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Raoul Bova preside del liceo più inclusivo d’Italia ANSA

Raoul Bova preside del liceo più inclusivo d’Italia in tv

Raoul Bova veste i panni di un dirigente scolastico nella serie "Tutto l'amore che c'è" che mette al centro del racconto la scuola e la disabilità

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

In televisione sono diverse le serie che trattano il tema della scuola e dei giovani. Molte hanno avuto un gran successo, ma nessuna ha ancora trattato il tema della disabilità. All’Italian Global Series 2026 è stato presentato "Tutto l’amore che resta", una fiction con protagonista Raoul Bova, un preside impegnato a far diventare il suo istituto più inclusivo possibile.

La fiction con Bova "Tutto l’amore che resta"

"Tutto l’amore che resta" è una serie prodotta da Fabula Pictures e presentata da Rai Fiction che mette al centro del racconto i ragazzi, la scuola e la disabilità. Raoul Bova interpreta un illuminato dirigente scolastico di un liceo di Frascati che vuole trasformare il suo istituto nel più inclusivo.

Il cast è composto anche da Giulia Bevilacqua, Gloria Harvey, Francesco Leo, Anna Favella, Adriana Savarese, Fiorenza Pieri, Federica Pagliaroli e Chiara Bordi.

Il progetto è un adattamento italiano della serie francese "Lycée Toulouse-Lautrec", ed è diretta da Andrea Rebuzzi, già regista di "Un professore 3".

Chi è il preside interpretato da Bova

La serie affronta il tema della disabilità e dell’inclusione nel mondo dei liceali, con i ragazzi presi ad affrontare le emozioni, i disagi, le sfide e le conquiste adolescenziali che sono le stesse per tutti gli studenti a prescindere dal loro corpo.

Raoul Bova interpreta Stefano, il preside del liceo Hellen Keller di Frascati, un istituto scolastico specializzato nel fornire supporto pratico ed emotivo ad alunni con disabilità e alle loro famiglie. Il suo personaggio sarà alle prese con la gestione degli adolescenti che frequentano la scuola e anche i loro familiari. Il racconto si snoda, in particolare, attorno a Vittoria, una 17enne della Roma bene costretta dalla madre a trasferirsi a Frascati perché il fratello autistico è stato iscritto al liceo diretto da Stefano.

Il produttore della serie, Nicola De Angelis, ha detto che "sin dal suo concepimento questa serie ha mostrato di avere una forza molto più radicata sul territorio. Questo racconto descrive il sogno non utopico di qualcosa che in Italia non esiste ancora, ma che può ancora cambiare".

Per il regista Andrea Rebuzzi, uno degli elementi distintivi dell’adattamento italiano riguarda il contesto scolastico.

"Noi abbiamo raccontato una scuola pubblica, mentre nella serie francese la scuola è privata. Il fatto che sia una scuola pubblica mette al centro una serie di questioni, non ultima quella dei budget necessari per superare determinati ostacoli".

L’idea alla base del liceo di "Tutto l’amore che resta"

L’idea alla base della serie televisiva "Tutto l’amore che resta" è quella di rendere la scuola un luogo inclusivo in cui ogni studente possa trovare uno spazio di apprendimento e di crescita equo.

Il regista Rebuzzi ha sottolineato che "la protagonista non ha una disabilità, ma ha un fratello con neurodivergenza: cosa significa avere un fratello così? Cosa significa avere un compagno di scuola così? Probabilmente non significa niente di più di quello che significa nelle stesse situazioni con studenti senza disabilità. L’obiettivo della serie era mostrare proprio questo: non rendere la disabilità uno stigma, ma semplicemente una caratteristica di questi ragazzi".