Scuola e precari, arretrati per 50mila euro: chi ne ha diritto
Secondo Anief i precari della scuola hanno accumulato con lo Stato arretrati anche di "50mila euro": chi ne ha diritto e come fare per ottenerli
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Per i precari della scuola, gli anni di lavoro con contratto a tempo determinato potrebbero tradursi, in alcuni casi, in arretrati molto consistenti. Secondo il sindacato Anief, chi ha svolto supplenze per oltre 10 anni avrebbe diritto a un credito di "almeno 50mila euro".
Anief: "Arretrati per 50mila euro ai precari da oltre 10 anni"
"In Italia i precari storici del comparto pubblico, a partire da quelli della scuola, hanno un credito considerevole nei confronti del loro ‘datore di lavoro’, ovverosia lo Stato. A chi è stato supplente per oltre 10 anni, lo Stato ha infatti negato una cifra di almeno 50mila euro". A parlare è Marcello Pacifico, presidente nazionale di Anief.
All’avvio dell’anno scolastico, segnato da oltre 200mila supplenze annuali, Pacifico ha ricordato che "ai docenti supplenti mancano in busta paga gli aumenti legati alle fasce stipendiali, le ferie non godute a mai monetizzate, il risarcimento per abuso di contratti a termine, la Carta dei docenti, il salario accessorio, la Retribuzione professionale docente, mentre al personale Ata viene sottratto il Cia (Compenso individuale accessorio)".
Il presidente di Anief ha sottolineato che un precario storico, anche se nel frattempo è entrato di ruolo, "presentando alcuni ricorsi potrebbe ottenere quasi una seconda liquidazione. E recuperarla non è impossibile", ha concluso.
Chi ha diritto agli arretrati e a quanto ammontano
È bene specificare che i 50mila euro non rappresentano un importo fisso né un rimborso automatico spettante al personale scolastico con anni di precariato alle spalle. Si tratta di una stima elaborata da Anief per i casi più significativi, in cui si sommano diverse voci economiche non corrisposte nel corso degli anni.
I possibili arretrati derivano dalla differenza tra quanto percepito da lavoratore precario e quanto avrebbe potuto ottenere se fosse stato assunto a tempo indeterminato. Il possibile credito va quindi ricostruito caso per caso, mettendo a confronto i periodi di servizio, la tipologia e la durata dei contratti, gli stipendi effettivamente percepiti, le indennità eventualmente non corrisposte e i termini di prescrizione.
Tra le voci principali da verificare rientrano prima di tutto gli scatti di anzianità e gli aumenti stipendiali collegati al servizio prestato. La questione nasce dal fatto che il trattamento economico dei lavoratori a tempo determinato può non aver seguito integralmente quello riconosciuto al personale con posto fisso.
Ci sono poi le ferie non godute e mai monetizzate al termine delle supplenze brevi, e le indennità e le componenti accessorie della retribuzione, come la Retribuzione professionale docente per gli insegnanti e il Compenso individuale accessorio per il personale Ata.
Inoltre, diverse sentenze hanno riconosciuto agli insegnanti precari la possibilità di recuperare anche gli importi della Carta del docente, da cui fino a poco tempo fa erano esclusi professori e maestri con contratti a tempo determinato.
Un passaggio decisivo è arrivato con la sentenza 30779/2025 della Corte di Cassazione (sezione lavoro), che ha stabilito che l’ingresso in ruolo non cancella automaticamente gli eventuali danni subiti negli anni di precariato. Ciò significa che il lavoratore assunto a tempo indeterminato può comunque richiedere risarcimenti tramite ricorso.