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Prof Enrico Galiano ANSA

Quando Galiano chiamò la polizia per uno studente: il racconto

Prof Galiano ha espresso il suo parere sul caso dei docenti aggrediti a Parma: lo ha fatto raccontando un fatto personale nel quale chiamò la polizia

Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

Il caso dei professori aggrediti dagli studenti a Parma a causa di un rimprovero continua a far parlare di sé e ad alimentare il dibattito sul ruolo educativo degli insegnanti e sui limiti da porre ai ragazzi davanti a comportamenti violenti o scorretti.

A esprimere la propria opinione è stato anche prof Enrico Galiano. Cogliendo la provocazione di un utente che gli ha chiesto sui social di commentare l’accaduto definendolo "amico degli studenti", il docente pordenonese ha raccontato un fatto accaduto proprio a lui 12 anni fa, nel quale chiamò la polizia per un suo giovane studente.

Perché prof Galiano chiamò la polizia

Prof Galiano ha scelto di raccontare di quella volta in cui vide con i propri occhi un suo studente commettere un furto per commentare il caso dei docenti aggrediti dagli studenti a Parma. Lo ha fatto con un reel pubblicato sul suo profilo Instagram, nel quale ha esordito spiegando che al termine delle lezioni (12 anni fa) vide uno studente tredicenne della sua classe intrufolarsi furtivamente dentro un chioschetto della sagra che si teneva lì vicino e lo colse in flagrante mentre usciva da lì con una bottiglia di superalcolico.

Come reagì? "Io quel giorno ho chiamato la polizia locale e li ho fatti andare a casa sua", ha raccontato il docente di italiano e scrittore. "Gli ho fatto arrivare la polizia locale a casa sua e mi sono anche appostato lì con una collega. Io non credo che quel ragazzino abbia mai più preso così tanta paura come quel giorno. La famiglia era sconvolta", ha commentato nel video condiviso sui social.

Il giorno successivo, lo studente in questione "non era così felice e neppure nei giorni successivi", ha proseguito, raccontando che si lamentò con lui per aver chiamato la polizia. Nonostante la sua linea dura, però, questo ragazzo ha imparato la lezione e ha legato con il prof: "Oggi, però, questo studente mi scrive ancora almeno un paio di volte all’anno e viene a tutte le mie presentazioni quando può e se io adesso lo chiamo e gli dico vieni tra 10 minuti qua che mi serve un favore lui arriva", ha aggiunto prof Galiano, spiegando quindi come si è evoluto negli anni il rapporto con l’alunno ormai cresciuto.

L’insegnamento di prof Galiano

Raccontando questo fatto, Galiano ha voluto lanciare un messaggio importante agli adulti: "Voler bene ai ragazzi significa anche imparare a chiamare le cose col loro nome. Un furto è un furto, un’aggressione è un’aggressione, e un’aggressione è un reato", ha concluso il docente.

La posizione di Galiano sembra quindi diversa da quella assunta dai docenti protagonisti del caso all’Itis Leonardo da Vinci di Parma, che hanno scelto di non denunciare i giovani aggressori che si sarebbero scagliati contro di loro a causa di un rimprovero per una lattina presa a calci e finita contro le auto parcheggiate. Uno dei docenti, infatti, ha dichiarato in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera che considera il suo non denunciare un intervento educativo.