Roberta Bruzzone: "Se tuo figlio ti dice Ti odio è una medaglia"
La psicologa forense Roberta Bruzzone ha spiegato perché per ogni genitore è una medaglia sentirsi dire dal figlio una frase come "Io ti odio"
Roberta Bruzzone è una psicologa forense, spesso ospite di diverse trasmissioni televisive, che in occasione di un evento ha parlato di un tema davvero molto delicato, come quello delle punizioni e del rapporto tra genitori e figli. Secondo l’esperta il buon genitore vince solo quando il figlio gli dice che lo odia. È una provocazione, che però la criminologa ha spiegato al pubblico presente in sala, condividendo poi il suo intervento sui social.
Le punizioni dei figli secondo Roberta Bruzzone
A maggio del 2025 Roberta Bruzzone ha partecipato al Festival della Giustizia Penale di Formigine, prendendo la parola in occasione dell’evento dell’ultima giornata di dibattiti intitolato "Essere genitori al tempo delle baby gang". A distanza di un anno la psicologa ha pubblicato uno stralcio di quell’intervento sui suoi canali social, in particolare nel momento in cui ha affrontato il tema delle punizioni che i genitori danno ai loro figli.
La clip postata online dalla criminologa è stata accompagnata da una didascalia in cui viene anticipato il tema del discorso: uno "spoiler" che riguarda il motivo secondo cui è "normale", anzi, da premiare quel genitore che si sente dire dal figlio una frase forte e pesante come un "Ti odio". La psicologa forense ha invitato tutti i suoi follower ad ascoltare quello che ha da dire sull’argomento, prima di commentare.
"Quanto durano le punizioni per quei pochi di voi che hanno ancora il coraggio di darle", ha chiesto Roberta Bruzzoni al suo pubblico, sottolineando, poi, che una settimana è un tempo irrisorio. "Le neuroscienze ce lo dicono chiaro: una settimana non basta, almeno un mese", ha spiegato, aggiungendo che non stava assolutamente scherzando.
Roberta Bruzzone e l'"odio" dei figli per i genitori
La psicologa forense (che in passato ha parlato con gli studenti e le studentesse delle relazioni tossiche) ha analizzato meglio questa sua esternazione. "Una settimana non porta nessun tipo di risultato a medio-lungo termine. Quella punizione, che può anche essere della serie ‘non fai una cosa che ti piace fare’, non è che debba essere chiaramente di altro genere, non sono della scuola Mengele, ma il tempo è indispensabile". Lo è perché "è il contenitore entro cui quel tipo di vissuto negativo deve stare all’interno della vostra mente".
"Grideranno, piangeranno, tenteranno di negoziare qualunque tipo di posizione alternativa", ha poi svelato Roberta Bruzzone, spiegando però che "un buon genitore vince quando il figlio gli dice: ‘Io ti odio'". Per la psicologa forense "quella è una medaglia, vuol dire che state facendo quello che dovete fare".
A chi vorrebbe togliere i figli Roberta Bruzzone
In un altro suo intervento, Roberta Bruzzone si è scagliata contro una "categoria" di genitori, ai quali lei vorrebbe togliere i figli. Si tratta di padri e madri che sono amici dei loro ragazzi e delle loro ragazze.
"Ho guardato il tuo cellulare, ho visto questa cosa che mi preoccupa e voglio parlarne con te. Punto. Mettendola sul tavolo, senza stare a fare tanti giri perché ‘non voglio che creda che io lo controllo’. Oh, sei un genitore. Controllare un figlio è parte dei tuoi doveri". Queste le parole della psicologa forense all’evento "Scuola per genitori" che si è svolto nel 2024 a Vicenza.
"Come quelli che mi dicono, con un bambino di 12 anni: ‘No, io non controllo il cellulare di mio figlio perché ha la privacy’. Io te lo leverei tuo figlio, perché non sei in grado di fare il genitore se pensi che un bambino di 12 anni abbia diritto alla privacy", ha poi aggiunto in modo provocatorio.