Quanto guadagna un insegnante: il "paradosso" svelato dal Fisco
Un nuovo studio fotografa un paradosso italiano: gli insegnanti dichiarano al Fisco redditi annui più alti rispetto a gioiellieri e commercianti
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I gioiellieri dichiarano un reddito annuo inferiore a quello degli insegnanti e così anche i commercianti. È quanto emerge dalla tredicesima edizione del Rapporto curato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali sull’Osservatorio della spesa pubblica e delle entrate.
La fotografia che scatta è nitida e per molti versi allarmante: in diversi casi chi possiede o gestisce un’attività dichiara meno di alcune categorie di lavoratori dipendenti, privati o pubblici (proprio come gli insegnanti). Squilibri socioeconomici e fiscali che, come sostengono i fautori dello studio, frenano la crescita del nostro Paese.
- Quanto dichiarano gli insegnanti rispetto ad altre professioni
- Cosa dicono i dati sull’affidabilità fiscale
Quanto dichiarano gli insegnanti rispetto ad altre professioni
L’Osservatorio della spesa pubblica e delle entrate 2026 ha analizzato le dichiarazioni dei redditi ai fini IRPEF relativi al 2024, presentate all’amministrazione nel 2025 ed elaborate tra aprile e maggio 2026. Ha studiato inoltre le altre imposte dirette e indirette per importi, tipologia dei contribuenti e territori, sulla base degli ultimi dati resi noti dall’amministrazione finanziaria.
Ma quanto dichiarano davvero al Fisco le diverse professioni? Lo studio ha messo a confronto i redditi delle varie categorie e ciò che è emerso è sorprendente: i docenti dichiarano una media di 28.300 euro annui, un dato in crescita rispetto alla serie storica che parte dal 2018 (in cui venivano dichiarati 24.080 euro all’anno di stipendio), ma se si confrontano i dati con altre professioni, risulta che gli insegnanti guadagnerebbero più dei gioiellieri e dei commercianti.
La categoria di orologiai e gioiellieri, infatti, nel 2024 ha dichiarato un reddito annuo di 27.000 euro, mentre quella dei commercianti ha dichiarato 25.110 euro. Ma non solo. Lo stesso vale per altre categorie: gestori di ristoranti e pizzerie dichiarano al Fisco un reddito di 26.100 euro annui, mentre i commercianti al dettaglio di generi alimentari 17.400 euro all’anno, e i gestori di discoteche, sale da ballo e scuole di danza addirittura 11.700 euro.
Cosa dicono i dati sull’affidabilità fiscale
Il confronto tra i redditi dichiarati non basta, da solo, a trarre conclusioni sull’evasione fiscale in Italia. Un altro dato del rapporto riguarda gli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa), che assegnano un punteggio da 1 a 10 (da 1 a 5 ci sono anomalie, sopra l’8 c’è coerenza e trasparenza gestionale): più della metà dei contribuenti interessati non raggiunge quota 8, soglia che dà accesso a specifici benefici. Tra le attività con ricavi inferiori a 30mila euro figurano gli psicologi; sopra questa cifra compaiono ristoranti, lavanderie e negozi di giochi e abbigliamento sportivo. Gli stabilimenti balneari sono presenti invece in entrambe le fasce.
Il quadro analizzato dal Rapporto si completa con la distribuzione dell’Irpef: nel 2024, sono stati prodotti 1.076 miliardi di euro di redditi e il 18,78% dei contribuenti (poco meno di 8 milioni di italiani) ha dichiarato almeno 35mila euro lordi annui e ha versato circa il 65% dell’imposta complessiva. Chi dichiara fino a 29mila euro, circa il 70% del totale, contribuisce invece per il 21,33% al gettito Irpef. Sono numeri che mostrano quanto il gettito fiscale sia concentrato in una parte relativamente piccola dei dichiaranti.
Il gruppo al vertice è ancora più ristretto: 58.700 persone dichiarano oltre 300mila euro lordi l’anno, ovvero solo lo 0,1% della popolazione, e sostengono il 6,49% dell’intera Irpef.