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Scienziati al lavoro iStock

Protesta degli scienziati in piazza: a rischio oltre 800 precari

Gli scienziati sono scesi in piazza per chiedere la fine del precariato in diversi enti di ricerca: ecco quali sono le motivazioni di questa protesta

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Martedì 11 novembre 2025 gli scienziati italiani sono scesi in piazza contro il precariato che anche la ricerca scientifica vive. Le accuse mosse da chi ha deciso di organizzare questa protesta riguardano l’esecutivo, che non avrebbe garantito alcun finanziamento in questo ambito nella nuova manovra, ma anche agli enti di appartenenza che non sarebbero intervenuti per stabilizzare le posizioni lavorative di molti ricercatori.

La protesta degli scienziati contro il precariato

Un centinaio di giovani ricercatori hanno protestato a pochi passi dal Parlamento, per chiede al Governo di intervenire con urgenza. Non sarebbero stati inseriti nella manovra economica, infatti, dei finanziamenti per poter far uscire dalla condizione di precari i tanti giovani e le tante giovani che lavorano ogni giorno in ambito scientifico. La protesta è stata fatta anche contro gli enti di categoria, che non hanno fatto nulla secondo chi è sceso in piazza per garantire una sicurezza lavorativa a chi opera in questo campo.

In piazza Capranica a Roma sono arrivati i dipendenti a tempo del Consiglio Nazionale delle ricerche e i fisici dell’Infn, l’Istituto nazionale di fisica nucleare, da anni al lavoro senza un contratto stabile. Questi ultimi si sono riuniti sotto la sigla Precari Uniti Infn, con atomo stilizzato nel logo: l’accusa all’ente è quello non aver fatto nulla per far uscire tante figure professionali dal precariato, non offrendo così stabilità con un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

All’Infn su un totale di poco più di 2900 dipendenti quasi un terzo risulta precario, come scritto in una nota resa pubblica dai manifestanti: “Sono circa 800 le persone che lavorano senza un contratto stabile: 300 a tempo determinato e oltre 500 con assegni di ricerca o borse di studio”.

Quali sono i motivi della protesta degli scienziati

Come riferito su La Repubblica, l’accusa che i ricercatori hanno rivolto all’Istituto nazionale di fisica nucleare è quella di aver “scelto politicamente di non stabilizzare i precari. A molti di noi sono stati fatti contratti legati al Pnrr. E con la fine del finanziamento europeo finirà, a dicembre, anche il nostro rapporto di lavoro con l’ente. Ma ci sono colleghi che lavorano da anni, in modo continuativo con l’Infn, grazie al rinnovo periodico dell’assegno di ricerca”.

I dipendenti a tempo indeterminato dell’Infin non verrebbero assunti scegliendo tra i precari già presenti in organico: “Vengono indetti concorsi a singhiozzo, senza cadenza fissa seguendo il piano triennale dell’ente. L’ultimo prevedeva l’assunzione di 40 fisici: se ne sono presentati alle selezioni oltre 400. E comunque se i precari di lungo termine che da anni tengono in piedi le attività scientifiche e tecnologiche dell’ente sono 800, come si può pensare di sopperire con 40 dipendenti a tempo indeterminato?”.

Secondo i manifestanti non sarebbe una questione di risorse, visto che l’ente “investe milioni di euro in infrastrutture e non sul personale”, ma di una scelta ben precisa. Gli scienziati scesi in piazza chiedono “che manovra siano stanziati fondi vincolati alla stabilizzazione dei precari della ricerca, in modo che gli enti non li possano spendere in altro modo”.

La replica di Antonio Zoccoli, presidente dell’Infn

Il presidente dell’Istituto, Antonio Zoccoli, a La Repubblica ha spiegato che non c’è alcun problema di precariato all’Infn: “Perché secondo la legge Madia vanno stabilizzati dipendenti con almeno tre anni di contratto a tempo determinato: al nostro interno di situazioni del genere ce ne sono meno di dieci, non centinaia, e stiamo lavorando per sanarle. Quanto agli assegni di ricerca, pensiamo che sia un passaggio formativo importante, ma che i giovani che stanno costruendo la loro carriera scientifica e tecnologica, dando un contributo prezioso ai nostri progetti di ricerca, non possano automaticamente, e tutti, entrare a far parte dell’organico strutturato. Del resto, nel nostro Ente la durata media dell’assegno di ricerca è inferiore ai due anni e questo dimostra che è stato uno strumento utilizzato in modo sano”.

Per quello che riguarda i contratti legati al Pnrr, invece, il presidente ha detto di aver incontrato la ministra dell’Università e della Ricerca. “Il piano è di regolarizzare chi ha lavorato a tali progetti con il contributo economico sia del ministero che dell’ente. Il punto è che noi vogliamo assumere nel nostro ente pubblico le persone per concorso e basandoci sul merito, non vogliamo solo regolarizzare i precari”.

Zoccoli sottolinea che per fare nuove assunzioni servono risorse economiche ulteriori, che stanno cercando di ottenere per bandire nuovi concorsi. A tal proposito, però, ha precisato: “Due anni fa abbia assunto 50 ricercatori e oltre 100 tecnologi, più altri 50 ricercatori quest’anno e 45 tecnologi saranno assunti a inizio 2026. Non è poco”.

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