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Sciopero scuola 6 e 7 maggio, i motivi e cosa bisogna sapere

Quali sono i motivi delle due giornate di sciopero della scuola previste per mercoledì 6 e giovedì 7 maggio: tutto quello che bisogna sapere

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Lezioni a rischio il 6 e il 7 maggio, quando diverse sigle sindacali hanno proclamato due giornate di sciopero per il comparto scuola. Vari i motivi alla base della protesta, dalle prove Invalsi, che in quei giorni coinvolgeranno la primaria, alla riforma degli istituti tecnici. In questo articolo facciamo il punto su cosa c’è da sapere sulla doppia giornata di sciopero di martedì e giovedì.

Chi si ferma per lo sciopero della scuola del 6 e 7 maggio

Per mercoledì 6 e giovedì 7 maggio sono state indette due giornate di sciopero che riguardano il settore scuola. I sindacati Cobas Scuola, Cobas Scuola Sardegna (con adesione delle sigle Fisi e Ssb) e Usb Pi sciopereranno in entrambe le giornate. L’azione di protesta è rivolta a tutto il personale scolastico (insegnanti, personale Ata e dirigenti).

I sindacati Sgb e Cub Sur hanno proclamato uno "sciopero delle attività funzionali all’insegnamento relative alle prove Invalsi" per la sola giornata di mercoledì 6 maggio. In questo caso, lo sciopero è rivolto esclusivamente al personale docente della scuola primaria, impegnato tra il 5 e il 7 maggio nelle prove Invalsi.

Infine, per la sola giornata di giovedì 7 maggio, Flc Cgil, Cub Sur e Sgb hanno proclamato uno sciopero rivolto a tutto il personale scolastico degli istituti tecnici per chiedere il ritiro della riforma degli istituti tecnici.

I motivi dello sciopero a scuola del 6 e 7 maggio 2026

Vediamo adesso tutti i motivi delle azioni di sciopero previste per il 6 e il 7 maggio 2026 nel settore Istruzione.

I Cobas Scuola hanno indetto lo sciopero generale delle scuole di ogni ordine e grado per le intere giornate del 6 e 7 maggio:

  • contro le prove Invalsi;
  • per il recupero di almeno il 30% del potere d’acquisto di docenti ed Ata;
  • per il ritiro della riforma degli istituti tecnici;
  • per l’assunzione su tutti i posti disponibili e ripristino del "doppio canale" per eliminare il precariato;
  • per chiedere il ruolo unico docente;
  • contro alle Indicazioni nazionali 2025 (primo ciclo d’istruzione);
  • contro l’autonomia differenziata.

"Il 7 maggio lavoratrici e lavoratori della scuola incroceranno le braccia insieme a studentesse e studenti, con manifestazioni territoriali in decine di città. L’appuntamento a Roma è alle ore 9:00 al MIM in viale Trastevere", fanno sapere da Usb.

"Lo sciopero, proclamato anche per il 6 maggio per garantire la massima copertura al personale, chiama al boicottaggio delle prove Invalsi – hanno proseguito dal sindacato -. Scioperiamo contro la militarizzazione della scuola e della società, contro la leva obbligatoria, contro la riforma degli istituti tecnici e professionali che consegna la formazione delle classi popolari direttamente nelle mani delle imprese, contro le nuove linee guida dei licei e contro un rinnovo contrattuale che propone salari vergognosi mentre l’inflazione cresce, trascinata dai costi di guerre che non abbiamo voluto e non vogliamo", hanno concluso da Usb.

Con lo sciopero del 7 maggio "rivendichiamo il ritiro di una riforma inaccettabile e un confronto serio nel merito della situazione degli istituti tecnici nella consapevolezza che la mobilitazione delle colleghe e dei colleghi degli istituti tecnici è uno stimolo positivo per l’assieme della categoria", hanno spiegato da Cub.

Con l’azione di protesta di giovedì, la Flc Cgil "chiede il ritiro e, in subordine, il rinvio dell’attivazione della riforma degli istituti tecnici". Secondo il sindacato, "tante e pesanti, infatti, sono le criticità segnalate dagli istituti coinvolti, riguardo alla penalizzazione di numerosi insegnamenti sia di cultura generale che professionalizzanti, con gravissime ricadute sulla qualità della didattica, sul lavoro della docenza e più in generale sulla riduzione di posti di lavoro per il personale docente e Ata".

La Flc Cgil parla di un modello di riforma degli istituti tecnici "in cui la revisione degli ordinamenti, impoveriti sul piano della formazione generale e subordinati alle esigenze delle imprese del territorio, determina un grave attacco al valore legale/nazionale del titolo di studio".