Scuola e insegnanti, le 3 anomalie del caso Italia
Nel sistema scolastico italiano ci sono tre anomalie: ecco i risultati di un rapporto che mette a confronto il nostro sistema con i Paesi dell'Ocse
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- Gli insegnanti italiani guadagnano meno rispetto ai colleghi di altri Paesi OCSE
- In Italia il 15% dei docenti arriva all’insegnamento dopo un’altra carriera
- Il corpo docente italiano è tra i più anziani dell’area OCSE
Un nuovo rapporto ha svelato che nella scuola italiana, per quanto riguarda gli insegnanti, ci sarebbero almeno tre anomalie, che emergono dal confronto con gli altri Paesi analizzati. Si tratta innanzitutto degli stipendi dei docenti, che sono ben al di sotto della media internazionale, ma anche del fatto che non sempre l’insegnamento è la prima scelta professionale di chi poi si siede in cattedra. Senza tralasciare il fatto che gli insegnanti nella scuola italiana sono sempre più anziani.
Gli stipendi degli insegnanti sono sotto la media Ocse
"Education at a Glance 2026" è il nuovo rapporto dell’Ocse che ha permesso di dare "uno sguardo sull’istruzione", fornendo una panoramica sul sistema educativo del nostro Paese e di quelli che appartengono all’area dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.
I dati evidenziano alcune criticità relative alle condizioni economiche e lavorative dei docenti. Nel nostro Paese, dove la spesa pubblica per la scuola è diminuita dal 2,8% al 2,7% del Pil tra il 2015 e il 2023, la remunerazione dei docenti è più bassa della media Ocse.
In Italia, chi insegna percepisce uno stipendio molto inferiore rispetto agli altri lavoratori con istruzione terziaria. Gli insegnanti della scuola dell’infanzia guadagnano in media il 36% in meno, mentre quelli della secondaria di primo grado il 33% in meno.
Per molti docenti la scuola è la seconda scelta professionale
Un’altra anomalia è rappresentata dal fatto che ci sono molti docenti che hanno optato per l’insegnamento come seconda scelta professionale. Si tratta degli insegnanti che hanno almeno dieci anni di esperienza professionale fuori dal settore dell’istruzione e per i quali l’insegnamento non è stata la prima carriera. La percentuale è del 14,9% contro l’8,4% di media nei Paesi Ocse. Il rapporto ha svelato che l’assunzione di insegnanti che provengono da altre esperienze professionali è una strategia diffusa proprio per far fronte alla carenza del personale docente.
Secondo il rapporto, nella media OCSE il 68,4% degli insegnanti della scuola secondaria di primo grado si dichiara soddisfatto delle proprie condizioni di lavoro, mentre solo il 38,7% esprime soddisfazione per la remunerazione. In Italia, invece, il 66,7% dichiara di essere soddisfatto del proprio lavoro, mentre la quota di chi è soddisfatto dello stipendio scende al 22,6%.
Inoltre, in Italia tra il 2015 e il 2024 il numero di insegnanti nella scuola primaria è aumentato del 4% (contro una media nella zona Ocse del 13%). Il numero di alunni, invece, è diminuito dell’11% (nei Paesi Ocse la media è del 2%). Le previsioni indicano che tra il 2024 e il 2033 il numero di bambini tra i 5 e i 14 anni in Italia diminuirà del 18%. Il calo demografico potrebbe ridurre il fabbisogno di docenti, anche se il numero di insegnanti necessari dipende anche da altri fattori, tra cui l’organizzazione scolastica e il rapporto tra studenti e docenti.
Qual è l’età media degli insegnanti in Italia
Il rapporto dell’Ocse ha anche rivelato che in Italia gli insegnanti hanno un’età più alta rispetto ad altri lavoratori. In media nei Paesi presi in esame e dove i dati sono disponibili, il 25 % dei docenti della scuola secondaria ha almeno 55 anni, contro una percentuale del 19% degli occupati che hanno conseguito una laurea di secondo livello o superiore. Nella popolazione lavorativa generale, invece, la percentuale è del 21%.
Nel 2024 in Italia aveva almeno 55 anni il 36% degli insegnanti dell’istruzione secondaria: è stato registrato un calo rispetto al 46% del 2015. I lavoratori con una laurea di secondo livello o superiore a superare questa età sono il 23%, stessa percentuale della popolazione lavorativa italiana nel complesso.