Sayf e la scuola: "Periodo pessimo alle medie". Cos'è successo
Sayf ricorda i suoi anni tra i banchi di scuola e racconta che quello alle medie è stato un "periodo pessimo": cosa è successo al rapper ligure
Adam Sayf Viacava, in arte Sayf, è una delle voci più originali del nuovo cantautorato urbano italiano. Nei suoi brani convivono rap, trap, tradizione melodica e una scrittura che sa essere insieme intima e politica, capace di cucire insieme storie personali e tensioni sociali. Questo suo "spirito sociale spiccato" se lo porta dietro fin dai tempi della scuola, come ha raccontato in un’intervista spiegando perché quello delle medie è stato un "periodo pessimo". Vediamo cos’è successo.
Perché il periodo delle scuole medie è stato "pessimo" per Sayf
"La scuola non mi piaceva granché. Come a tutti gli adolescenti, credo. Le medie sono state un periodo pessimo", ha svelato Sayf in un’intervista a La Repubblica. Al contrario, ha detto di conservare un ricordo molto positivo degli anni delle elementari, che ha definito il suo "periodo d’oro", quando tutto gli sembrava più semplice e spensierato.
Il passaggio alle scuole medie, invece, ha coinciso con la scoperta della pressione sociale, un aspetto che ha inciso profondamente sul suo percorso: "Poi sono arrivato alle medie, e ho scoperto la pressione sociale. E quella l’ho sofferta".
Nonostante le difficoltà vissute in quegli anni, proprio durante le scuole medie Sayf ha iniziato ad avvicinarsi alla musica, scoprendo la passione per la tromba. Un interesse destinato a crescere negli anni successivi e che ha posto le basi per il percorso musicale che lo ha portato fino al palco del Festival di Sanremo 2026, dove si è piazzato al secondo posto con Tu mi piaci tanto.
Sayf racconta gli anni del liceo: "Mi sono divertito parecchio"
Se il periodo delle scuole medie è stato segnato da insicurezze e difficoltà, gli anni del liceo hanno rappresentato per Sayf una svolta: "Le superiori sono state incredibili. Negli anni del liceo mi sono divertito parecchio". Le cose, infatti, sono cambiate: "Non ero più quello silenzioso, introverso. E, soprattutto, avevo degli amici, persone con cui stavo bene e che mi hanno aiutato a tirarmi fuori da me stesso, per certi versi. Insomma, sono cresciuto. Ho iniziato anche a far cose che prima non mi sognavo neanche". Tra queste, ha raccontato, "capitava che con gli insegnanti discutessi".
Sayf ha però precisato di non essere mai stato tra i "monelli della classe", ma semplicemente uno studente "con uno spirito sociale spiccato". Un tratto che lo portava a intervenire quando percepiva un’ingiustizia: "Mi facevo carico delle battaglie degli altri della classe. Se c’era un alterco con un professore, se credevo non si stesse comportando in modo giusto con un compagno, reagivo. Di fronte alle ingiustizie sentivo di dover fare qualcosa".
Proprio negli anni delle superiori ha iniziato anche a lavorare. A 16 anni, mentre frequentava ancora il liceo, Sayf faceva le stagioni estive per mantenersi e finanziare la sua passione per la musica. Con i soldi guadagnati pagava le ore di registrazione in studio, che costavano circa 20 euro l’una. "Era dura. Pagavo le registrazioni 20 euro l’ora. Ma chi lavorava in studio vedeva che ci credevo e mi dava una mano", ha ricordato in un’intervista del 2025 a La Stampa.