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Rileggere appunti prima di dormire iStock

Rileggere gli appunti prima di dormire aiuta a memorizzare?

Gli studi scientifici suggeriscono che rileggere gli appunti prima di dormire può aiutare memoria e apprendimento con alcuni limiti e rischi

Camilla Valerio

Camilla Valerio

GIORNALISTA ESPERTA DI QUESTIONI SOCIALI

Nata a Bolzano e cresciuta in giro per l’Italia sono una giornalista freelance e dottoranda in Scienze Politiche e della Comunicazione. Negli anni ho trasformato la passione per la scrittura e la divulgazione in un lavoro, occupandomi di cultura, questioni sociali e sport per diverse testate online.

  • Secondo diversi studi scientifici il cervello continua a elaborare le informazioni durante il sonno.
  • Rileggere gli appunti prima di dormire è utile, se il ripasso è breve e utilizza tecniche mirate.
  • I benefici del ripasso prima di dormire dipende dalla qualità e dalla regolarità del sonno successivo.

Rileggere gli appunti prima di dormire aiuta davvero la memoria oppure è solo uno dei tanti consigli tramandati di bocca in bocca tra studenti? Negli ultimi anni le neuroscienze e la psicologia cognitiva hanno studiato a fondo il rapporto tra sonno e apprendimento, arrivando a una conclusione abbastanza chiara: dormire bene dopo aver studiato può favorire il consolidamento delle informazioni. Ma attenzione: non basta una rilettura distratta per migliorare la memoria.

Perché il cervello memorizza meglio durante il sonno

Molti studi scientifici suggeriscono che il cervello continui a elaborare le informazioni anche mentre dormiamo. Durante il sonno, infatti, avviene il cosiddetto “consolidamento della memoria”, un processo attraverso cui ciò che abbiamo imparato durante il giorno viene trasferito dalla memoria a breve termine a quella più stabile e duratura.

Secondo il neuroscienziato Matthew Walker, direttore del Center for Human Sleep Science dell’Università della California a Berkeley e autore del bestseller Why We Sleep, il sonno non rappresenta una semplice pausa dell’attività mentale, ma una fase fondamentale per l’apprendimento. Walker sostiene che “il sonno dopo l’apprendimento è essenziale per salvare e consolidare le nuove informazioni nell’architettura del cervello”.

Uno studio pubblicato su PubMed Central (PMC) ha osservato che gli studenti che studiano poco prima del sonno ricordano più facilmente le informazioni rispetto a chi studia molte ore prima di coricarsi. Il motivo sarebbe legato al fatto che tra apprendimento e sonno ci sono meno interferenze cognitive: il cervello può quindi “lavorare” immediatamente sui concetti appena appresi.

Anche Robert Stickgold, uno dei maggiori esperti mondiali di sonno e memoria della Harvard Medical School, ha spiegato che durante la notte il cervello non si limita a conservare informazioni, ma continua a organizzarle e collegarle tra loro. In pratica, mentre dormiamo, il cervello rafforza i ricordi importanti e scarta quelli considerati meno utili.

Le neuroscienze hanno mostrato che questo processo avviene soprattutto durante il sonno profondo. È in questa fase che il cervello “ripete” inconsciamente le informazioni studiate durante il giorno, rafforzando le connessioni neuronali. Per questo motivo il sonno viene oggi considerato una parte integrante dell’apprendimento e non semplicemente un momento di recupero fisico.

Rileggere gli appunti prima di dormire funziona davvero?

La risposta breve è sì, ma con alcune precisazioni importanti. Rileggere gli appunti prima di dormire può aiutare la memorizzazione, soprattutto se il ripasso è breve, mirato e fatto nel modo corretto. Tuttavia, gli esperti sottolineano che la semplice rilettura passiva non è la strategia più efficace.

Molti studi sulla memoria dimostrano infatti che il cervello impara meglio quando è costretto a recuperare attivamente le informazioni. Tecniche come il “richiamo attivo”, le flashcard, l’auto-interrogazione o il riassunto personale funzionano molto meglio della lettura meccanica delle stesse pagine. In altre parole, leggere gli appunti distrattamente prima di addormentarsi potrebbe avere un effetto limitato. Più utile è invece provare a ricordare i concetti senza guardare il testo, ripetere ad alta voce oppure sintetizzare mentalmente ciò che si è studiato.

Barbara Oakley, docente di ingegneria e autrice del libro A Mind for Numbers, spiega che il cervello alterna due modalità di apprendimento: una “focalizzata”, utilizzata durante lo studio intenso, e una “diffusa”, che entra in funzione durante il riposo e aiuta a creare collegamenti più profondi tra le informazioni. Secondo Oakley, il sonno permette proprio al cervello di completare questo processo invisibile.

I rischi di studiare troppo prima di dormire

Esistono però anche alcune criticità. Il beneficio del ripasso serale dipende molto dalla qualità del sonno successivo. Se studiare fino a tardi provoca stress, ansia o insonnia, il vantaggio può ridursi drasticamente. Le ricerche sulla deprivazione del sonno mostrano che dormire poco peggiora attenzione, concentrazione e memoria. In pratica, sacrificare ore di sonno per continuare a studiare spesso produce l’effetto opposto rispetto a quello desiderato.

Uno studio americano del 2022 ha mostrato che rimanere svegli dopo la mezzanotte aumenta drasticamente l’esposizione a stimoli negativi – come ad esempio la solitudine, lo sconforto, i pensieri catastrofici e la disperazione – rendendoci inclini ad assumere comportamenti rischiosi che possono portare anche ai gesti più estremi.

Matthew Walker ha più volte criticato la cultura delle “notti in bianco”, sostenendo che il cervello privato del sonno fatica non solo a ricordare le informazioni, ma anche ad apprenderne di nuove il giorno successivo. Per questo motivo molti neuroscienziati considerano il sonno una vera strategia per il benessere mentale e lo studio.

Purtroppo però diversi dati e ricerche hanno dimostrato che la quasi totalità degli studenti italiani soffre di una forte deprivazione di sonno. L’Osservatorio sulle Dipendenze della Provincia di Treviso ha condotto una rilevazione su 3.685 studenti e ha scoperto che solo il 4% dorme almeno 9 ore a notte. Un recente ricerca, che ha coinvolto 600 studenti del corso di laurea di Psicologia dell’Università di Torino, ha dimostrato che 74% degli studenti universitari in Italia dorme meno di quanto raccomandato dai medici.

Anche la luce blu degli schermi può rappresentare un problema. Utilizzare smartphone, tablet o computer fino a pochi minuti prima di dormire può alterare la produzione di melatonina, l’ormone che regola il sonno, rendendo più difficile addormentarsi. Un ripasso efficace dovrebbe quindi essere breve, tranquillo e possibilmente lontano dagli schermi.

Va inoltre ricordato che il sonno non crea apprendimento dal nulla. Non esistono prove scientifiche solide che confermino l’idea di “imparare dormendo” magari ascoltando una registrazione durante la notte. Il cervello può consolidare ciò che è stato studiato da svegli, ma non sostituire completamente lo studio attivo.

Nel complesso, però, il quadro scientifico è abbastanza chiaro: rileggere gli appunti prima di dormire può aiutare davvero a memorizzare meglio, purché il ripasso sia attivo, lontano dagli schermi e seguito da un sonno regolare e di qualità. Le neuroscienze stanno mostrando sempre più chiaramente che memoria e riposo lavorano insieme. Per imparare meglio, quindi, non basta studiare di più: bisogna anche dormire meglio.