaretto.

Con questa suddivisione, ha fatto notare Zaccuri, "resta spazio perfino per l’altrimenti negletta Storia della Colonna Infame, unanimemente riconosciuta a come parte integrante del romanzo. Anzi, come il suo vero finale, niente affatto consolatorio e straordinariamente, modernamente problematico".

La provocazione di Zaccuri: "Proibite I promessi sposi"

"Come ogni ipotesi, anche questa ha le sue controindicazioni", ha sottolineato Alessandro Zaccuri, parlando dei possibili cambi di insegnanti e del rischio di dimenticare parti del romanzo tra un anno di liceo e l’altro. Obiezioni che lui stesso ha definito "legittime". Ma la questione, per lo scrittore, è un’altra: "Si tratta di decidere se vogliamo difendere in astratto la qualità di un capolavoro" o se invece "vogliamo comprendere e valorizzare quella fisiologia della lettura" che "troppo spesso rimane disattesa in sede didattica".

Oltre a queste, "ci sarebbe un’possibilità, ancora più radicale e forse più efficace", ha aggiunto, lanciando la sua provocazione: "Proibire I promessi sposi, come se fossero un’opera sconveniente". E "dire ai nostri adolescenti che quel libro non fa per loro, non sono in grado di capirlo e quindi è meglio che ne stiano alla larga".

Facendo così, "presto o tardi, quel libro comincerebbe a circolare di nascosto, come un segreto che aiuta a diventare grandi e che i grandi, chissà perché, sembrano aver dimenticato", ha concluso Alessandro Zaccuri.