Quanto guadagna un insegnante in Italia: "Aumenti in arrivo”
Il ministero dell'Istruzione e del Merito ha fatto sapere che sono previsti aumenti per i docenti e per il personale ATA oltre ad arretrati e un bonus
La questione degli stipendi del personale scolastico è spesso al centro del dibattito. Da tempo vengono richiesti aumenti e un miglioramento delle condizioni lavorative. Con un comunicato, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha fatto sapere che sono stati concordato incrementi mensili sia per il personale ATA che per i docenti, oltre ad arretrati e un bonus una tantum.
Lo stipendio degli insegnanti in Italia
Attualmente gli insegnanti italiani percepiscono stipendi che variano notevolmente in funzione del grado scolastico in cui lavorano, delle mansioni svolte e dell’anzianità accumulata, rendendo il panorama retributivo complesso e differenziato.
Il contratto CCNL 2019/2021 ha previsto aumenti lordi per tutti i docenti, portando gli stipendi mensili netti a oscillare tra circa 1.300 e 1.500 euro per chi è all’inizio della carriera.
Esistono differenze regionali negli stipendi, come nella provincia autonoma di Bolzano, dove le retribuzioni risultano mediamente più elevate grazie a politiche locali specifiche.
I docenti che operano nella scuola dell’infanzia e nella primaria, hanno stipendi annuali lordi che partono da 20.897 euro fino a 30.537 euro, in base agli anni di servizio.
Questi importi lordi si traducono in uno stipendio netto mensile compreso tra 1.300 e 1.700 euro, a seconda delle trattenute fiscali e contributive.
Gli insegnanti della scuola media percepiscono un salario leggermente più alto che va dai 22.679 euro lordi a 33.837 euro lordi, ovvero pari a una retribuzione mensile netta tra 1.400 e 1.800 euro, con differenze significative legate all’anzianità. Anche per i docenti di questo grado, è prevista la tredicesima mensilità, che contribuisce al reddito annuale complessivo.
Per i docenti delle superiori, le retribuzioni dipendono dal titolo di studio posseduto. I docenti diplomati percepiscono uno stipendio annuale lordo da circa 20.897 euro a circa 31.492 euro. Gli insegnanti laureati vanno da circa 22.679 euro a circa 35.505 euro.
Questo significa che un insegnante laureato con oltre 35 anni di servizio può arrivare a percepire circa 2.000 euro netti mensili.
Gli aumenti in arrivo per gli insegnanti
Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha comunicato che “con la firma definitiva oggi del CCNL del Comparto Istruzione e ricerca per il triennio 2022-2024 manteniamo la promessa di una rapida chiusura anche di questo secondo triennio di contrattazione”.
“Con questo importante passaggio – si legge nella nota – grazie al grande lavoro svolto, al personale della Scuola arriveranno, con il nuovo anno, aumenti di 150 euro al mese per i docenti e 110 euro al mese per gli ATA nonché arretrati pari, rispettivamente, a 1.948 e 1.427 euro. Peraltro, grazie alle risorse recuperate nel bilancio ministeriali, docenti e ATA riceveranno anche l’una tantum aggiuntiva pari a 149 e 109 euro per ciascuna delle due categorie”.
“Il nostro impegno non termina oggi bensì prosegue con determinazione per la veloce chiusura anche del CCNL 2025-2027. A tale riguardo abbiamo già trasmesso la nostra proposta di Atto di indirizzo. Il nostro auspicio è che entro gennaio possano essere assicurati aumenti ed arretrati“, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
La lettera dei prof precari a Valditara
Intanto, a metà dicembre, i professori precari hanno scritto una lettera al ministro Valditara in cui hanno denunciato una “scuola fragile”, che si è andata a creare negli anni e che sta peggiorando.
Siamo “circa 300.000 persone che entrano in classe ogni settembre sapendo che a giugno verranno rimandate allo sbaraglio. Licenziate“, hanno scritto.
Oltre a una maggiore stabilità, i docenti precari hanno chiesto “investimenti veri nel reclutamento. Serve trasformare l’organico di fatto in organico di diritto“. Hanno poi specificato che “ci sono troppi docenti idonei, precari da una vita, che attendono solo una cosa: il giusto riconoscimento, un contratto a tempo indeterminato”.