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Sciopero scuola 2 ottobre 2026: cosa bisogna sapere

Tutto quello che c'è da sapere sullo sciopero di venerdì 2 ottobre 2026 che riguarderà anche la scuola: chi si ferma e i motivi della protesta

3 min di lettura

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

  • Chi si ferma per lo sciopero del 2 ottobre 2026
  • I motivi dello sciopero di venerdì 2 ottobre
  • Gli altri scioperi a scuola nel mese di ottobre

Venerdì 2 ottobre è in programma il primo sciopero dell’anno scolastico 2026/2027. Si tratta di una mobilitazione nazionale, indetta dal sindacato Csle, che, oltre alla scuola, coinvolgerà anche altri settori. Vediamo cosa bisogna sapere sulla protesta, da chi si ferma ai motivi.

Cosa bisogna sapere sullo sciopero a scuola del 2 ottobre

Come comunicato anche dal ministero dell’Istruzione e del Merito con il consueto avviso, per venerdì 2 ottobre 2026 la sigla sindacale Csle, con l’adesione del Fi-Si, ha proclamato uno sciopero plurisettoriale che interessa anche tutto il personale scolastico per l’intera giornata.

L’impatto dello sciopero su studenti e famiglie dipende dall’adesione alla protesta da parte di insegnanti, dirigenti e personale Ata. Il consiglio è di visitare il sito web dell’istituto d’interesse o di verificare eventuali avvisi nei locali scolastici per avere informazioni in merito.

Chi si ferma per lo sciopero del 2 ottobre 2026

Come anticipato, lo sciopero del 2 ottobre 2026 indetto dalla Confederazione Csle è plurisettoriale, dunque riguarderà diversi settori oltre alla scuola per tutta la giornata. Di seguito i comparti coinvolti:

  • sanità;
  • trasporto ferroviario (solo dalle ore 11 alle 14);
  • forze dell’ordine;
  • marittimi;
  • metalmeccanici;
  • enti locali;
  • agricoltura e allevamento;
  • società private;
  • vigilanza privata.

Sono esclusi i dipendenti del Comune di Reggio Calabria e i lavoratori della FS Security Sicilia, del Corpo di Polizia locale dell’Unione dei Comuni del Conselvano, del Corpo di Polizia locale del Comune di Gorizia e dell’Unione di Comuni "Unione Rubicone e Mare" della Provincia di Forlì-Cesena.

I motivi dello sciopero plurisettoriale del 2 ottobre

Lo sciopero del 2 ottobre è legato all’aumento dell’inflazione e alla conseguente diminuzione del potere d’acquisto dei lavoratori. Come si legge sul sito della Csle, con la mobilitazione si chiede:

  • l’abbassamento dei prezzi della benzina, dei generi alimentari e della tassazione;
  • l’aumento degli stipendi per far fronte all’aumento del costo della vita;
  • l’avvio di soluzioni per andare verso l’indipendenza energetica dell’Italia;
  • nuove politiche per incoraggiare la crescita delle aziende italiane.

Gli altri scioperi a scuola di ottobre 2026

Quello del 2 ottobre non sarà l’unico sciopero del mese che riguarda la scuola. Le altre due date da segnare in calendario sono quelle del 16 e 30 ottobre 2026.

Per venerdì 16 ottobre sono previsti due scioperi: uno della scuola, proclamato dal Sisa – Sindacato indipendente scuola e ambiente, e uno del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, indetto dalla Fp Cgil VVF.

Per quanto riguarda lo sciopero del comparto istruzione e ricerca, durerà per l’intera giornata e coinvolgerà tutto il personale scolastico (insegnanti, presidi e Ata). Con questa mobilitazione, il Sisa chiede:

  • l’abolizione del concorso per i presidi per passare a una figura elettiva;
  • l’assunzione su tutti i posti vacanti e disponibili di docenti e personale Ata;
  • la creazione del ruolo unico docente;
  • l’aumento degli stipendi;
  • la modifica del sistema di reclutamento degli insegnanti.

Quello di venerdì 30 ottobre, invece, è uno sciopero generale che coinvolgerà tutto il personale dipendente pubblico e privato, compreso quello del settore istruzione e ricerca. A proclamarlo è stato l’Usi-Cit (Unione sindacale Italiana – Confederación internacional de los trabajadores), raccogliendo l’adesione anche di Usi Educazione e Usis.

La protesta è stata annunciata per chiedere la "smilitarizzazione della società" e l’azzeramento delle spese militari per destinare le risorse recuperate a politiche sociali, anche rivolte alla scuola pubblica.