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Quale scuola scegliere: il consiglio di Novara (ai genitori) iStock

Quale scuola scegliere: il consiglio di Novara (ai genitori)

In un post sui social, il pedagogista Daniele Novara ha parlato di come indirizzare i propri figli nella scelta della scuola superiore: il consiglio

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

La scelta della scuola superiore, per una studentessa o uno studente di dodici o tredici anni, è indubbiamente complicata. Anche per i genitori si tratta di una decisione difficile da prendere tra desiderio di assecondare le inclinazioni dei propri figli e indicazioni che arrivano dai professori, in base al rendimento scolastico alle medie. Sul tema, è intervenuto anche il pedagogista Daniele Novara.

Il consiglio di Novara sulla scuola da scegliere

Daniele Novara ha scritto un post su Facebook in vista degli open day scolastici. “Spesso mi sento rivolgere questa domanda: come si fa a scegliere la scuola “giusta”?”, ha rivelato il pedagogista.

Novara ha tenuto a precisare che “prima di tutto: per ragazzi e ragazze di appena 12 anni, al massimo 13, è problematico sapere con certezza quale sarà la loro vita e in qual direzione andrà”.

“Il compito dei genitori non è quindi cercare la soluzione perfetta – ha scritto lo specialista – che tra l’altro non esiste, ma aiutare i figli e le figlie a evitare le scelte più sbagliate”.

“Ricordo un amico che aveva un figlio eccezionale a scuola – è l’esempio fatto dal pedagogista – ma che si era invaghito del cooking. Voleva rinunciare a un’ottima carriera scolastica perché si era innamorato di Masterchef. I genitori sono intervenuti e parlando lui ha cambiato idea. Hanno fatto bene”.

Novara ritiene che i desideri dei figli siano da comprendere, ma a volte “si basano su idee estemporanee e rischiano di portare a decisione strampalate”.

“Alla fine delle medie l’orientamento allo stato puro è tecnicamente impossibile. Insistere con scuole particolarmente impegnative – ha continuato – se i figlioli appaiono molto refrattari allo studio non è una buona idea così come un criterio da cui partire può essere la passione per la lettura. Il punto è che azzeccare la scuola superiore giusta appare un’operazione impropria”.

Il pedagogista sembra non invitare ad assecondare qualsiasi idea dei propri figli, ma neanche imporre una decisione che non rispetti le sue inclinazioni. Con un aneddoto, infine, Novara sembra anche dissuadere madri e padri dal credere a tutto ciò che dicono i professori.

“Prendiamo il mio caso. Nel ‘71 mi dissero – ha scritto nel post – che avrei potuto fare qualsiasi scuola tranne il liceo classico, perché non ero bravo in italiano. Nella mia vita avrò scritto una sessantina di libri”.

Perché secondo Novara i genitori devono “mollare” i figli

In un’altra occasione, Daniele Novara ha parlato anche della iper presenza di alcuni genitori. Nel libro “Mollami! Educare i figli adolescenti e trovare la giusta distanza per farli crescere”, il pedagogista sottolinea che non si può essere “amici” dei propri figli e che bisogna imparare ad ascoltarli.

“Se quando l’altro parla io continuo a interferire, anche con piccole locuzioni, allora quel che faccio è controllare, non ascoltare. Gli adolescenti hanno bisogno di una comunicazione educativa, di servizio, con indicazioni chiare”, è il messaggio dell’esperto.

Schettini come Novara: la frase sul “saper scrivere”

Tornando alla scelta della scuola e hai giudizi che vengono dati dai professori e che, alle volte, si rivelano sbagliati, anche Vincenzo Schettini ha raccontato una frase che un’insegnante aveva detto ai suoi genitori.

“La mia professoressa d’italiano diceva sempre a mia madre ‘Vincenzo non sa scrivere‘”, ha detto il prof a teatro.

Schettini ha poi aggiunto che “la fisica che ci piace è best seller in Italia. La fisica che ci piace ha vinto un premio letterario”. Il ricordo sul suo passato scolastico è servito per inviare un messaggio ai giovani ma anche ai genitori, ovvero di non credere a chi dice che “non ce la farai”.

Si tratta di un’opinione personale esterna che non ha nessun valore se si crede davvero nelle proprie capacità e se si è determinati a raggiungere un obiettivo.