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Quali sono i lavori che i giovani di oggi non vogliono fare più iStock

I lavori che i giovani di oggi non vogliono fare più (e perché)

Alcune delle professioni che attiravano di più i giovani, oggi stanno perdendo appeal e la causa è legata soprattutto alla retribuzione

4 min di lettura

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Il mondo del lavoro è cambiato radicalmente e le posizioni che fino a poco tempo fa erano ambite e considerate prestigiose, oggi hanno perso appeal tra i giovani. La nuova generazione cerca certezze e una retribuzione adeguata. Scende l’attrazione per la libera professione, incerta e che non garantisce uno stipendio che permetta di sostenersi.

Le professioni che non si vogliono fare

Dal rapporto dell’Osservatorio di Confprofessioni emerge un paradosso, ovvero che mestieri come l’architetto, l’avvocato, il giornalista, il commercialista, non sono più l’ambizione dei giovani,

Seppure queste carriere siano ancora capaci di attrarre neolaureati, sono diventate sempre più complicate dal punto di vista economico e professionale.

Il mondo delle professioni risentirebbe del calo demografico e della riduzione degli ingressi delle nuove generazioni.

Negli ultimi cinquant’anni l’età mediana della popolazione italiana è passata da 33 a 49 anni, mentre la quota di giovani tra 0 e 14 anni si è dimezzata e quella degli over 65 è raddoppiata.

Il mancato ricambio generazionale

Dai dati di Confprofessioni, riportati dal Corriere della Sera, nel 2025 gli under 35 rappresentano il 24% dei lavoratori dipendenti, mentre la quota scende al 16% tra i liberi professionisti e al 15% tra gli altri indipendenti.

Tra i professionisti l’età mediana raggiunge i 50 anni per gli uomini e i 46 anni per le donne, numeri che mostrano come il peso delle fasce più mature sia ormai prevalente.

Il rapporto tra under 35 e over 54 ha evidenziato un progressivo indebolimento del ricambio generazionale nel settore delle professioni mentre nel lavoro dipendente resta vicino all’equilibrio, grazie anche a percorsi di ingresso più strutturati.

Per diventare un professionista servono tempi più lunghi per la formazione, stabilità economica iniziale e reti professionali consolidate, elementi che rendono più difficile l’ingresso dei giovani.

I redditi e la libera professione

A questa situazione si aggiungono i redditi peggiori delle nuove generazioni rispetto a quelli dei loro genitori all’ingresso nel mondo del lavoro.

Nel 1987 i lavoratori tra 25 e 34 anni avevano un reddito pari al 97% della media complessiva. Nel 2022 la stessa fascia d’età è scesa al 78%. In poco più di trent’anni i giovani hanno perso quasi venti punti percentuali rispetto al reddito medio.

Il momento di massimo rendimento economico era concentrato tra i 45 e i 54 anni, mentre oggi si colloca più frequentemente nella fascia 55-64 anni, anche per effetto dell’allungamento della vita lavorativa e dell’aumento dell’età pensionabile.

Nel lavoro indipendente la situazione è ancora peggiore con i giovani autonomi tra 25 e 34 anni alla fine degli anni ’80 che guadagnavano mediamente il 20% in più rispetto ai lavoratori senior, mentre nel 2022 gli stessi giovani risultano avere redditi inferiori del 16% rispetto agli over 55.

In pratica le nuove generazioni entrano più tardi nel mondo delle professioni, hanno percorsi di crescita più lenti e incontrano maggiori difficoltà nel consolidare il proprio reddito. Questi elementi rendono lavori come l’architetto o l’avvocato meno appetibili per un ragazzo che voglia rendersi presto indipendente economicamente dalla propria famiglia.

La situazione delle donne sembra andare leggermente meglio, ma è una falsa convinzione legata al fatto che l’intera distribuzione dei redditi femminili rimane più bassa e compressa rispetto a quella degli uomini.