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Schettini "molto spaventato" dall'IA "che può distruggerci tutti"

Vincenzo Schettini commenta la "frase terrorizzante" dell'ex ricercatore di Anthropic Jacob Coxon, secondo cui l'IA può "distruggerci tutti"

3 min di lettura

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

"Le persone che sviluppano l’intelligenza artificiale credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio. Non è una trovata di marketing". Con questa frase Jacob Coxon, matematico e ricercatore nel campo dell’IA, ha annunciato su X le sue dimissioni da Anthropic, l’azienda che sviluppa il chatbot Claude. Prima aveva lavorato anche a OpenAI, la società di ChatGPT. Le sue parole hanno fatto rapidamente il giro del mondo, alimentando il dibattito sui possibili rischi dell’intelligenza artificiale. A commentarle è stato anche il prof di fisica Vincenzo Schettini, che in un video ha definito quella di Coxon una "frase terrorizzante" e si è interrogato sulla possibilità che l’IA possa davvero "distruggerci tutti".

Prof Schettini commenta la "frase terrorizzante" sull’IA

"Io non ho mai sentito una frase così terrorizzante", ha dichiarato Vincenzo Schettini in un video YouTube riferendosi alle parole di Jacob Coxon, secondo cui l’intelligenza artificiale potrebbe arrivare a distruggere l’umanità nei prossimi dieci anni.

Il professore invita prima di tutto alla cautela, sottolineando che la preoccupante previsione arriva da un "ex" dipendente: "È come quando ci si fidanza e poi si litiga e tu lasci lei o lui e parli male di lei e lui", ha detto.

Al di là di questo, Schettini ha ricordato che Coxon non è l’unico esperto di IA che ha rilasciato dichiarazioni allarmanti. Tra questi, il divulgatore ha ricordato il premio Nobel Geoffrey Hinton, "uno dei pionieri dell’intelligenza artificiale, che ha parlato pubblicamente dei rischi legati a sistemi sempre più capaci". Poi ci sono Dario Amodei, ceo di Anthropic, secondo cui "oggi siamo oggi vicini a pericoli concreti", ed Evan Ubinger, ricercatore di Antropic che "ha dichiarato pubblicamente di condividere in parte queste preoccupazioni".

Il punto, ha proseguito Schettini, è che "l’intelligenza artificiale lavora in tantissimi ambiti", tra cui "alcuni sensibili per l’umanità", come ad esempio "le armi autonome, la sanità, le infrastrutture critiche, la giustizia, la finanza, il controllo dell’informazione". In questi ambiti, ha spiegato il fisico, "un errore dell’algoritmo oppure un uso malintenzionato, che potrebbe fare l’intelligenza artificiale generativa che dietro non ha l’essere umano che programma, può diventare pericoloso", fino a "mettere a rischio la vita umana, i diritti fondamentali, la stabilità delle democrazie".

Schettini cita il Nobel Parisi e spiega qual è il "problema" sull’IA

"Io non sto facendo questo video per creare allarmismo, non voglio prendere le parole di questo ex dipendente come una verità assoluta – ha chiarito Schettini -. Ma leggendole mi è tornata in mente un’intervista che ho fatto al premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi".

Ospite due anni fa de La fisica dell’amore, programma che Vincenzo Schettini conduceva su Rai2, Parisi disse: "Un altro problema fondamentale è che la ricerca sull’intelligenza artificiale, quella più avanzata, sta tutta in mano privata ed è difficile anche capire quello che si può fare e non si può fare".

Schettini ha detto di essere rimasto "particolarmente colpito" da questa osservazione di Parisi, aggiungendo che il fatto che lo sviluppo dell’IA sia concentrato nelle mani di aziende private "è una cosa molto pericolosa".

Da qui la sua riflessione sulla regolamentazione, di cui si sta occupando anche l’Unione europea attraverso l’AI Act. "Ma al di là della regolamentazione che esiste, siccome l’intelligenza artificiale si evolve molto velocemente, la questione diventa un’altra – ha puntualizzato -: queste regole vengono aggiornate? Queste regole sono efficaci? Possono funzionare se ogni Paese procede con tempi diversi, criteri diversi?".

Si è infine chiesto: "Queste regolamentazioni pubbliche possono entrare nel merito di segreti industriali? Perché alla fine di questo si parla, dei vari colossi privati che sviluppano AI potentissime", ha concluso Schettini, precisando di non avere risposte, ma solo domande da proporre come spunto di riflessione.