Scuola, 500 docenti denunciati dai genitori in 12 anni: il caso
In 12 anni in Italia 500 docenti sono stati denunciati dai genitori dei loro allievi: ecco l'identikit dei prof finiti a giudizio e i reati contestati
In 12 anni 500 docenti sono stati denunciati dai genitori dei loro alunni e sono finiti a processo: la maggior parte di loro dopo diverso tempo è stata condannata. A svelare i dati che riguardano un fenomeno presente praticamente solo in Italia è stato un dossier: all’estero non ci sarebbero dei casi analoghi che coinvolgono i professori.
Quanti docenti vengono denunciati dai genitori
Vittorio Lodolo D’Oria è un medico milanese che si occupa di malattie psichiatriche dei docenti e di burnout. Nel suo secondo rapporto sui PMS, i Presunti Maltrattamenti a Scuola, il dottore ha svelato che ogni anno molti docenti italiani vengono denunciati dai genitori dei loro alunni per maltrattamenti. Due su tre vengono condannati.
Dal 2014 al 2025 sono stati 500 i professori denunciati dai genitori in Italia. Il professor Vittorio Lodolo D’Oria ha fatto anche un identikit dei docenti accusati di maltrattamenti di alunni e alunne. Per il 41% dei casi si tratta di docenti di scuola dell’infanzia statale over 50 anni che lavorano al Nord, mentre nel 22% dei casi la denuncia avviene in una scuola del Sud e la restante parte nelle regioni del Centro. La maggior parte delle denunce riguarda l’asilo (60%), mentre nella scuola primaria la percentuale è del 21%. Nell’88% dei casi la denuncia è arrivata dai genitori.
Il procedimento di solito dura dai 10 ai 12 anni e gli esiti dei processi arrivati al primo grado di giudizio hanno visto dare agli insegnanti 68 condanne e 31 assoluzioni e archiviazioni. Come spiegato dal dottore, le pene "fluttuano dai 20 giorni di affido ai servizi sociali fino a un massimo di 4 anni e 8 mesi di reclusione".
Quali sono i reati contestati ai professori denunciati
Ai docenti vengono contestati principalmente due reati: maltrattamenti in famiglia (scuola e famiglia vengono equiparate) e abuso di mezzi di correzione. Il professore autore del dossier ha spiegato che quello della maestra è una professione a rischio.
In merito all’equiparazione di scuola e famiglia nei casi di maltrattamento, come previsto dal Codice Penale, Vittorio Lodolo D’Oria ha spiegato, come riportato da La Repubblica: "Per estendere l’applicazione dell’articolo alla scuola sarebbe occorsa, quanto meno, l’equivalenza" di due ambiti che "presentano differenze profonde, inconciliabili, non intercambiabili, seppure complementari".
Perché per l’esperto si tratta di un caso solo italiano
Vittorio Lodolo D’Oria ha spiegato che si tratta di un fenomeno tipicamente italiano, che non ha riscontro in altri Paesi. Nelle nazioni occidentali non si segnalano casi di maltrattamenti sugli alunni. Alcune denunce provengono da Paesi in via di sviluppo come Uganda e Cambogia. All’estero, ha sottolineato il dottore, si parla soprattutto di violenza degli studenti contro gli insegnanti.
Il medico ha riflettuto sul fatto che ci sono Paesi "che hanno adottato accorgimenti snelli e funzionali per poter tutelare tempestivamente la piccola utenza senza dover attendere i tempi biblici di un procedimento legale: per sporgere una denuncia all’autorità giudiziaria nel Regno Unito occorre infatti prima presentare un verbale di colloquio attestante il coinvolgimento dello schoolmaster (dirigente scolastico) circa il problema e, al contempo, le relative contromisure assunte per farvi fronte".
Spesso le controversie si risolvono a scuola con l’intervento del capo d’istituto, in modo più veloce. In Italia, invece, i genitori non si rivolgono prima al dirigente scolastico, ma direttamente ai giudici. E l’esperto si chiede se "gli inquirenti sono in grado di istruire un procedimento legale in cui pedagogia, educazione, istruzione costituiscono l’essenza della questione" e se siano a conoscenza "delle grandi differenze tra l’ambiente familiare e quello parafamiliare o scolastico".
Per D’Oria si tratterebbe di un "errore di sistema", in un Paese in cui "gli inquirenti non addetti ai lavori invadono il mondo della scuola con metodi d’indagine inadatti", ad esempio le intercettazioni ambientali che i giudici sintetizzano con il rischio di decontestualizzare le informazioni ricevute.