Quali sono i primi effetti dell'uso dell'IA sugli universitari
Un prof d'informatica de La Sapienza di Roma ha osservato come l'intelligenza artificiale sta cambiando il modo di ragionare degli studenti
Walter Quattrociocchi è un docente di informatica all’università La Sapienza di Roma. Conclusi gli esami di un suo corso, ha pubblicato delle osservazioni su come sta cambiando il modo di ragionare degli studenti che usano l’intelligenza artificiale e come sta cambiando il loro modo di imparare.
Gli effetti dell’AI sugli universitari
L’analisi del professore Walter Quattrociocchi è stata pubblicata nella sezione Login del Corriere della Sera. Il docente ha spiegato di aver concluso una delle sessioni d’esame del suo corso di Data Management and Analysis. L’insegnante ha osservato che, quest’anno, "il grande assente era il senso".
Quattrociocchi ha scritto di aver visto studenti provare a leggere direttamente dalla chat di ChatGpt durante la presentazione del progetto, affidandosi alle spiegazioni generate dal modello come se fossero parte del proprio ragionamento, oppure fare correlazioni di Pearson senza comprenderne il significato.
A differenza degli anni passati, le presentazioni degli studenti erano ordinate, il linguaggio era fluido, la terminologia quasi sempre corretta, ma è emerso un problema di fragilità del ragionamento.
"L’aspetto che mi ha colpito di più riguarda il modo in cui questi strumenti erano stati utilizzati (l’AI, ndr). Non servivano soltanto a scrivere il progetto. Servivano a studiare. Ed è qui che la questione cambia completamente natura. Quando un sistema progettato per produrre la risposta statisticamente più plausibile – ha sottolineato il prof – diventa il principale intermediario dell’apprendimento, il rischio non consiste soltanto nell’ottenere qualche risposta sbagliata. Consiste nell’interiorizzare un modo diverso di costruire la conoscenza".
Il concetto di epistemia
Dall’osservazione di come gli studenti hanno svolto l’esame, Quattrociocchi si è posto una domanda: che cosa accade quando una macchina progettata per ottimizzare la plausibilità statistica diventa il principale strumento attraverso cui impariamo?
Da qui il prof ha proposto il concetto di Epistemia, ovvero che l’idea che l’adozione su larga scala di sistemi fondati sulla plausibilità statistica stesse modificando l’ambiente nel quale costruiamo conoscenza, spostando progressivamente il baricentro dalla verifica alla plausibilità.
Il docente ha citato anche degli studi, come quello del MIT Media Lab, che ha mostrato come l’uso sistematico di ChatGpt nella scrittura riduca il coinvolgimento cognitivo durante il compito e lasci tracce misurabili anche nella capacità di ricordare e rielaborare ciò che si è appena prodotto. Si tratterebbe di un debito cognitivo che si accumula ogni volta che il lavoro mentale viene delegato senza costruire una rappresentazione interna del problema.
Il risultato è che i progetti finiscano per assomigliarsi tutti, seguendo la stessa struttura, lo stesso lessico, la stessa palese assenza di logica.
La trasformazione culturale e dell’ambiente di studio
Gli LLM stanno trasformando l’ambiente nel quale impariamo, lavoriamo e attribuiamo valore alla conoscenza. Ogni risposta dell’AI nasce dalla stima della continuazione statisticamente più plausibile dato un determinato contesto. Ma la plausibilità appartiene a un dominio diverso dalla conoscenza.
Secondo Quattrociocchi, una domanda che dovremmo porci riguarda il tipo di ambiente cognitivo che l’intelligenza artificiale sta contribuendo a costruire.
Prima ancora che una trasformazione tecnologica, si tratterebbe di una trasformazione culturale in cui una società può produrre una quantità pressoché infinita di testi impeccabili e, nello stesso tempo, perdere progressivamente la capacità di distinguere una spiegazione da una successione plausibile di parole.
La sfida quindi sarà come continueremo a distinguere ciò che sappiamo da ciò che appare semplicemente plausibile.