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Ritorno a scuola: le regole dei pediatri per genitori e bambini CANVA

Ritorno a scuola: le regole dei pediatri per genitori e bambini

Il riadattamento ai ritmi scolastici dopo la pausa estiva può essere difficoltoso, le prime settimane sono importanti per ristabilire l'equilibrio

3 min di lettura

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Settembre è il mese del ritorno alle solite abitudini dopo la pausa estiva. Questo vale sia per gli adulti che per i più piccoli. Con la riapertura delle scuole, i bambini riprendono a doversi svegliare sempre alla stessa ora, fare colazione e riprendere a studiare. I pediatri dell’ospedale Bambino Gesù hanno diffuso alcune regole per ristabilire equilibrio e corretti stili di vita.

Le regole dei pediatri per il ritorno a scuola

Secondo gli specialisti dell’ospedale romano, le prime settimane di settembre sono fondamentali per ristabilire corrette abitudini e individuare eventuali difficoltà di adattamento o segnali di problemi di salute.

Il prof. Alberto Villani, responsabile di Pediatria Generale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, invita a far dormire i piccoli a sufficienza, "fare una colazione completa, muoversi ogni giorno e mantenere regolari abitudini quotidiane", tutte azioni che contribuiscono al benessere e ad affrontare meglio l’anno scolastico.

Nell’elenco delle regole per ripartire col piede giusto ci sono:

  • Ripristinare gli orari del sonno almeno 5-7 giorni prima dell’inizio della scuola.
  • Garantire un sonno adeguato all’età, limitando smartphone, tablet e videogiochi nelle ore serali.
  • Fare ogni mattina una colazione completa, evitando di uscire di casa a digiuno.
  • Dedicare il tempo necessario alla regolare funzione intestinale prima di andare a scuola.
  • Curare l’igiene personale e orale.
  • Muoversi ogni giorno, anche attraverso attività spontanee come camminare e fare le scale.
  • Verificare che le vaccinazioni siano aggiornate e programmare, quando indicata, la vaccinazione antinfluenzale.
  • Rivolgersi al pediatra se cambiamenti nel comportamento, nell’appetito, nel sonno o nel rendimento scolastico persistono oltre il normale periodo di adattamento.

L’importanza di sonno e colazione sana

Proprio il sonno viene indicato come l’abitudini principale da ristabilire perché ha un ruolo centrale sul benessere del bambino. Lo scarso riposo di bimbi e ragazzi può avere ripercussioni su attenzione, apprendimento e umore.

È importante anche non saltare la colazione perché dopo il digiuno notturno, uscire di casa senza mangiare può significare arrivare a metà mattina dopo oltre dodici ore senza alimenti, con possibili effetti su energie e attenzione.

Altre regole riguardano il dedicare il tempo necessario alla regolare funzione intestinale prima di uscire di casa e mantenere corrette abitudini di igiene personale e orale.

Tra le abitudini quotidiane ci dovrebbe essere anche l’attività fisica, non soltanto intesa come sport organizzato, ma anche con momenti di movimento spontaneo per esempio camminare o usare le scale.

Cosa fare se emerge un problema

Il ritorno a scuola può mettere alla prova vista, udito, attenzione, apprendimento e capacità di adattamento ai nuovi ritmi. Nelle prime settimane possono quindi diventare più evidenti difficoltà fino a quel momento poco riconoscibili, come difetti visivi, problemi dell’udito o dell’attenzione.

In questo processo è importante anche il ruolo degli insegnanti, che osservano quotidianamente il bambino nelle attività di lettura, scrittura, ascolto e relazione con i coetanei.

Se i cambiamenti persistono oltre la prima settimana o tendono ad accentuarsi, è opportuno confrontarsi con il pediatra. Più che il singolo sintomo, è importante osservare ciò che si discosta in modo significativo dalle normali abitudini del bambino: perdita di appetito, stanchezza insolita, difficoltà nei movimenti, calo dell’attenzione o del rendimento scolastico, cambiamenti rilevanti dell’umore o del comportamento.