Schettini e il "senso della scuola": nuova risposta alle critiche
La nuova risposta di Vincenzo Schettini alle critiche, che per lui hanno aperto "un dibattito importante sul senso della scuola": cos'ha detto il prof
La bufera mediatica scoppiata dopo la sua partecipazione al podcast BSMT – Passa dal Basement continua a far discutere. Ma per Vincenzo Schettini ha anche aperto "un dibattito importante sul senso della scuola". Il celebre prof de La Fisica che ci piace è tornato a parlare pubblicamente di quanto accaduto con una nuova risposta alle critiche.
- Prof Schettini risponde (ancora) alle polemiche
- Perché bisogna ragionare sul "senso della scuola" per Schettini
- Cos'ha detto prof Schettini sui TeachToker
Prof Schettini risponde (ancora) alle polemiche
"Purtroppo è stata mal interpretata una mia parola durante un podcast". Lo ha detto Vincenzo Schettini intervistato da La Provincia dopo le polemiche che l’hanno visto protagonista.
Ospite del BSMT, il podcast condotto da Gianluca Gazzoli, il prof aveva detto che, agli esordi del suo canale YouTube, "costringeva" i suoi alunni a connettersi durante le sue dirette. La frase non è passata inosservata, e alcuni l’hanno accusato di sfruttare gli studenti per aumentare i follower e rendere i suoi video virali. Accuse a cui lo stesso Schettini ha risposto punto per punto in una puntata de Le Iene.
"Quando partecipo a queste trasmissioni ho un modo di esprimermi sempre colorito, scherzoso, come nei video – ha spiegato Schettini -. La parola ‘costringere’ è stata intesa dalla mia community in maniera ironica e sbarazzina. Ma mi rendo conto che, parlando a un pubblico ampio, qualcuno possa non averlo capito e di questo mi scuso".
Perché bisogna ragionare sul "senso della scuola" per Schettini
Schettini ha però evidenziato come da questa polemica "si è aperto un dibattito importante sul senso della scuola. Si deve modernizzare oppure no?". Secondo l’insegnante, che in un precedente intervento aveva criticato l'"impostazione vecchia" della scuola italiana, è "arrivato il momento di sedersi al tavolo e ragionare su questo tema".
"Io da dieci anni sperimento, faccio cose", ha affermato. Quando nel 2017 ha iniziato a pubblicare video – lezioni online, ha raccontato, "l’obiettivo era quello di invogliare i ragazzi a fare i compiti in maniera moderna". Tre anni dopo è arrivata la pandemia, che ha portato con sé la diffusione della didattica a distanza.
"Alcuni (insegnanti) oggi fanno vedere i miei video assegnandoli a casa come integrazione, come si faceva una volta con le dispense. Insomma, stanno cambiando un po’ di cose ed è giusto ragionarci sopra", ha aggiunto Schettini.
Anche al BSMT, il professore aveva detto la sua sul futuro della scuola, affermando che "si fruirà moltissimo, come sta succedendo adesso, online". E, aveva proseguito, "tanti degli insegnanti che sono a scuola adesso, come me, andranno in part-time un giorno perché cominceranno a proporre i loro contenuti online, magari anche a pagamento". Anche questa dichiarazione gli è valsa diverse critiche, tra cui quella del prof Christian Raimo.
Prof Schettini ha anche risposto alle polemiche sulle sue presunte assenze da scuola per fare altre attività: "Parlano le carte e io a scuola sono sempre stato presente con abnegazione e metodo".
Cos’ha detto prof Schettini sui TeachToker
Schettini si è poi focalizzato sul fenomeno dei TeachToker, ovvero gli insegnanti che diventano popolari sui social condividendo contenuti didattici. A suo avviso, questo tipo di attività extrascolastica può funzionare "a patto che si faccia didattica e non intrattenimento".
Il professore ha evidenziato di aver "sempre proposto esperimenti, con entusiasmo certo, ma per far appassionare i ragazzi a una materia complicata. Per fargli capire che la scuola è un ambiente bello".
Alcuni critici hanno però contestato a Schettini una visione troppo "imprenditoriale" del ruolo del docente, che rischierebbe di mettere in secondo piano la professione. L’insegnante ha respinto questa accusa, sottolineando che le due dimensioni "possono convivere", come dimostrano i casi di "alcuni teachers all’estero". E ha fatto notare che anche altri professionisti, come architetti e avvocati, "fanno 18 ore a scuola e hanno una partita iva".
Parlando del suo caso personale, ha spiegato di aver scelto il part-time a scuola perché gli consente di dedicarsi anche ad altre forme di insegnamento oltre alle tradizionali lezioni in classe.