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Scuola dell'infanzia obbligatoria: la proposta di Novara iStock

Scuola dell'Infanzia obbligatoria, la proposta di Novara

La scuola dell'infanzia dovrebbe diventare obbligatoria anche in Italia: la proposta arriva dal pedagogista Daniele Novara, che spiega i motivi

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Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

La scuola dell’infanzia dovrebbe diventare obbligatoria? A proporlo è il noto pedagogista Daniele Novara, secondo cui dovremmo partire da una domanda: se i primi anni di vita sono così importanti per imparare a comunicare e stare con gli altri, perché lasciare facoltativa la frequenza tra i tre e i sei anni? Sarebbe proprio questa la fascia d’età cruciale su cui concentrarsi per una più facile integrazione linguistica per i bambini e le bambine che si trasferiscono in Italia. Una scelta che coinvolgerebbe direttamente tutte le famiglie del Paese.

Perché Novara propone l’obbligo d’istruzione dai 3 anni

Al centro della proposta di Daniele Novara c’è l’apprendimento dell’italiano da parte dei bambini che arrivano dall’estero o crescono in famiglie immigrate (l’Italia è meta di arrivo di 190 nazionalità diverse). L’esperto ritiene infatti che la scuola dell’infanzia possa offrire loro un’occasione precoce per imparare a parlare la lingua ogni giorno, attraverso il gioco, le attività e le relazioni con i coetanei.

Ma questo vantaggio riguarderebbe in realtà tutti i bambini: è in questa fase, infatti, che si costruiscono le basi degli apprendimenti e si sviluppano competenze sociali e affettive importanti per il successivo percorso scolastico.

Rendere obbligatoria la scuola dell’infanzia significherebbe quindi, nella sua proposta, far iniziare il percorso scolastico a tre anni anziché a sei. Infatti, quelli dai 3 ai 6 anni rappresentano una "finestra" da non perdere secondo Novara, come ha sottolineato in un suo post sulla sua pagina Facebook: è a questa età che una lingua si apprende con maggiore facilità e si pongono le basi per la crescita personale e anche sociale di un individuo. A tre anni, infatti, un bambino che viene inserito full immersion in un ambiente linguistico, è in grado di imparare la nuova lingua in meno di sei mesi.

D’accordo con lui sono numerosi insegnanti che hanno commentato l’intervento dell’esperto: "La differenza tra i bambini che frequentano la scuola dell’infanzia e quelli che non la frequentano è nettissima e si riflette su diversi fronti: sviluppo linguistico naturale, integrazione e socializzazione, prerequisiti per la scuola primaria", ha scritto sotto al post una docente, che ha aggiunto: "Chi non frequenta la scuola dell’infanzia si trova spesso a dover affrontare contemporaneamente due sfide al suo ingresso in prima elementare: l’impatto con l’alfabetizzazione (lettura e scrittura) e l’apprendimento da zero della lingua veicolare. Questo divario iniziale rischia di trasformarsi in un ostacolo strutturale lungo tutto il percorso scolastico".

I numeri sulla scuola dell’infanzia e il confronto con altri Paesi

Come sottolinea Novara, inoltre, i bambini e le bambine che attualmente non frequentano la scuola dell’infanzia in Italia sfiorano il 10%. Oggi in Italia la scuola dell’infanzia resta facoltativa: l’obbligo di istruzione comincia infatti a sei anni. In Francia, invece, la scuola dell’infanzia è obbligatoria già da alcuni anni, mentre la Svizzera sta seguendo la stessa direzione.

È in questo contesto che l’Italia potrebbe "diventare capofila di un’ulteriore rivoluzione pedagogica", dopo quella avviata con la legge 517 del 1977, che abolì le classi differenziali e favorì l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità.