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Risultati test Medicina, già 6mila ricorsi: interviene Bernini

Presentati già 6mila ricorsi dopo lo svolgimento del primo appello di Medicina, i cui risultati usciranno oggi: l'intervento della ministra Bernini

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Caos dopo il primo appello del semestre aperto di Medicina che si è svolto il 20 novembre. Dopo lo svolgimento dei test, i cui risultati usciranno oggi 3 dicembre, sono stati già presentati 6mila ricorsi da associazioni, organizzazioni studentesche e studi legali. La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini è intervenuta in tv facendo chiarezza su quanto accaduto durante le prove.

È caos dopo il primo appello di Medicina

Le polemiche sono iniziate ancora prima dell’approvazione della riforma Bernini, che ha abolito il test d’ingresso alle facoltà mediche sostituendolo con un semestre aperto a tutti. Una modalità di accesso che non ha convinto molte associazioni studentesche (e non solo).

Una volta ottenuto il via libera del Parlamento, la riforma è stata inaugurata l’1 settembre con l’avvio dei corsi universitari di preparazione agli esami. Il primo appello si è tenuto il 20 novembre, e i risultati saranno pubblicati oggi, mercoledì 3 dicembre.

Durante le prove, però, nonostante il divieto di introdurre smartphone, qualche candidato ha fotografato i test e li ha diffusi online. Le proteste si sono così intensificate.

Il ministero dell’Università e della Ricerca, da parte sua, ha raccolto numerose segnalazioni di irregolarità, mentre la Polizia postale ha avviato le indagini e individuato i responsabili degli scatti.

Nel frattempo, alcune associazioni, organizzazioni e studi legali hanno fatto ricorso. Al momento, come riportato da La Repubblica, sono già stati presentati almeno 6mila reclami.

Presentati già 6mila ricorsi per il primo appello del semestre filtro

Le irregolarità che abbiamo documentato non sono episodi marginali, ma segnali di un sistema strutturalmente inadeguato. Plichi aperti prima dell’orario, prove circolate online, violazioni dell’anonimato, utilizzo di dispositivi elettronici, differenze arbitrarie nelle regole tra atenei, assenza di tutele omogenee per studenti con disabilità e Dsa”.

È questa la denuncia dell’Unione degli universitari (Udu), che si è mossa fin da subito predisponendo un modello di ricorso e raccogliendo circa 5mila firme a sostegno di un reclamo collettivo che sarà presentato al Comitato europeo dei diritti sociali. Si tratta dell’unico organo europeo in grado di certificare ufficialmente la violazione dei diritti sociali fondamentali e di imporre a Parlamento e Governo di modificare una normativa ritenuta incompatibile con la Carta sociale europea.

“A questo si aggiunge un impianto che esclude la maggior parte dei partecipanti, mantiene di fatto il numero chiuso e crea un percorso caotico, diseguale, non trasparente cacciando gli studenti dal sistema universitario dopo averli iscritti”, hanno proseguito da Udu.

E ancora: “Il semestre filtro ha prodotto una selezione mascherata, con costi economici e personali enormi per migliaia di ragazze e ragazzi, e con un livello di discrezionalità tra atenei che mina il principio stesso di uguaglianza nell’accesso all’università“.

Un altro ricorso, come spiegato da La Repubblica, è stato organizzato dal comitato Medici senza filtri ed è stato firmato da oltre 2.500 studenti iscritti al semestre filtro. La richiesta è quella di poter scegliere il punteggio migliore ottenuto in ciascuna prova nei due appelli a disposizione. Al momento, la norma prevede che chi ha partecipato al primo appello può rifiutare il voto e rifare il test nel secondo appello, senza possibilità di mantenere la valutazione.

La contestazione non riguarda solo l’esito, ma anche le modalità con cui si sarebbe svolta la prova del 20 novembre. Gli studenti hanno denunciato centinaia di testimonianze sull’uso di dispositivi elettronici, controlli non uniformi, vigilanza carente e una gestione caotica in diverse sedi italiane in cui si è tenuto il primo appello. “Una situazione che ha alimentato sfiducia e diseguaglianze tra i candidati, spingendo a una reazione collettiva organizzata e determinata”, hanno detto da Medici senza filtri.

Nel ricorso, oltre a chiedere l’annullamento della prova del 20 novembre, viene sollecitato un rafforzamento delle misure di sicurezza per il secondo appello del 10 dicembre: “Ci vogliono metal detector, controlli omogenei e protocolli chiari in tutti i plessi universitari”.

L’intervento di Bernini sul primo appello di Medicina

La ministra Anna Maria Bernini è intervenuta nel corso della puntata di oggi, 3 dicembre, di Mattino Cinque per fare un commento sul primo appello di Medicina in attesa dei risultati che usciranno nel corso della giornata.

La ministra ha sottolineato che gli studenti che hanno svolto le prove il 20 novembre “non hanno copiato e questo lo vediamo dai numeri“.

Bernini ha spiegato: “C’è stata una sequenza di fake news sui social, ma sui social si può dire qualsiasi cosa perché non c’è contraddittorio. Ho visto un post virale in cui si dice che a Reggio Calabria hanno copiato tutti. Ma a Reggio Calabria non c’è la facoltà di Medicina, quindi non si sono fatti esami”.

Alla domanda del giornalista sulle foto scattate durante il primo appello e diffuse sulla rete, la ministra ha risposto: “Sono due compiti“, ha specificato evidenziando che sono già stati individuati i responsabili.

“Di fronte alle chiacchiere dei social, noi abbiamo dei verbali certificati dalle singole facoltà delle 44 università – ha proseguito la ministra -. Alcuni sono stati colti in flagrante, quindi sono stati tolti i telefonini e i ragazzi hanno avuto il compito annullato lì, subito. Altri, magari se hanno detto sui social che di avere copiato, noi vedremo se c’è un nome che corrisponde a un codice identificativo, perché ovviamente ogni codice corrisponde a un compito e ogni compito corrisponde a un ragazzo. Vedremo se ha copiato e la considereremo una autodenuncia. E quindi i compiti saranno annullati“, ha concluso Bernini.

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