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Quanto costa mettere i metal detector a scuola: affondo di Maggi

Andrea Maggi calcola quanto costa mettere i metal detector a scuola, come proposto dal ministro Giuseppe Valditara: l'affondo del prof del Collegio

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Dopo la tragica vicenda di La Spezia, dove uno studente è stato accoltellato a morte da un compagno di classe, il ministro Giuseppe Valditara ha proposto di mettere metal detector a scuola. Ma quanto costa? A fare una stima è stato il prof Andrea Maggi, che in un editoriale ha smontato punto per punto la proposta del ministro dell’Istruzione e del Merito.

La stima di prof Maggi sui costi dei metal detector a scuola

"Facciamo due conti". Andrea Maggi, insegnante tra i protagonisti de Il Collegio, sulle pagine del Gazzettino.it ha proposto il calcolo dei costi che lo Stato dovrebbe sostenere per installare metal detector a scuola, come proposto dal ministro Valditara dopo il caso dello studente ucciso a La Spezia.

Il professore ha spiegato che un metal detector a porta costa circa 1.500 euro escluso il montaggio. Se si ipotizza di installarne almeno due per ogni istituto scolastico italiano, "più o meno quarantamila", "il costo di questa operazione-sicurezza ammonterebbe a circa 120 milioni di euro", ha specificato Maggi ribadendo che in questa somma non sono compresi i costi di installazione.

L’insegnante ha aggiunto che "suscita un certo sbigottimento" pensare che lo Stato possa reperire risorse così ingenti per i metal detector quando, "da anni", la scuola pubblica denuncia la mancanza di materiali essenziali, "a partire dalla carta igienica".

Perché i metal detector a scuola non servono per prof Maggi

Per Andrea Maggi si tratta di una "spesa consistente" che avrebbe un "impatto zero" nella lotta contro la violenza giovanile.

"Dal lato pratico, infatti, il metal detector di per sé non risolve granché – ha spiegato -. Riconosce gli oggetti metallici, è vero, compresi i temperini e le forbicine, che verrebbero assurdamente banditi dalle scuole […]. Ma è vero anche che colui che cova un intento omicida può scegliere benissimo di dotarsi di un coltello in silicone o in ceramica […] che eluderebbe il controllo al metal detector".

Secondo il prof, però, il punto è un altro: "Il coltello non è il vero problema, perché di per sé non fa nulla. È la mano che lo impugna a determinarne l’utilizzo". E ha invitato a osservare cosa succede nei Paesi dove la violenza tra i giovani è un’emergenza e in cui le scuole sono dotate di metal detector. Negli Stati Uniti, per esempio, "gli strumenti messi in atto per reprimere la violenza finora hanno avuto esito scarso. Solo nel 2025 le sparatorie di massa sono state 389", ha evidenziato Maggi.

Come contrastare la violenza giovanile secondo Maggi

Il professore ha fatto l’esempio della Gran Bretagna, in cui il governo ha avviato un piano per il contrasto della violenza di genere che "coinvolge sia gli studenti che le famiglie, al fine di contrastare gli stereotipi tossici e l’influenza negativa dei media, che sono la fonte principale della diffusione di modelli negativi".

Anche in Italia, secondo Maggi, servono investimenti volti a "prevenire l’uso della violenza come linguaggio, oggi utilizzato in primis da molti leader mondiali, in sostituzione del dialogo, del confronto e della parola". Parola che "deve tornare a essere al più presto l’unico strumento di civiltà su cui poter confidare", ha concluso.

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