Psicologia è davvero una delle facoltà più frequentate d'Italia?
Psicologia è molto scelta perché unisce interesse per la mente, relazioni e scienza, ma all'università richiede anche metodo, dati e statistica
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- Psicologia conta quasi 67 mila iscritti nelle università in presenza, ma altre grandi aree universitarie raccolgono molti più studenti.
- La sua popolarità dipende anche dal forte interesse per mente, comportamento, relazioni e professioni legate al benessere psicologico.
- All'università Psicologia comprende anche statistica, metodologia della ricerca e neuroscienze, non soltanto materie cliniche e relazionali.
Psicologia è una delle facoltà che attira più interesse, ma questo non significa che sia quella con il maggior numero di iscritti. Nell’anno accademico 2024/25, nelle università in presenza, le persone che frequentavano l’area psicologica erano quasi 67 mila: una cifra importante, ma inferiore a quella dei grandi settori come economia, ingegneria o l’area medico-sanitaria. La sua popolarità è quindi reale, anche se dipende non soltanto dal numero di iscritti, ma anche dalle tante candidature che ogni anno arrivano per i corsi a numero programmato.
- Psicologia è molto scelta, ma non è la facoltà con più iscritti
- Perché tante persone scelgono Psicologia?
- Psicologia all'università non è soltanto ascoltare le persone
Psicologia è molto scelta, ma non è la facoltà con più iscritti
L’idea che Psicologia sia una delle facoltà più affollate d’Italia nasce da qualcosa di concreto. I corsi di Scienze e tecniche psicologiche attirano ogni anno molti studenti e, in diversi atenei, i posti disponibili sono limitati. Questo significa che il numero delle persone interessate può essere sensibilmente più alto di quello degli studenti che poi riescono effettivamente a iscriversi.
I dati dell’ANVUR mostrano che nel 2024/25 gli iscritti all’area psicologica nelle università in presenza erano quasi 67 mila. È una presenza consistente nel sistema universitario italiano, ma non sufficiente per collocare Psicologia ai primissimi posti per numero complessivo di studenti.
Più che una facoltà "frequentata da tutti", la laurea in Psicologia è un percorso dalla forte capacità di attrazione. La differenza non è secondaria. Il numero di iscritti ci dice quante persone stanno effettivamente studiando una disciplina; la quantità di candidature racconta invece quanto quella disciplina sia desiderata da chi deve scegliere l’università.
Psicologia gode inoltre di una particolare visibilità. I suoi temi sono entrati sempre più nel linguaggio quotidiano e nei contenuti di divulgazione sui social media: si parla di salute mentale, emozioni, relazioni, stress, dipendenze, benessere psicologico e sviluppo dei bambini. Sono argomenti che riguardano direttamente l’esperienza delle persone e che rendono la disciplina più familiare rispetto ad altri percorsi universitari conosciuti quasi soltanto da chi pensa di frequentarli.
Perché tante persone scelgono Psicologia?
Una delle ragioni più immediate è proprio l’oggetto di studio. Psicologia permette di approfondire domande che molti si pongono già prima di entrare all’università: perché ci comportiamo in un certo modo? Come si forma la personalità? Come funzionano memoria e apprendimento? Che cosa influenza le nostre decisioni e le nostre relazioni? Perché alcune esperienze provocano emozioni diverse nelle persone?
A questa curiosità può aggiungersi il desiderio di svolgere in futuro un lavoro legato alle persone. Una ricerca italiana che ha confrontato studenti di diversi corsi universitari ha rilevato, tra chi studiava Psicologia, un peso importante dell’interesse per la disciplina e delle motivazioni prosociali, cioè legate anche alla possibilità di lavorare con e per gli altri.
Psicologia si trova quindi all’incrocio tra scienze, comportamento umano e relazioni sociali, e permette di studiare fenomeni che sono allo stesso tempo scientifici e molto vicini alla vita quotidiana.
Anche la crescente attenzione pubblica verso la salute mentale può avere contribuito a rendere più riconoscibile la professione. Psicologi e psicologhe sono sempre più presenti nel dibattito su scuola, lavoro, sport, social network, adolescenza e benessere. Questa maggiore esposizione può far conoscere il percorso a studenti che in passato avrebbero avuto meno occasioni di avvicinarsi alla disciplina.
Psicologia all’università non è soltanto ascoltare le persone
Uno degli equivoci più comuni riguarda proprio il contenuto del corso. Chi immagina Psicologia come un percorso composto quasi esclusivamente da emozioni, personalità, relazioni e colloquio clinico rischia di trovarsi davanti a qualcosa di molto diverso.
La psicologia universitaria è infatti una disciplina scientifica. Nei piani di studio compaiono materie come statistica, metodologia della ricerca, psicometria, neuroscienze e basi biologiche del comportamento, accanto naturalmente alla psicologia generale, sociale, dello sviluppo, dinamica e clinica.
Gli studenti devono imparare non soltanto teorie e autori, ma anche come si costruisce una ricerca, come si interpreta un dato e come si verifica se un’ipotesi è sostenuta dalle evidenze. Studiare la memoria, per esempio, non significa soltanto conoscere le diverse teorie sul suo funzionamento: può significare anche capire come viene progettato un esperimento per misurarla.
Questa componente scientifica è importante anche perché consente di distinguere la psicologia accademica dalle molte semplificazioni che circolano online. Test della personalità improvvisati, interpretazioni dei comportamenti sui social e consigli psicologici generalizzati possono rendere la disciplina apparentemente molto accessibile, ma la formazione universitaria richiede metodi e strumenti decisamente più rigorosi.
Va chiarito anche il percorso professionale. La laurea triennale rappresenta il primo livello della formazione, mentre per diventare psicologo è necessario proseguire con la laurea magistrale abilitante prevista dalla normativa. E diventare psicologo non significa automaticamente diventare psicoterapeuta: per la psicoterapia è necessaria un’ulteriore formazione specialistica.
Gli sbocchi, inoltre, sono più ampi di quanto spesso si immagini. La psicologia può essere applicata alla clinica, ma anche alle organizzazioni e al lavoro, alla scuola, alla ricerca, allo sport, allo sviluppo, alla neuropsicologia e a diversi servizi sociali e sanitari.
Psicologia è quindi una delle facoltà più popolari d’Italia, ma non una delle più grandi in assoluto per numero di iscritti. Il suo successo dipende soprattutto dalla capacità di attrarre studenti interessati a comprendere il comportamento umano e a trasformare questo interesse in una possibile professione.
Prima di sceglierla, però, conviene andare oltre l’immagine più immediata della disciplina. Essere incuriositi dalla mente e dalle relazioni è un buon punto di partenza, ma durante gli studi serviranno anche metodo scientifico, capacità di lavorare con i dati e disponibilità a confrontarsi con materie molto diverse tra loro. Ed è probabilmente proprio questa combinazione tra persone e scienza a spiegare perché Psicologia continui ad attirare così tanti studenti.