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Tempo pieno a scuola iStock

Ritorno a scuola ma niente tempo pieno: protestano i genitori

Bambini e bambine fanno ritorno alla scuola primaria ma senza il tempo pieno: i genitori stanno protestando per un disservizio che si ripete ogni anno

3 min di lettura

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Sono molte le famiglie in Italia che scelgono il tempo pieno per la scuola primaria. Molto spesso si tratta di genitori che lavorano tutto il giorno e che non hanno nonni, parenti, amici o vicini di casa che possano andare a prendere i figli all’uscita da scuola: per questo motivo scelgono il tempo prolungato, con pranzo gestito dalla mensa scolastica. Ogni anno all’inizio della scuola, però, in molti istituti non viene garantito subito l’avvio del tempo pieno. I genitori continuano a protestare, non capendo per quale motivo non sia possibile tornare in classe e usufruire di questo servizio.

Non sempre il tempo pieno è garantito nei primi giorni di scuola

Il tempo pieno nella scuola primaria prevede un’organizzazione dell’orario scolastico fino a 40 ore settimanali, solitamente per 8 ore al giorno dal lunedì al venerdì. Questa formula prevede normalmente anche il servizio di refezione scolastica e la presenza di insegnanti e personale che garantiscano la sorveglianza e l’assistenza in ogni momento della giornata. Si tratta di un’offerta molto gradita alle famiglie che lavorano a tempo pieno e non hanno soluzioni alternative per gestire i figli che frequentano il tempo normale di 27 ore, con rientro a casa per il pranzo.

Quando la scuola inizia, però, capita capita spesso che il tempo pieno non parta subito: nelle prime settimane di lezione anche gli studenti e le studentesse che hanno scelto l’orario prolungato sono costretti a uscire prima da scuola, non avendo il pomeriggio garantito.

Questo di solito accade per mancanza di organico: il ministero dell’Istruzione e del Merito ha il compito di assegnare i posti dei docenti, ma nelle prime settimane di scuola non tutte le cattedre vengono assegnate tempestivamente. A settembre può capitare che le graduatorie per l’assegnazione dei maestri precari non siano complete e questo può ritardare l’avvio dell’orario a tempo pieno di 40 ore settimanali.

In altri casi, invece, il problema riguarda il servizio di mensa, che non è pronto al momento in cui dopo le vacanze estive la campanella torna a suonare.

La polemica dei genitori sui ritardi del tempo pieno a scuola

I ritardi nell’avvio del tempo pieno non sono una novità: ogni anno, con la ripresa delle lezioni, le famiglie che hanno scelto il tempo pieno protestano perché il servizio parte diversi giorni dopo l’inizio della scuola. Anche per l’anno scolastico 2026/2027 si stanno verificando situazioni analoghe: sui social si moltiplicano i post polemici di genitori che non sanno come gestire i figli in questo periodo di transizione, così come sono numerosi gli articoli di giornale che raccontano i disagi che coinvolgono bambini e bambine.

Su Facebook, alcuni genitori di Milano hanno raccontato il disservizio sperimentato nelle scuole primarie: ci sono istituti che iniziano a garantire l’orario completo fino alle 16.30 solamente dal 28 settembre. C’è chi si chiede se sia normale che, dopo tre mesi di stop dell’attività didattica, per tutto il mese di settembre le famiglie debbano subire la scarsa efficienza del sistema di assegnazione. Qualcuno attribuisce il problema proprio alla mancanza di insegnanti e al poco appeal della professione docente, considerate le responsabilità che gravano sulle loro spalle.

Situazioni analoghe si sperimentano un po’ in tutto il Paese. A Latina il Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle ha definito "problematico" il periodo in cui le famiglie restano senza il servizio di mensa. "Se la scuola inizia a settembre, i servizi che consentono di frequentarla pienamente devono essere disponibili fin dall’inizio", hanno dichiarato gli esponenti del M5S, aggiungendo: "Non possiamo considerare la refezione un elemento secondario o accessorio, soprattutto laddove il tempo scuola prevede una permanenza prolungata dei bambini".

A Grosseto invece i genitori dei bambini iscritti a un istituto hanno lamentato il fatto che il servizio di mensa è previsto solamente dal 28 settembre 2026. Le famiglie non sanno come organizzarsi per conciliare i propri impegni professionali con quelli scolastici dei figli.

Questo sta accadendo in questi giorni di avvio dell’anno scolastico un po’ ovunque, da Nord a Sud: è una problematica che anno dopo anno si ripresenta, senza che vengano prese misure efficaci per risolverla e garantire alle famiglie un avvio delle lezioni più sereno.