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Promessi sposi rimandati a scuola, Valditara frena: cosa succede

Valditara frena sulla proposta di rimandare i Promessi sposi al quarto anno di liceo, come previsto dalla bozza delle nuove Indicazioni nazionali

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

I promessi sposi saranno rimandati? Dopo la pubblicazione della bozza delle nuove Indicazioni nazionali per i licei (ex programmi scolastici), in cui si legge che il celebre romanzo di Alessandro Manzoni non è più un "classico contemporaneo" invitando gli insegnanti a rimandare la lettura al quarto anno di scuola, arriva l’altolà del ministro Giuseppe Valditara. Vediamo cosa sta succedendo.

Cosa prevedono le nuove Indicazioni per i licei sui Promessi sposi

"Quanto a Manzoni, è debito ricordare che I promessi sposi entrano nei programmi scolastici negli anni Settanta dell’Ottocento perché si vuole affiancare ai modelli di prosa tre e cinquecenteschi un ‘classico contemporaneo’. Com’è evidente, I promessi sposi non sono più un ‘classico contemporaneo’. Al secondo anno del biennio, a discrezione dell’insegnante, in alternativa al romanzo di Manzoni sarà pertanto possibile far leggere integralmente agli studenti altri libri meno complessi dal punto di vista linguistico, rimandando la lettura dei Promessi sposi, in forma integrale o per brani, al quarto anno del percorso di studio, quando si affronta la letteratura dell’epoca di Manzoni".

È quanto si legge nella sezione "Letteratura – Primo biennio" della bozza delle Indicazioni nazionali per tutti gli indirizzi liceali. In sostanza, la Commissione scelta dal ministro Giuseppe Valditara per redigere il testo dei nuovi programmi scolastici per i licei invita i docenti a rimandare la lettura del romanzo manzoniano, solitamente svolta al secondo anno, al quarto anno di studi.

Nel biennio è invece consigliata la lettura di autori tra cui Alberto Moravia, Aldo Palazzeschi, Beppe Fenoglio, Cesare Pavese, Carlo Levi, Primo Levi, Elsa Morante, Natalia Ginzburg, Italo Calvino, Leonardo Sciascia e Pier Paolo Pasolini. "Ma anche autori più recenti che di norma piacciono agli studenti come Niccolò Ammaniti, o Domenico Starnone o Stefano Benni", si legge nel documento.

Tra gli autori stranieri sono citati: Jane Austen, Emily Brontë, Alexandre Dumas, Charles Dickens, Lev Tolstoj, Fëdor Dostoevskij, Robert Louis Stevenson, Franz Kafka, George Orwell, Albert Camus, J.D. Salinger, J.R.R Tolkien, i gialli di Arthur Conan Doyle e di Agatha Christie, le storie horror di Shirley Jackson e Stephen King, le "strane storie" di Roald Dahl.

Cos’ha detto Valditara su Promessi sposi e nuovi programmi al liceo

"È una proposta della Commissione", ha commentato Giuseppe Valditara, come riportato da Repubblica. L’idea di posticipare il romanzo di Alessandro Manzoni al quarto anno di superiori "ha una sua ragionevolezza – ha spiegato il ministro -, ma ho qualche perplessità perché ritengo che I promessi sposi siano particolarmente formativi anche per un giovane di 14 o 15 anni".

Sulla questione, Valditara ha concluso: "Penso sia prematuro dare per scontata questa innovazione".

Dopo la pubblicazione della bozza delle nuove Indicazioni nazionali per i licei, si è aperta la fase di consultazione con il mondo della scuola. Come evidenziato dal ministero dell’Istruzione e del Merito, "per la prima volta le Indicazioni saranno inviate specificamente anche ai rappresentanti delle Consulte studentesche". Il MIM "le adotterà ufficialmente solo al termine del percorso di ascolto della comunità scolastica". Ci sarà anche un passaggio al Consiglio superiore della pubblica istruzione (Cspi) per un parere non vincolante.

Promessi sposi rimandati al triennio? Le reazioni

"Se lo scopo di spostare più avanti lo studio de I promessi sposi è creare prima una maggiore confidenza con la lettura, in un tempo in cui le abilità di comprensione di testi complessi vengono sempre meno, allora forse l’idea ha un senso", ha commentato il prof Enrico Galiano in un articolo pubblicato su Il Libraio.it.

"Occhio, però, perché qui c’è anche un altro rischio – ha proseguito -. Quello di pensare che il problema siano i libri difficili. Come se bastasse semplificare i testi per risolvere tutto. Facendo così, non si corre il pericolo di allontanare sempre più le difficoltà e trasformare la scuola in un costante gioco al ribasso?".

Anche Mauro Gattioni, sindaco di Lecco, la città su "quel ramo del lago di Como" in cui Alessandro Manzoni ha ambientato I promessi sposi, ha detto la sua in una lettera a Repubblica che ha riproposto su Facebook: "I Promessi sposi non sono solo un classico della letteratura: sono un romanzo che interroga e coinvolge i giovani su temi dirimenti come il potere e i suoi abusi, la giustizia e la responsabilità, la paura e il coraggio, la libertà di scelta, l’emancipazione della donna".

Il primo cittadino definisce l’opera manzoniana un "romanzo civile", per "i temi che attraversano il presente e che hanno contribuito a formare la nostra identità nazionale". Per questo, a suo avviso, "dire che non sono più contemporanei significa, forse, smettere di riconoscere quanto di noi stessi è ancora lì dentro".

Secondo Gattioni "si può discutere del momento più adatto per affrontarli, certo. Ma non possiamo partire dall’idea che i ragazzi siano incapaci di confrontarsi con la complessità perché troppo giovani. È esattamente il contrario".

Il sindaco di Lecco ha concluso: "Manzoni non è ‘facile’, ma la scuola non è il luogo dove tutto deve esserlo. È il luogo in cui si impara ad affrontare ciò che è complesso. E, proprio per questo, necessario".