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Scuola e socializzazione, l'allarme lanciato da Novara iStock

Scuola e socializzazione, l'allarme lanciato da Novara

Secondo il pedagogista, la scuola è un luogo di socializzazione spontanea in cui si svolgono esperienze che prima si facevano in cortile o in strada

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

È noto come il pedagogista Daniele Novara ritenga la scuola un luogo importantissimo per la crescita dei più giovani. In questo ambiente, al di là della formazione culturale, bambini e ragazzi fanno esperienze con i propri coetanei, costruiscono amicizie e collaborano tra loro tramite la socializzazione. In un post, lo specialista ha però lanciato un allarme.

Novara sulla scuola e la socializzazione

Su Facebook, Daniele Novara ha pubblicato un post in cui sottolinea come “la scuola sia prima di tutto un luogo di socializzazione spontanea“, spesso considerata erroneamente dagli adulti come un contesto artificiale.

“Per i bambini non è così – ha scritto il pedagogista – fino agli 11 anni si va a scuola soprattutto per incontrare gli amici. Una ricerca condotta su 2.500 alunni di quarta e quinta elementare lo ha mostrato chiaramente: solo una piccola percentuale si dichiarava annoiata all’idea di andare a scuola e per tre bambini su quattro il migliore amico o la migliore amica era un compagno di classe”.

Novara ha portato all’attenzione il fatto che “molte esperienze che un tempo si svolgevano nel cortile o per strada si sono spostate all’interno della scuola. I bambini fanno più fatica a ritrovarsi autonomamente, le case sono meno accessibili come luoghi di incontro e il gruppo dei pari, così come esisteva una volta, è quasi scomparso”.

Il nuovo contesto sociale fa sì che sulla scuola ricadano tensioni e dinamiche che prima stavano fuori.

L’allarme di Novara sulla scuola

Il problema, secondo Novara, è che bambini di 7 o 8 anni risultano spesso ancora molto dipendenti dagli adulti, anche per competenze di base, rispetto al passato.

“Parallelamente cresce uno stress legato alla continua spinta a ottenere risultati – ha aggiunto l’esperto – a sapere sempre di più, ad arrivare primi. Una pressione che non nasce dai bambini, ma dall’esterno, e che finisce per condizionare i loro comportamenti”.

In questo quadro, Novara ha segnalato che “fenomeni come il bullismo non possono essere letti come episodi isolati. Sono piuttosto il segnale di una difficoltà più ampia che riguarda la vita dei gruppi, le relazioni tra pari e il ruolo della scuola come principale spazio di convivenza quotidiana”.

Secondo il divulgatore serve “uno sguardo pedagogico capace di prevenire, intervenire in modo efficace e restituire ai bambini spazi di crescita autentica”.

Come imparano gli alunni in classe

Daniele Novara ha parlato più volte dell’importanza della socializzazione in classe. Al di là del modo per creare legami di amicizia, per il pedagogista gli studenti apprendono di più e meglio grazie a esperienze attive e di collaborazione con i docenti e i compagni.

Secondo il divulgatore, a scuola i giovani imparano dai compagni di classe perché “il gruppo crea un’osmosi nei processi di apprendimento, ossia si creano degli incastri, degli effetti domino estremamente importanti che rendono l’apprendimento un gioco di squadra tra gli alunni, dove l’insegnante ha un’azione propulsiva e di regia”.

Nel processo di socializzazione, gioca un ruolo anche l’insegnante che dovrebbe arrivare in classe “non con lo ‘spiegone’, la famigerata lezione frontale, ma con una situazione stimolo, che genera una domanda, una problematizzazione e quindi un lavoro di ricerca e di apprendimento”.