Salta al contenuto
istruzione iStock

Quanto spendono i Paesi europei per l'istruzione: il confronto

Confronto su quanto spendono i Paesi europei in istruzione e per studente: perché a investimenti più alti non sempre corrispondono maggiori competenze

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

L’istruzione rappresenta una voce importante della spesa pubblica dei Paesi europei, ma le risorse destinate al settore variano sensibilmente da uno Stato all’altro. Il confronto mostra differenze significative nella quota di Pil destinata all’istruzione e nella spesa per studente. Ma a un livello di spesa più elevato non sempre sono associati risultati migliori nelle competenze degli studenti.

Dove si spende di più (e di meno) per l’istruzione in Europa?

Secondo l’analisi di Euronews, basata sui dati Eurostat, nel 2023 i governi dell’Unione europea hanno destinato complessivamente 806 miliardi di euro all’istruzione, pari al 4,65% del Pil del blocco. Una quota leggermente inferiore rispetto a dieci anni fa, quando si attestava al 4,96%. Il picco del 2020 (5,02%) è stato in gran parte dovuto alla contrazione economica causata dalla pandemia più che a un reale aumento degli investimenti.

Tra i Paesi europei, la Svezia è quello che ha dedicato la quota più alta del proprio Pil all’istruzione, il 6,8%. Seguono Finlandia, Islanda, Belgio e Danimarca, tutti oltre il 6%. In fondo alla classifica troviamo la Romania (2,97%) e la Grecia (3,33%), che investono meno della metà rispetto ai Paesi nordici. L’Italia si ferma al 4,06%.

È bene precisare che confrontare la spesa in rapporto al Pil non basta a descrivere la reale capacità di investimento. Per questo Euronews utilizza anche la spesa per studente, espressa in Pps (standard di potere d’acquisto), che permette di tenere conto delle differenze nel costo della vita tra i vari Paesi.

Il caso più evidente è quello del Lussemburgo, che nel 2022 ha destinato all’istruzione il 3,74% del Pil, una percentuale inferiore alla media europea del 4,66%. Nonostante ciò, la spesa per studente ha raggiunto 18.422 Pps, più del doppio della media Ue (8.246 Pps). Al contrario, la Bulgaria ha destinato all’istruzione il 4,5% del Pil, quota vicina alla media europea, ma ha registrato la spesa per studente più bassa dell’Unione, appena 3.097 Pps.

Anche tra le principali economie europee emergono delle differenze. La Francia ha destinato il 5,33% del Pil all’istruzione (superiore alla media Ue), mentre la spesa per studente è pari a 8.151,4 Pps, leggermente inferiore al valore dell’Unione nel suo complesso. Nel 2022 l’Italia si è fermata al 4,07% del Pil, ma la spesa per studente, pari a 7.945 Pps, è solo leggermente inferiore alla media Ue. La Germania, invece, ha destinato il 4,79% del Pil, ma ha raggiunto una spesa per studente di 10.363 Pps, circa il 26% in più rispetto alla media europea.

Confronto tra spesa in istruzione e risultati degli studenti nei Paesi europei

Spendere di più, però, non significa automaticamente ottenere risultati scolastici migliori. Per misurare le competenze degli studenti, l’analisi utilizza i dati del Pisa 2022, il programma dell’Ocse che valuta i quindicenni in lettura, matematica e scienze.

Nel 2022 il 26,2% degli studenti europei non ha raggiunto il livello minimo di competenza in lettura, mentre in matematica la percentuale sale al 29,5%. Il confronto con il 2012 evidenzia inoltre un peggioramento: dieci anni prima gli studenti con risultati insufficienti erano il 18% in lettura e il 22,1% in matematica.

I Paesi che spendono di più per alunno tendono a ottenere risultati migliori, ma la relazione non è affatto scontata. Un esempio è rappresentato dalla Lettonia. Il Paese ha speso circa 4.999 Pps per studente, il 39% in meno rispetto alla media europea, ma la percentuale di studenti con competenze insufficienti sia in matematica sia in lettura è risultata inferiore alla media Ue.

Anche l’Estonia si distingue per i risultati particolarmente positivi: solo il 15% degli studenti è risultato sotto il livello minimo in matematica, la percentuale più bassa nell’Unione europea. Seguono Irlanda e Danimarca con valori intorno al 19-20%.

Il confronto con Malta porta invece a una conclusione opposta. Il Paese ha speso 9.658 Pps per studente, circa il 17% in più della media europea, ma ha registrato risultati peggiori: il 32,6% degli studenti è risultato sotto il livello minimo in matematica e il 36,3% in lettura.

Guardando all’Italia, la spesa per studente è leggermente inferiore alla media europea e la quota di studenti con risultati insufficienti in matematica raggiunge il 29,6%, praticamente in linea con la media Ue ma comunque lontana dall’obiettivo europeo per il 2030 (15%).

Il confronto dimostra che il problema non riguarda soltanto quanto si spende, ma soprattutto come vengono utilizzate le risorse. Investimenti maggiori possono certamente creare condizioni migliori, ma devono essere accompagnati da altre misure strutturali: classi meno numerose, insegnamento personalizzato, formazione adeguata degli insegnanti, aggiornamento dei programmi scolastici e un uso efficace della tecnologia.

A pesare è anche la condizione socio‑economica degli studenti: nel Pisa 2022, il 48% degli alunni europei provenienti da contesti svantaggiati non ha raggiunto il livello minimo in matematica, contro l’11% degli studenti avvantaggiati.