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Promessi sposi, Maggi attacca: "Sconfitta della scuola italiana"

L'intervento dell'insegnante Andrea Maggi sul caso Promessi sposi: perché il prof del Collegio ha parlato di "sconfitta della scuola italiana"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Anche Andrea Maggi è intervenuto sul caso Promessi sposi. Il prof, volto noto del docu-reality Il Collegio, ha spiegato perché il romanzo di Alessandro Manzoni è "un classico contemporaneo" parlando di una "sconfitta della scuola italiana".

Lo sfogo di Andrea Maggi sul caso Promessi sposi

"I promessi sposi non sono più un classico contemporaneo? Per me, invece, non solo lo sono ancora, ma sono e rimangono il primo classico contemporaneo della letteratura italiana moderna e contemporanea". Lo ha detto Andrea Maggi in un video social in merito al caso Promessi sposi, scoppiato dopo la pubblicazione della bozza delle nuove Indicazioni nazionali per i licei. Nel documento si suggerisce di rimandare la lettura dell’opera manzoniana dal secondo al quarto anno di scuola superiore, partendo dal presupposto che "I promessi sposi non sono più un ‘classico contemporaneo’".

"Nelle nuove Indicazioni viene più volte suggerito di servirsene come spunto per sviluppare temi linguistici, come se fosse una sorta di cimelio antico scritto in aramaico", ha proseguito Maggi. A suo avviso il vero problema è che "queste Indicazioni recepiscono una tendenza abbastanza trasversale presente da anni", ovvero che "ci sono molti docenti che si sono stancati di leggere in classe I promessi sposi".

Perché I promessi sposi non sono "troppo difficili" per Maggi

Sempre nelle Indicazioni nazionali, nella sezione "Letteratura – Primo biennio", si legge: "Al secondo anno del biennio, a discrezione dell’insegnante, in alternativa al romanzo di Manzoni sarà pertanto possibile far leggere integralmente agli studenti altri libri meno complessi dal punto di vista linguistico, rimandando la lettura dei Promessi sposi, in forma integrale o per brani, al quarto anno del percorso di studio, quando si affronta la letteratura dell’epoca di Manzoni".

Ma per prof Maggi, "I promessi sposi non sono affatto un romanzo troppo difficile, soprattutto dal punto di vista linguistico. La lingua in cui sono scritti non è affatto distante da quella parlata dai ragazzi di oggi. Cioè, queste sono tutte delle gran cavolate", ha dichiarato.

"La verità – ha continuato – è che i nostri ragazzi li abbiamo disabituati a leggere così tanto che, mentre una volta i bambini riuscivano a leggere Le avventure di Pinocchio di Collodi alle elementari, oggi se proponi agli studenti del liceo Le avventure di Pinocchio, il giorno dopo ti vengono i genitori a scuola con i forconi perché pensano che tu gli abbia dato da leggere I papiri di Ossirinco".

Qual è "la sconfitta della scuola italiana" per Maggi

Andrea Maggi è molto critico: "Queste Indicazioni nazionali recepiscono e certificano la missione della sconfitta della scuola italiana, che non è riuscita a far amare la lettura dei classici ai propri studenti. E che, per non ammettere la sconfitta, adesso si dice che certi classici sono superati. Ma come fanno i classici a essere superati se sono classici? Che stupidaggine è questa?".

A suo avviso, I promessi sposi "sono ancora oggi leggibilissimi" e possono essere affrontati anche in seconda liceo: "Basta avere il coraggio, la preparazione e la voglia di farli amare ai ragazzi".

Cos’è "scandaloso" secondo prof Maggi

Parlando in particolare del liceo classico, per Maggi è "semplicemente scandaloso" che al romanzo manzoniano "non si riconosca più un posto speciale".

"E mentre nelle Indicazioni nazionali per le scuole di grado inferiore si legge che è da ritenere importante far imparare a memoria delle poesie, alle superiori il padre della letteratura moderna e contemporanea viene declassato a uno dei tanti che si deve utilizzare solo come spunto per spiegare l’evoluzione della lingua italiana. Ma vi rendete conto?", ha concluso Andrea Maggi.