Salta al contenuto
università iStock

Quante sono le università in Italia e il "caso" classificazione

Vi siete mai chiesti quante sono le università in Italia? A rispondere è il prof Penzo Doria, che solleva il "caso" sulla classificazione degli atenei

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Quante sono (davvero) le università in Italia? A sollevare la questione è Gianni Penzo Doria, professore di Archivistica e di Diplomatica digitale all’Università degli studi di Udine, che in un articolo ha sottolineato che "i conti non tornano". Il docente ha anche parlato del "caso" classificazione, spiegando perché la tradizionale distinzione degli atenei in "statali" e "non statali" è, a suo avviso, "tecnicamente infondata".

Quante sono (davvero) le università in Italia

In un articolo pubblicato su Ilfattoquotidiano.it, il professore Gianni Penzo Doria ha segnalato che sul sito del ministero dell’Università e della Ricerca si parla di "99 istituti universitari" in Italia, di cui "61 statali", a cui si affiancano "sette istituti universitari d’eccellenza a ordinamento speciale" e le università telematiche.

"I conti non tornano – spiega Penzo Doria -, tanto che nella stessa pagina il Ministero si autosmentisce, anche perché gli istituti universitari a ordinamento speciale passano da 7 a 9 qualche riga dopo, anche esponendo il numero di 61 atenei pubblici (in realtà, 57 + 4 politecnici)".

Il docente propone così "una nuova nomenclatura e tassonomia, maggiormente rispondente alla natura giuridica delle università e rispettosa del linguaggio".

La "distinzione fondamentale", puntualizza, è tra università pubbliche e università private. A loro volta, continua Penzo Doria, le università pubbliche possono essere suddivise in tre tipologie:

  • generaliste;
  • politecnici;
  • a ordinamento speciale.

Le università private, invece, possono essere:

  • generaliste;
  • telematiche;
  • a ordinamento speciale;
  • ecclesiastiche.

Infine, il professore suggerisce di "distinguere le telematiche in ulteriori due sottotipologie, anche in ragione intrinseca rispetto alla qualità della didattica e della ricerca scientifica: profit e no profit".

Ad oggi (giugno 2026), scrive Penzo Doria, "le Università italiane sono 102" così suddivise:

  • 69 università pubbliche;
  • 21 università private;
  • 11 università telematiche;
  • un istituto a ordinamento speciale.

Perché la classificazione delle università italiane è "sbagliata"

Nella sua riflessione, Gianni Penzo Doria spiega anche perché la tradizionale distinzione università statali (pubbliche) e università non statali (private) è "tecnicamente infondata".

Il primo motivo è giuridico. Il docente cita la sentenza numero 10111/2022 del Consiglio di Stato, in cui si stabilisce che "le università non sono qualificabili come organi dello Stato, ma rientrano nel novero degli enti pubblici autonomi". Questo significa che gli atenei pubblici non sono "statali" nel senso di organi dello Stato, ma enti autonomi con personalità giuridica propria. La dicotomia statale/non statale, dunque, secondo il professore non riflette la realtà normativa.

Il secondo motivo è linguistico. L’espressione "non statale", osserva Penzo Doria, "appare come una diminutio lessicale", ovvero si tratta di una endiadi che definisce qualcosa attraverso la sua negazione invece di utilizzare un "sostantivo positivo come private". È la stessa questione, scrive l’insegnante, che un tempo riguardava la distinzione tra "personale docente" e "personale non docente", poi superata con la sigla Ata nel comparto scuola e con Ptab nelle università.

Parlare genericamente di università non statali, aggiunge, contribuisce a "costruire relazioni subordinate" rispetto alle cosiddette università statali. E invece, ricorda, "entrambe hanno pari dignità e il crinale linguistico è, anche socialmente nella percezione collettiva, fuorviante".

Per questo, secondo Penzo Doria non bisognerebbe utilizzare la tassonomia "università statali e università non statali" ma "università pubbliche e università private".