Ritorno a scuola, medici chiedono di rinviarlo: no del ministero
Medici e sindacati chiedono il rinvio del ritorno a scuola per il caldo: il ministero dice "no" ma stanzia 20 milioni per il raffrescamento delle aule
5 min di lettura
Il caldo estremo che ha caratterizzato l’estate 2026 non accenna a diminuire. E proprio mentre gli istituti scolastici si preparano a riaprire, tra il 7 e il 17 settembre, le previsioni indicano l’arrivo della sesta ondata di calore dell’anno. Torna così il dibattito sulla possibilità di posticipare il ritorno a scuola, una richiesta avanzata anche da medici e sindacati. Il ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), pur non accogliendo la proposta, ha predisposto un piano per il raffrescamento delle aule stanziando 20 milioni di euro.
- Caldo e rischi per studenti, il pediatra: "Posticipare il rientro a scuola"
- Allarme dei medici per il ritorno a scuola con la sesta ondata di calore
- Appello della Flc Cgil al ministero: "Spostare data d'inizio lezioni"
- No del MIM alla modifica del calendario scolastico: cos'ha detto Valditara
Caldo e rischi per studenti, il pediatra: "Posticipare il rientro a scuola"
Con i cambiamenti climatici, settembre registra ormai temperature oltre i 35 gradi durante le ore centrali della giornata. Secondo il pediatra Italo Farnetani, iniziare la scuola in queste condizioni espone bambini e adolescenti a rischi per la salute e il loro benessere psicofisico. Il medico, intervistato da Adnkronos Salute, ha identificato tre criticità principali.
In primo luogo, Farnetani parla di un carico di stress aggiuntivo per gli studenti. Il rientro a scuola richiede già un notevole sforzo di adattamento ai nuovi ritmi scolastici dopo tre mesi di vacanza. Se a questo si somma il caldo estremo, si aggiunge un carico ulteriore alimentando affaticamento, irritabilità e difficoltà di concentrazione.
Il dottore ricorda inoltre che numerose ricerche scientifiche dimostrano che le alte temperature riducono le prestazioni cognitive, la memoria e la capacità di attenzione. Per questo, a suo avviso, iniziare l’anno scolastico in aule roventi significa partire svantaggiati.
Infine, Farnetani sottolinea che l’avvio delle lezioni dovrebbe essere un momento motivante per gli studenti. Affrontarlo in condizioni di disagio psicofisico genera invece un clima emotivo sfavorevole che può incidere sulla percezione della scuola e sull’impegno futuro di bambini e ragazzi.
Per questo il pediatra propone di posticipare il rientro a scuola all’1 ottobre, recuperando i giorni necessari alla didattica durante le vacanze di Natale, da lui considerate eccessivamente lunghe. In alternativa, senza modifiche al calendario scolastico, Farnetani suggerisce soluzioni temporanee sfruttando l’autonomia scolastica, come lezioni all’aperto durante le ore più fresche o l’utilizzo, anche tramite affitto, di spazi climatizzati.
Allarme dei medici per il ritorno a scuola con la sesta ondata di calore
"I cambiamenti climatici registrati nel nostro Paese impongono modifiche nel settore della scuola volte a tutelare la salute di studenti e personale scolastico", ha detto la Società italiana di medicina ambientale (Sima), come riportato dall’Ansa, condividendo le richieste che arrivano da più parti di posticipare l’avvio dell’anno scolastico.
La Sima ha ricordato che "ad oggi risulta che solo l’11% degli istituti sia dotato di sistemi di climatizzazione, riservati però agli uffici amministrativi, mentre le aule possono contare solo su ventilatori, del tutto inadatti a garantire una temperatura indoor adeguata".
L’affollamento delle aule, surriscaldate e scarsamente ventilare, portano a "possibili aumenti di anidride carbonica", che "causa diversi problemi quando le sue concentrazioni superano il valore del valore di 1.500 parti per milione", ha spiegato Alessandro Miani, presidente della Sima. "Non a caso, lo scorso anno si sono registrati mancamenti e malori tra gli studenti, specie del sud Italia, in tutto il mese di settembre, dovuti al caldo eccessivo nelle classi".
Secondo il presidente della Sima, il fenomeno delle ondate di calore anche nel mese di settembre "non può essere trascurato o peggio ignorato". A suo avviso, "bisogna fare i conti con la realtà e ragionare sulla possibilità di lasciare chiuse le scuole nel Sud Italia fino all’equinozio di autunno, che cade tra il 21 e il 23 settembre, allo scopo di tutelare il benessere psicofisico degli alunni, spostando l’attenzione sul benessere in aula e in particolare sul microclima e sulla qualità dell’aria indoor".
Appello della Flc Cgil al ministero: "Spostare data d’inizio lezioni"
"Se non ci sono le condizioni per rispettare il decreto 81 su salute e sicurezza e le temperature sono troppo alte in classe, non inizino le lezioni. Non è possibile fare scuola a queste condizioni", ha commentato all’Ansa la segretaria della Flc Cgil Gianna Fracassi.
Secondo la sindacalista, le istituzioni, ministero dell’Istruzione in primis, "hanno avuto tre mesi per fare dei lavori e non hanno fatto nulla". Per questo, a suo avviso, è necessario che "scelgano le soluzioni che vogliono ma scelgano".
No del MIM alla modifica del calendario scolastico: cos’ha detto Valditara
Per far fronte all’emergenza caldo, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha stanziato 20 milioni di euro destinati alle istituzioni scolastiche per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento.
Un investimento che, secondo la Flc Cgil, non è abbastanza: "20 milioni di euro da ripartire tra le 45.669 sedi scolastiche distribuite nel Paese si arriva alla cifra di 437,93 euro per plesso e, considerando la distribuzione per classe, 20 milioni di euro, ripartite tra le 350.000 classi, rappresentano un contributo di circa 57 euro per aula, utili probabilmente per l’acquisto di un ventilatore", ha scritto il sindacato in una nota.
In un’intervista a La Nuova Sardegna, il ministro Giuseppe Valditara ha spiegato che le risorse saranno assegnate "sulla base delle richieste che arriveranno dagli enti locali: sono loro a conoscere le specifiche situazioni e dunque sapranno come utilizzare i contributi assegnati".
Inoltre, il ministro ha assicurato che i 20 milioni sono "soltanto il primo passo, perché il ministero sta lavorando a un piano più ampio di investimenti per l’efficientamento energetico nelle scuole con interventi infrastrutturali che possano garantire ambienti salubri nel lungo periodo".
Valditara ha aggiunto: "Il governo c’è e garantisce il suo impegno. Ma gli enti territoriali, Comuni, Province e Città metropolitane devono contribuire agli interventi necessari, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze".
E sulla modifica del calendario scolastico, il ministro ha ricordato che le Regioni hanno autonomia nella definizione delle date d’inizio e di fine delle lezioni, nonché nella gestione delle pause durante l’anno scolastico nel rispetto dei 200 giorni di didattica.