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Riapertura scuole: quanti insegnanti e presidi mancano (e dove)

Anche quest'anno, la riapertura delle scuole è accompagnata da una carenza di personale scolastico: quanti insegnanti e presidi mancano (e dove)

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

La riapertura delle scuole si avvicina e, come spesso accade, il sistema educativo italiano deve fare i conti con diverse criticità, in primo luogo la carenza di personale. Ma quanti insegnanti e presidi mancano? E dove si concentrano le maggiori difficoltà? La risposta non è univoca e nasconde problematiche complesse e di lunga data, denunciate da sindacati e associazioni di categoria.

Perché mancano insegnanti per la riapertura delle scuole

Con l’imminente ripresa delle attività didattiche, il sistema scolastico italiano si trova ancora una volta a dover fronteggiare la mancanza di personale scolastico, docenti compresi.

Come spiegato da Sky Tg24, nonostante il ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) abbia già assunto oltre 50mila insegnanti nei primi mesi del 2025, il problema delle cattedre scoperte persiste. Secondo le stime, per garantire la continuità didattica fino alla fine dell’anno scolastico 2025-2026, saranno necessari oltre 35mila supplenti, con più di 18mila posti di sostegno in deroga, fondamentali per assicurare l’assistenza agli alunni con disabilità.

Le cause di questa carenza sono molteplici, in primo luogo la combinazione di pensionamenti e mancate stabilizzazioni: molte cattedre rimaste vacanti, infatti, non riescono a essere coperte dalle graduatorie per i docenti di ruolo.

A questi fattori si sommano i congedi di maternità e un aumento costante del numero di richieste di insegnanti di sostegno, un bisogno che cresce ogni anno ma che la formazione degli insegnanti non riesce ancora a soddisfare pienamente.

Uno degli effetti più evidenti di questa carenza è l’elevato numero di cattedre scoperte in scuole di ogni ordine e grado e la difficoltà nel garantire il tempo pieno, specialmente alla primaria. Come sottolineato da Sky Tg24, non esiste ancora una mappatura ufficiale del numero esatto delle scuole coinvolte a livello nazionale.

Quanti presidi mancano e dove

La situazione non è meno critica per quanto riguarda i dirigenti scolastici. A settembre, saranno “centinaia” le scuole che inizieranno l’anno scolastico senza un preside di ruolo, venendo quindi gestite da un dirigente di un’altra sede. Questo fenomeno, noto come “reggenza”, è stato denunciato dall’associazione sindacale Dirigentiscuola, che ha inviato una lettera aperta al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.

Il sindacato ha richiamato il ministro al rispetto “dell’impegno da lui assunto tempo fa: una scuola, un dirigente. Il che significa, senza mezzi termini, basta reggenze”, hanno specificato dall’associazione.

A riprova della gravità della situazione, Dirigentiscuola ha citato il caso “emblematico” della Liguria, “dove su 17 sedi vacanti solo 6 verranno effettivamente assegnate a dirigenti titolari”.

Da parte sua, il MIM ha precisato che negli ultimi due anni scolastici si è registrata una notevole riduzione delle reggenze, grazie all’immissione in ruolo di quasi 900 nuovi dirigenti. Il ministero ha inoltre aggiunto che per l’anno scolastico 2025/2026 le reggenze saranno tra le 300 e le 400 su un totale di 7.389 scuole statali, e che la quasi totalità di queste è dovuta alla necessità di coprire assenze temporanee e legittime dei presidi titolari.

“Ribadiamo con forza la nostra proposta – hanno commentato da Dirigentiscuola -: ripristinare l’incarico di presidenza, già previsto da normative specifiche e sperimentato con successo in passato. Nella stessa direzione va un’altra proposta contenuta in una lettera già inviata al ministro: assegnare provvisoriamente tutte le sedi libere delle regioni del Sud ai numerosi dirigenti scolastici attualmente fuori regione, consentendo così l’assegnazione delle restanti sedi libere agli idonei con incarico”.

Secondo il sindacato si tratta di “due interventi semplici ma concreti, capaci di restituire dignità e giustizia agli ‘esiliati’, costretti a lavorare lontano dai propri affetti senza prospettive certe di rientro, e, allo stesso tempo, di offrire a centinaia di vincitori di concorso l’opportunità di avviare subito la propria carriera dirigenziale, seppur con incarico a tempo”.