Quanti sono gli studenti promossi al primo appello di Medicina
Quanti sono gli studenti promossi al primo appello del semestre aperto di Medicina? I dati e le polemiche sorte dopo la pubblicazione dei risultati
Il primo appello del semestre filtro di Medicina non è andato bene: i bocciati superano di gran lunga i promossi. Ma quanti sono gli studenti che hanno passato i test? Il ministero dell’Università e della Ricerca non ha ancora diffuso i dati ufficiali, ma è possibile tracciare un primo bilancio grazie alle informazioni fornite dagli atenei.
Quanti studenti sono passati al primo appello di Medicina
Dalle prime stime riportate da Ansa, solo tra il 10 e il 15% dei partecipanti al primo appello di Medicina ha superato tutti e tre gli esami propedeutici all’ammissione. Questo significa che, su 100 aspiranti medici, soltanto 10-15 hanno ottenuto il punteggio minimo di 18/30 in ciascun test (Chimica, Biologia e Fisica).
I risultati, pubblicati il 3 dicembre, hanno mostrato uno scenario simile nelle diverse università italiane: boom di bocciati, soprattutto in Fisica, che si conferma la materia più ostica con una forbice di successi compresa tra il 9 e il 17%.
Incrociando i dati provenienti dai vari atenei, emerge che il 22-23% dei candidati alle prove del 20 novembre ha ottenuto almeno 18 punti in due esami su tre. In altre parole, circa uno studente su cinque è riuscito a superare due prove, nella maggior parte dei casi Biologia e Chimica, mentre Fisica resta il principale ostacolo. Considerando i circa 50mila partecipanti, si parla all’incirca di 11mila studenti che hanno superato almeno due esami.
Numeri ancora molto lontani dai quasi 20mila posti disponibili nelle facoltà mediche delle università statali italiane. Per poter accedere alla graduatoria nazionale e entrare a Medicina, infatti, è necessario superare tutte e tre le prove. Anche chi dovesse ottenere ottimi risultati in due esami non può concorrere a un posto.
Gli aspiranti camici bianchi avranno un’altra possibilità con il secondo appello del 10 dicembre, le cui iscrizioni si chiudono domani, 6 dicembre. A quel punto i giochi saranno fatti. I risultati usciranno entro il 23 dicembre, mentre la graduatoria nazionale sarà pubblicata il 12 gennaio 2026.
Le polemiche sul primo appello di Medicina
Gli esiti del primo appello di Medicina hanno scatenato numerose polemiche anche da parte delle opposizioni, da sempre critiche nei confronti della riforma Bernini che ha introdotto il semestre aperto.
Alfredo D’Attorre, responsabile Università e Ricerca nella segreteria nazionale del Partito democratico, ha parlato di “disastro del cosiddetto semestre filtro”, evidenziando che “due mesi e mezzo di lezioni prevalentemente online” non sono sufficienti per preparare gli studenti a “una prova selettiva così importante”. Il Pd chiede di fare “chiarezza sulle sulle diverse anomalie e segnalazioni di irregolarità” e di aprire “un confronto per superare questa riforma sbagliata“.
Critico anche Davide Faraone, vicepresidente nazionale di Italia Viva, secondo cui “il Governo Meloni si riempie la bocca con la parola ‘merito’, ma costruisce una riforma che di meritocratico non ha nulla: compressa nei tempi, povera nei contenuti, incapace di reggere l’urto della realtà”. E ha proseguito: “La ministra Bernini può ripetere che ‘nessuno ha copiato’ e che ‘i ragazzi hanno studiato’. Il problema è un altro: non si costruisce il futuro della sanità italiana con l’improvvisazione“.
Dura anche la posizione di Azione: “Il semestre filtro è stato introdotto facendo leva sulle speranze degli aspiranti medici raccontando che grazie a questa riforma tutti avrebbero avuto la possibilità di prepararsi adeguatamente e avremmo avuto più medici. È andato tutto al contrario: gli studenti non sono mai stati così poco preparati e rischiamo di avere meno medici del necessario. Per passare dal numero chiuso al finto numero aperto rischiamo di ottenere solo una cosa: un numero insufficiente”. Secondo il partito di Carlo Calenda, i risultati del primo appello sono “l’ennesima dimostrazione del fallimento di questa riforma, sulla pelle dei giovani aspiranti medici”.
Nel frattempo, la Cgil ha annunciato che scenderà in piazza l’11 dicembre al fianco dell’Unione degli universitari (Udu). L’organizzazione studentesca ha preparato una diffida collettiva per chiedere che agli studenti venga riconosciuta la possibilità di scegliere il punteggio migliore ottenuto nei due appelli disponibili. Attualmente, invece, la normativa stabilisce che il voto del secondo appello sia definitivo per chi ha deciso di rifiutare quello conseguito nella prima sessione.
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